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Le radici sacre del femminile - Per una più ampia storia della coscienza

Nelle società matriarcali la cura dei figli è condivisa, le donne custodiscono saperi e arti, mentre matrimonio e paternità assumono forme diverse da quelle patriarcali.

Le radici sacre del femminile - Per una più ampia storia della coscienza

Capitolo 6

Maternità e generatività femminile

Nelle società matriarcali il festival della iniziazione delle ragazze è la festa più importante. Nel corso del festival le donne si trasmettono la conoscenza dei loro poteri generativi e del modo in cui controllarli. Tali poteri sono onorati anche durante la vita quotidiana. Il simbolismo femminile compare ovunque nell’arte tradizionale: la casa diventa un luogo sacro attraverso l’uso di simboli magici. Il simbolo centrale è l’utero della madre, il focolare infatti è un luogo sacro: vicino al suo fuoco si venerano gli antenati.

Nelle società matriarcali inoltre il ruolo materno è condiviso da tutte le sorelle cosicché i bambini vengano sempre protetti, compito molto più difficile all’interno di una cura parentale individuale che è vincolata da intrinseci limiti.

Come nelle culture Irochesi del Nord America (ma anche in molte altre, beninteso), secondo quanto afferma in modo assai incisivo Abendroth: «le società matriarcali non sono votate alla venerazione della maternità. Dietro questo stereotipo delle società patriarcali si nasconde una concezione della donna ridotta alla pura funzione procreativa, spesso contro la sua volontà e indipendentemente dalle sue capacità».

Anche al matrimonio non viene data molta importanza, quando non costituisca nemmeno una istituzione legale e un eventuale divorzio accade senza alcuna formalità per il femminile e soprattutto senza le conseguenze che si verificano nelle società patriarcali, dove le donne non hanno indipendenza economica e ne pagano un prezzo altissimo, spesso intollerabile.

Per contro, alla sessualità in generale e chiaramente anche del femminile, viene attribuita molta importanza per il benessere individuale e sociale e rappresenta una garanzia di pace, di cultura e di felicità. L’atteggiamento verso il sesso era di conseguenza molto libero e senza falsi pudori (come per esempio tra gli Hopimesoamericani e le società Tuareg e berbere).

Nel complesso le donne matriarcali sono le custodi della cultura, poiché conservano e tutelano rigorosamente la loro lingua e la loro scrittura o codice comunicativo (infatti le società matriarcali hanno sviluppato diversi tipi di scrittura, tutti molto antichi). Ma possiamo parlare di un monopolio più vasto del sapere perché il suo fulcro, ossia i miti, le leggende, la storia delle tribù, le genealogie, la conoscenza della flora e della fauna, vengono tramandati oralmente. Si tratta di un patrimonio considerato troppo sacro per essere messo per iscritto (Goettner-Abendroth).

Inoltre coltivano la musica e la poesia (tra le donne Tuareg queste arti sono loro preciso appannaggio), la magia e le tradizioni religiose. Nondimeno tramandano anche antiche tecniche artistiche relative alla tessitura e alla ceramica (praticate, ad esempio, dalle donne berbere come rituali ciclici carichi di simbolismo) e alla lavorazione delle stoffe e delle pelli che risalgono alla notte dei tempi ma vengono protratte dal femminile di generazione in generazione.

Paternità e matrimonio. La poliandria

La credenza matriarcale nella rinascita spiega il disinteresse di queste culture per la paternità biologica, qualora ne siano a conoscenza. Si pensa che i bambini non nascano dagli uomini ma ritornino in vita dal mondo degli antenati. Anche quando la paternità è riconosciuta, non gioca una posizione particolarmente significativa nella società. Il riconoscimento implica semplicemente che il padre matriarcale si prenda affettuosamente cura dei bambini della moglie e che la aiuti a crescerli.

In molte etnie vige il cosiddetto «matrimonio di visita» cioè l’incontro amoroso notturno tra due sposi o fidanzati in uno spazio apposito all’interno del clan: vi si celebrano l’amore e l’eros, in un clima di monogamia in qualche modo «a tempo», nel senso che si tratta comunque di un’unione stabile che può durare anche molto a lungo ma non comporta la convivenza: infatti all’alba poi l’uomo fa ritorno nel suo clan femminile matriarcale. (In proporzione con le società tecnologiche, i divorzi sono molto meno).

Di rilievo è la figura dello zio materno che è il fratello della madre, e il parente maschio più stretto della sorella e svolge il ruolo di «padre sociale» per le nipoti e i nipoti.

Molto diffusa è la poliandria, cioè la vita coniugale di una donna con più mariti. Nelle società matriarcali si riscontra solo come poliandria fraterna, il che significa che una donna è sposata a un gruppo di fratelli. Questo tipo di partenariato risponde a dei precisi principi economico-ecologici: impedisce la frammentazione della proprietà e degli armenti e risulta efficace come metodo di controllo delle nascite.

La coppia originaria femmina-maschio è perciò quella formata da sorella e fratello.

In sintesi

Alla fine quindi di questa sintetica ricognizione, emerge in modo palese che ci troviamo di fronte a un archetipo di preminenza femminile e di equilibrata, serena convivenza con il maschile, diffuso in tutto il globo. Dominante sostanzialmente a partire dal Paleolitico superiore e stabile in modo incisivo fino a metà del Neolitico, offuscato e combattuto, si conservò per molti millenni in tracce carsiche ma evidenti, soprattutto nelle civiltà megalitiche. Si presenta come un modello di comunità armonica e pacifica che dovrebbe far riflettere come orizzonte cui guardare proprio perché le epoche passate e presenti sono state e continuano a essere più che mai funestate a livello mondiale da una continua violenza perpetuata dal maschile e da uomini di potere. Anche nel presente le guerre sono appannaggio degli uomini: il dato è tragicamente evidente. La brutalità dei conflitti non di meno insanguina sempre più anche il rapporto uomo-donna nella sfera familiare e nel sociale, dati i continui femminicidi che le cronache annoverano.

Pertanto la tracciatura delle civiltà matriarcali e matrilineari - esistite nelle età storiche e molte delle quali ancora resistenti in epoche recenti e contemporanee - rafforza questa idea della necessità di ispirarci a tale modello che pur ci sembra utopico ma che appare l’unica prospettiva di riferimento per una salvezza antropologica, politica, sociale per il nostro tormentato pianeta.

(6 / Fine)


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CAPITOLI PRECEDENTI

Le radici sacre del femminile /1: | Il Fondo
Un viaggio in sei puntate alle origini della sacralità femminile, dal Paleolitico al culto della Grande Dea, per rileggere il ruolo delle donne nella storia della coscienza umana.
Simbologia del femminile delle origini | Il Fondo
Dalle statuine neolitiche alle mani negative, dalle vulve simboliche alle società matrilineari: il femminile delle origini emerge come presenza sacra, rituale e sociale.
Le Veneri del Paleolitico e del Neolitico: | Il Fondo
Dalle Veneri paleolitiche alle statuette neolitiche, un viaggio alle origini del sacro femminile tra fertilità, cicli lunari, natura e prime forme del pensiero simbolico.
La Grande Dea e le culture matriarcali: | Il Fondo
Dalle figure della Grande Dea ai simboli dell’acqua, Gabriella Cinti esplora le tracce del sacro femminile e le testimonianze di società matrilineari in diverse regioni del mondo.
Religione e spiritualità nel sacro femminile: | Il Fondo
Il culto delle antenate lega morte e rinascita: nelle tradizioni matriarcali, le donne custodiscono i riti, la memoria del clan e il potere sciamanico.

Gabriella Cinti, italianista, grecista, antropologa, poeta, scrittrice e saggista, babi.cinti0@gmail.com. Pluripremiata in Premi nazionali e internazionali. Recensita in quotidiani e riviste e blog culturali. Ospite di vari Festival internazionali. Membro di giuria in Premi Letterari Internazionali. Tradotta in inglese, spagnolo, rumeno, polacco e greco moderno. Nata a Jesi (An), in arte Mystis.

  • Poesia (Suite per la parola, Péquod 2008; Euridice è Orfeo, Achille e la Tartaruga 2016; Madre del respiro, Moretti e Vitali 2017; La lingua del sorriso: poema da viaggio, Prometheus 2020; Prima, Puntoacapo 2022, 2024)
  • Saggi (Il canto di Saffo-Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci, Moretti e Vitali 2010; Il saggio-ebook, Emilio Villa e l’arte dell’uomo primordiale: estetica dell’origine, I Quaderni del Bardo 2019; All’origine del divenire. Il labirinto dei Labirinti di Emilio, Mimesis 2021).
  • Il romanzo Polifema, Edizioni Progetto Cultura 2024.

Il saggio è ripreso qui per gentile disponibilità della rivista “Medicina e Cultura” (n.3 Settembre 2026, pagg. 99-106)