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Le radici sacre del femminile - Per una più ampia storia della coscienza

Un viaggio in sei puntate alle origini della sacralità femminile, dal Paleolitico al culto della Grande Dea, per rileggere il ruolo delle donne nella storia della coscienza umana.

Le radici sacre del femminile - Per una più ampia storia della coscienza

Capitolo 1

Introduzione tematica
Presenza e sacralità femminile nella storia e nella preistoria

Quanto segue intende seminare spunti di riflessione - inevitabilmente circoscritti dato il contesto in cui andranno a collocarsi - su un tema fondamentale in una prospettiva antropologica di sempre maggiore evidenza e centralità. Si tratta di ridefinire la presenza della donna nella storia e nella Preistoria e soprattutto di evidenziare l’intrinseca sacralità a lei connessa. Il culto profondamente arcaico della Grande Dea o Grande Madre è stato ubiquo a livello planetario e sin da epoche remotissime: tra la fine del 900 e sino ad oggi si va sostanziando di continui studi e ricerche che ne certificano la presenza non solo nel passato ma anche nelle società matriarcali del mondo in epoche storiche più o meno attuali. La stessa antropologia culturale (o, più estesamente, umanologia) come disciplina viene rivisitata» - e in alcuni casi riscritta - da straordinarie studiose che, con serie documentazioni, ne cambiano la prospettiva. La donna come incarnazione del Sacro è quindi il tema dominante del mio contributo - pur nella inevitabile limitatezza del mio approccio - e parrebbe una sorta di rivoluzione copernicana che la eleva a principio centrale del mondo.

Le indagini e i ritrovamenti più recenti (anche per le più innovative tecniche di datazione radiometrica all’uranio-torio e con la termoluminescenza) in campo paleo-archeologico stanno attestando progressivamente un profilo identitario del femminile sfaccettato e dotato di valori simbolici già a partire dal Paleolitico medio e superiore tra 300.000 e 40.000 BP (BEFORE PRESENT abbreviato «BP» in maiuscolo, più attuale rispetto all’«avanti Cristo», che risulta anche connotato ideologicamente). Grazie ad approcci multidisciplinari espansi di paletnologia, archeo-mitologia, etnologia, archeo-genetica, antropologia molecolare, archeologia cognitiva, sociologia, ecc, lo sforzo congiunto di queste scienze produrrà risultati e identikit sempre più attendibili. Gli studi di etnologia e di sociologia, per esempio, stanno ricostruendo quei meccanismi sociali che potrebbero anche risalire ai Cro-Magnon.

Il culto della
Grande Madre
è stato ubiquo
a livello planetario
e sin da epoche
remotissime.

Ruoli e competenze di vasta portata, pratiche della contemplazione e della trascendenza che hanno visto e vedono le donne pienamente protagoniste nella vita sociale dei clan con posizioni di rilievo come sciamane, curandere, governatrici e regine, artiste, cacciatrici, esperte di erbe, donne dell’incanto e altro. In una complessiva rivalutazione delle capacità cognitive dell’Homo di Neanderthal (e di altre specie nettamente distinte dai Sapiens da cui proveniamo), gli esemplari femminili avrebbero rivestito una funzione sociale basilare ben oltre la cura post-procreativa dei piccoli, concorrendo alla resistenza di una specie sopravvissuta a tre glaciazioni. Numerose acquisizioni si stanno ascrivendo ai Neanderthal e anche alle donne Neanderthal, come quella di intagliare bifacciali di fattura accurata, tanto da considerarli elementi simbolici e sacri, deponendoli in sepolture che risalgono a 400.000 anni fa. Da diverse ricerche sono emersi dati sulla loro struttura fisica che attribuiscono al femminile una particolare robustezza, e una grande capacità muscolare, una particolare capacità manipolativa delle pelli, conciate addirittura con quella «terza mano» rappresentata dai denti.

Le donne pare abbiano dato il loro contributo decisivo anche alle tecniche di caccia, abbiano esercitato da sempre la cura dei più deboli, e abbiano partecipato fattivamente ai primi culti funerari evidenziati dalle sepolture contenenti ornamenti: tutte queste pratiche, unitamente a un primitivo quanto sapiente controllo della natalità (evitando gravidanze ravvicinate grazie al prolungamento dell’allattamento) depongono a favore di un ruolo fondamentale del femminile a livello evolutivo. Vi aggiungerei la abbondante dotazione biologica dell’ossitocina che di per sé predispone alla cura e all’empatia. Se a questi elementi colleghiamo la collaborazione paritaria nelle prime rappresentazioni artistiche e decorative, vediamo come il femminile si sia associato alla dimensione del sacro sin dall’origine, anche in ragione del suo contatto biologico con i cicli della vita e i ritmi della natura. Il fatto che il sacro sia rinvenibile in tutte le culture, come incisivamente affermano Jane Baring e Jules Cashford, «suggerisce che il sacro non sia una tappa nella storia della consapevolezza ma un elemento della struttura della coscienza. Il sacro è parte del carattere della specie umana».

(1/ continua)


Gabriella Cinti, italianista, grecista, antropologa, poeta, scrittrice e saggista babi.cinti0@gmail.com. Pluripremiata in Premi nazionali e internazionali. Recensita in quotidiani e riviste e blog culturali. Ospite di vari Festival internazionali. Membro di giuria in Premi Letterari Internazionali. Tradotta in inglese, spagnolo, rumeno, polacco e greco moderno. Nata a Jesi (An), in arte Mystis.

  • Poesia (Suite per la parola, Péquod 2008; Euridice è Orfeo, Achille e la Tartaruga 2016; Madre del respiro, Moretti e Vitali 2017; La lingua del sorriso: poema da viaggio, Prometheus 2020; Prima, Puntoacapo 2022, 2024)
  • Saggi (Il canto di Saffo-Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci, Moretti e Vitali 2010; Il saggio-ebook, Emilio Villa e l’arte dell’uomo primordiale: estetica dell’origine, I Quaderni del Bardo 2019; All’origine del divenire. Il labirinto dei Labirinti di Emilio, Mimesis 2021).
  • Il romanzo Polifema, Edizioni Progetto Cultura 2024.

Il saggio è ripreso qui per gentile disponibilità della rivista “Medicina e Cultura” (n.3 Settembre 2026, pagg. 99-106)