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Lo stipendio resta fermo, il mese costa di più - Istat, inflazione di settembre al 4,2%

L’inflazione accelera e restringe il margine delle famiglie. Fra aumenti salariali, rivalutazioni e aiuti, il conto decisivo è quanto resta dopo aver pagato le spese necessarie.

Lo stipendio resta fermo, il mese costa di più - Istat, inflazione di settembre al 4,2%

La stima preliminare dell'Istat porta l'inflazione al 4,2% annuo a settembre, dal 3,3% di agosto. Nello stesso mese i prezzi sono saliti dello 0,7% rispetto ad agosto. Il rincaro riguarda anche il resto dell'area euro, dove l'inflazione annua è passata dal 2,9% di luglio al 3,2% di agosto. L'obiettivo del 2% della Banca centrale europea riguarda l'intera area nel medio periodo e si misura sull'indice armonizzato: per l'Italia quell'indice segna a settembre il 4,1%. Per sostenere la stessa spesa occorrono più soldi, mentre le scadenze arrivano puntuali. Chi aspetta un aumento deve intanto trovare la differenza: al supermercato i prezzi sono già quelli nuovi, la retribuzione è ancora quella di prima.

La spinta principale viene dall'energia, i cui prezzi segnano un aumento del 22,3% rispetto a settembre 2025. Le singole bollette seguono contratti e consumi diversi. Il costo dell'energia, però, può presentarsi alla famiglia più volte: nella fornitura domestica, nel prezzo del pane se aumenta la spesa del forno, nella consegna se rincara il trasporto. Ogni impresa decide quanto assorbire nei propri margini e quanto trasferire sui clienti. Il consumatore finale ha poche possibilità di passare il conto a qualcun altro.

Prendiamo una famiglia con duemila euro mensili disponibili. Se le sue spese necessarie passassero da 1.500 a 1.560 euro, la somma restante scenderebbe da 500 a 440 euro: il 12% in meno. È un esempio illustrativo: un aumento relativamente contenuto delle uscite obbligate può ridurre molto la parte libera del reddito. Il libro e la cena fuori si pagano con quello che resta.

Con sessanta euro
in più di spese
necessarie, il margine
disponibile può
ridursi del 12%.

Chi destina quasi tutto il reddito ad alimentazione, casa e trasporti dispone di pochi margini per cambiare acquisti. Invitarlo a spendere con attenzione presuppone che abbia ancora qualcosa di superfluo da eliminare. Spesso la ricerca delle offerte e le rinunce precedono l'ultimo rincaro. A quel punto risparmiare può significare scaldare meno una stanza o rinviare una spesa necessaria.

Gli stipendi possono aumentare. Bisogna vedere di quanto e da quando. Se, per ipotesi, il rincaro delle spese precede di sei mesi l'adeguamento della paga, quei sei mesi li finanzia il lavoratore. Eventuali arretrati andranno confrontati con il costo sostenuto nell'attesa. Anche dopo il rinnovo, un aumento nominale può lasciare il potere d'acquisto sotto il livello precedente. Il cedolino misura gli euro incassati; il potere d'acquisto si misura sui prezzi di quel mese.

Per i pensionati la rivalutazione offre una protezione, ma il 4,2% di settembre non è una promessa di altrettanto nell'assegno di gennaio: conta la media annua utilizzata per l'adeguamento. Prima di mettere un aumento a bilancio occorre conoscerne l'importo effettivo. Il diritto alla rivalutazione e la disponibilità dei soldi hanno calendari diversi. Nel frattempo la pensione già percepita deve coprire i prezzi nuovi, e il costo dell'attesa resta a carico del pensionato.

Se il rincaro delle
spese precede di
sei mesi l'adeguamento
della paga,
quei sei mesi li
finanzia il lavoratore.

Bonus, sconti e riduzioni temporanee possono aiutare. Contano il risparmio effettivo, i destinatari e la durata. Un beneficio di cento euro conserva la sua utilità; se nello stesso periodo altre uscite crescono di trecento, il bilancio peggiora comunque di duecento. Si può quindi ricevere un aiuto e disporre di meno margine di prima. Chi concede il beneficio contabilizza cento euro di sostegno; chi lo riceve deve trovare i duecento che ancora mancano.

Anche un futuro rallentamento dell'inflazione andrà letto correttamente. Prezzi che crescono più piano continuano a crescere; quelli già aumentati non tornano per questo al livello precedente. Il recupero comincia quando il reddito permette di ricostituire un margine, senza dover coprire le uscite ordinarie prelevando dal conto.


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