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Il Fondo è un magazine online, nato dall'esperienza del precedente blog diretto da Miro Renzaglia.
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Il Fondo è un magazine online, nato dall'esperienza del precedente blog diretto da Miro Renzaglia.
Il Fondo è tornato. Lo segnala quel piccolo ² che accompagna il nostro marchio e che qualcuno potrebbe scambiare per un'elevazione a potenza. Sarebbe un programma troppo ambizioso. Significa semplicemente che c'è stata una prima volta e che adesso ne stiamo vivendo una seconda. Tra le due è passato abbastanza tempo per imparare almeno a diffidare di alcune certezze che allora ci sembravano definitive.
Quanto al nome: per chi frequenta libri e archivi, un fondo è un insieme di carte che qualcuno ha ritenuto opportuno conservare. A noi interessa soprattutto la possibilità di tornarci sopra, magari per scoprire che un documento racconta una storia diversa da quella che gli avevamo attribuito. C'è poi il fondo sul quale presto o tardi si finisce quando si smette di galleggiare. Anche questa immagine ci appartiene. Restare in superficie è comodo, ma può portare a confondere con la profondità il semplice fatto di non vedere che cosa c'è sotto.
Il Fondo è un giornale di opinione. Ci tengo a precisarlo perché la parola «opinione» si è fatta una reputazione equivoca. Sembra autorizzare chiunque a sostenere qualsiasi cosa, purché vi aggiunga un «secondo me». Noi abbiamo qualche pretesa in più. Un'opinione può nascere da un'intuizione o una convinzione personale, perfino da un'antipatia. Quando diventa un articolo, però, deve accettare di essere messa alla prova. Quelli che chiamiamo fatti hanno questa sgradevole abitudine: continuano a resistere anche quando disturbano le nostre idee.
Ci occupiamo di politica, economia, geopolitica, filosofia, scienza, cultura, sport e letteratura. L'elenco potrebbe far pensare a un grande magazzino delle idee. Il rischio c'è, naturalmente. Ma le questioni che ci interessano attraversano spesso confini che le rubriche dei giornali tengono accuratamente separati. Una decisione economica modifica rapporti sociali, una controversia scientifica può diventare materia politica. E capita che un libro scritto molti anni fa ci racconti qualcosa del presente che la cronaca fatica a riconoscere. Vale la pena seguire questi collegamenti, anche a costo di uscire dal proprio reparto.
Abbiamo posizioni riconoscibili e nessun motivo di nasconderle. Sull'aggressione russa all'Ucraina, per esempio, il diritto di un paese a difendersi ci sembra un punto di partenza difficilmente negoziabile. Dell'Europa ci importa la possibilità che diventi un soggetto politico capace di decidere, sottraendosi al comodo vizio di attribuire sempre ad altri la responsabilità delle proprie insufficienze. In economia guardiamo anzitutto a chi sopporta il costo delle decisioni pubbliche. Sono orientamenti nostri, e non pretendiamo di farne un catechismo per chi scrive su queste pagine.
Le nostre firme hanno storie differenti. Alcune usano il proprio nome, altre uno pseudonimo. Le sensibilità non coincidono necessariamente, e sarebbe sorprendente il contrario. Un giornale in cui tutti arrivassero alle stesse conclusioni, possibilmente con le stesse parole, finirebbe per annoiare anche chi lo dirige. Preferisco correre il rischio di pubblicare un articolo con il quale sono in disaccordo, purché l'autore sappia sostenerne le ragioni. Del resto, non è detto che abbia torto lui.
Una parte importante del nostro lavoro riguarda i libri. Li consideriamo interlocutori, talvolta scomodi. Una recensione che si limiti a riassumere il contenuto di un volume può rendere un servizio al lettore, ma raramente apre una discussione. Di un'opera cerchiamo l'idea del mondo che l'attraversa, per capire dove quell'idea trovi la propria forza e in quali punti cominci a mostrare qualche crepa. Lo stesso atteggiamento proviamo a portarlo nelle altre pagine del giornale, comprese quelle dedicate alla cronaca. La notizia ci interessa soprattutto quando ci costringe a porre una domanda che sopravvive alla sua scadenza.
Il Fondo ha fatto anche l'esperienza dei social network. Ne conosciamo le opportunità, come pure il destino di molti contenuti affidati esclusivamente alla loro circolazione: un giorno sembrano occupare il mondo intero, quello successivo sono già scomparsi. Abbiamo scelto di tornare a una sede editoriale autonoma, ilfondo.org, anche per lasciare agli articoli una vita meno dipendente dalla velocità con cui si consuma l'attenzione. Qui possono essere ritrovati e discussi, fino a essere contraddetti. E corretti, quando occorre.
Non chiediamo ai lettori un'adesione preventiva. Ci preme che entrino nelle nostre pagine sapendo che troveranno opinioni delle quali gli autori si assumono la responsabilità. Potranno riconoscervisi, oppure avere voglia di contestarle. Se prima di chiudere la pagina avranno trovato almeno una ragione per continuare la discussione, ci basterà.
m.r.