Le radici sacre del femminile - Per una più ampia storia della coscienza
Il culto delle antenate lega morte e rinascita: nelle tradizioni matriarcali, le donne custodiscono i riti, la memoria del clan e il potere sciamanico.
Capitolo 5
Religione e spiritualità
Al centro della religione e della spiritualità troviamo la venerazione della antenata (la madre del popolo) e di tutti gli altri antenati, associata alla credenza di una precisa rinascita: questa fede non è intesa in modo astratto ma è del tutto calata nella realtà, per esempio nell’idea secondo cui i bambini sono considerati le reincarnazioni degli antenati. La rigenerazione è competenza esclusiva del femminile e lo rende sacro. L’antenata primordiale è come la madre originaria, la prima Dea.
Peraltro, abbiamo sempre più prove che in Europa la pratica di seppellire e onorare i morti e gli antenati è rintracciabile già dal Paleolitico. Le divinità femminili sono sovrane della morte e della rinascita e sono connesse al potere delle forze profonde della terra ma anche del cosmo. Una figura divina per tutte, che incarni questo dominio, è la dea indiana Kali.
Questa sovranità della dea sulla morte, cioè la possibilità di collocarla in un continuum, sono elementi di grande importanza antropologica e filosofica: in quest’ottica infatti il trapasso non viene annullato in modo asettico ed esorcistico come nel presente, quando la morte viene isolata dalla vita con una meticolosa burocrazia. Al contrario le civiltà matriarcali includono la morte nella vita e colgono un processo rinnovativo in cui i morti (e non la morte in generale) si trasmutano nei vivi, in un certo senso, in quanto, se venerati e onorati quotidianamente, non solo in occasione delle loro esequie, possono rinascere nei bambini e ridiventare vivi. La reincarnazione è un concetto dominante e le donne sono figure chiave non solo e non tanto per la loro capacità di dare la vita quanto per il loro potere di far rinascere le antenate e gli antenati, trasformando la morte nuovamente in vita. Questo processo è favorito dai riti sciamanici come dalle consuetudini generali nei confronti dei defunti, ma anche la gravidanza e la nascita sono intese in questo senso trasmutativo.
Il sacerdozio
era femminile,
le donne erano
le sacerdotesse
della famiglia.
Inoltre è da rilevare come, nelle religioni matriarcali, le divinità non siano esseri astratti e superiori, separati dal regno umano, ma rappresentino poteri immanenti alla natura e agli esseri umani. Le società matrilineari sono sacre, nel senso che non fanno distinzione tra sacro e secolare: per loro infatti è sacra la terra intera, ogni gesto è una forma di rito.
La visione del mondo matriarcale non è dualistica e non differenzia i concetti teologici patriarcali di “bene” e di “male”. Al contrario si crede esista un equilibrio tra energie diverse, ma tra loro complementari, che rappresentano le due parti del mondo (Goettner-Abendroth).
Le credenze spirituali sono celebrate nel corso dell’anno nei Festival stagionali che hanno una cadenza ciclica e quelli misterici matriarcali sono dedicati alle diverse manifestazioni della Grande Dea. L’antenata originaria fondatrice del clan è venerata come una divinità cioè la Dea Madre, e ogni madre del clan è considerata la sua ultima incarnazione e detiene i poteri. Stessa cosa per la regina madre che rappresenta la Dea.
Sciamanesimo femminile
Il sacerdozio era femminile, le donne erano le sacerdotesse della famiglia. Lo sciamanesimo, che ha origine nel culto degli antenati, si sviluppò con ogni probabilità dalle donne e per lunghissimo tempo fu un fenomeno strettamente femminile e probabilmente collettivo come molte culture attuali ancora attestano, quali gli Araucani del Cile e molte popolazioni non cinesi in Cina e in Tibet.
Esse erano anche donne di medicina, guaritrici, oltre che veggenti e indovine.
Quanto allo sciamanesimo per fare un solo riferimento, anche contemporaneo, la Corea dispone di un esempio vivente del potere sciamanico femminile permanente in un moderno stato industriale, praticato per 5.000 anni e sopravvissuto a 1.600 anni di repressione e ostilità prima dai buddisti poi dai confuciani e dai neoconfuciani e infine dai missionari cristiani (Goettner-Abendroth).
Non solo, ma lo sciamanesimo coreano, come nell’antichità, è un fenomeno quasi esclusivamente femminile: statisticamente il 95 per cento degli sciamani che segue la tradizione estatica è costituito da donne.
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Gabriella Cinti, italianista, grecista, antropologa, poeta, scrittrice e saggista babi.cinti0@gmail.com. Pluripremiata in Premi nazionali e internazionali. Recensita in quotidiani e riviste e blog culturali. Ospite di vari Festival internazionali. Membro di giuria in Premi Letterari Internazionali. Tradotta in inglese, spagnolo, rumeno, polacco e greco moderno. Nata a Jesi (An), in arte Mystis.
- Poesia (Suite per la parola, Péquod 2008; Euridice è Orfeo, Achille e la Tartaruga 2016; Madre del respiro, Moretti e Vitali 2017; La lingua del sorriso: poema da viaggio, Prometheus 2020; Prima, Puntoacapo 2022, 2024)
- Saggi (Il canto di Saffo-Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci, Moretti e Vitali 2010; Il saggio-ebook, Emilio Villa e l’arte dell’uomo primordiale: estetica dell’origine, I Quaderni del Bardo 2019; All’origine del divenire. Il labirinto dei Labirinti di Emilio, Mimesis 2021).
- Il romanzo Polifema, Edizioni Progetto Cultura 2024.
Il saggio è ripreso qui per gentile disponibilità della rivista “Medicina e Cultura” (n.3 Settembre 2026, pagg. 99-106)