LIBRO BIANCO SUL CREDITO DELLE MICRO PICCOLE IMPRESE (mPI) - AA.VV. a cura di Paola Paoloni

Il credito alle micro e piccole imprese si restringe mentre le banche diventano più grandi e standardizzate. Il Libro bianco mostra perché finanziare i piccoli costa di più e come anche le garanzie pubbliche possano favorire chi è già bancabile.

LIBRO BIANCO SUL CREDITO DELLE MICRO PICCOLE IMPRESE (mPI) - AA.VV. a cura di Paola Paoloni

Secondo il Libro bianco sul credito alle micro piccole imprese, curato da Paola Paoloni, dal 2011 i prestiti alle imprese con meno di venti addetti si sono ridotti di oltre un terzo. Non significa che ogni piccolo imprenditore si veda rifiutare il credito, ma che una parte decisiva del sistema produttivo italiano ne dispone di meno mentre dovrebbe investire, innovare e sostenere costi crescenti. Nella contrazione pesano crisi finanziarie, regole prudenziali, tassi, qualità dei bilanci, domanda di credito, fusioni bancarie e trasformazione tecnologica. C'è però un meccanismo che attraversa quasi tutti questi fattori: prestare poco può costare molto.

Per concedere un finanziamento la banca deve raccogliere documenti, valutare il rischio, rispettare gli obblighi normativi, deliberare e poi controllare la posizione. Una parte di questi costi esiste sia che il cliente chieda 50 mila euro sia che ne chieda cinque milioni. Dieci prestiti da 100 mila euro richiedono dieci istruttorie e dieci rapporti da seguire; un solo finanziamento da un milione richiede una pratica. A parità di denaro prestato, la frammentazione costa. Il primo svantaggio della piccola impresa nasce quindi dal peso relativo della pratica bancaria rispetto alla somma richiesta. Non dice ancora nulla sulla qualità dell'impresa o sulla sua capacità di restituire il prestito: dice soltanto che servire molti piccoli debitori può essere meno conveniente che impiegare la stessa quantità di capitale su pochi clienti maggiori.

Dal 2011 i prestiti
alle imprese con meno
di venti addetti si sono
ridotti di oltre un terzo

Per molto tempo una parte di questo costo è stata assorbita dalla banca territoriale. La filiale conosceva l'imprenditore, vedeva l'azienda, ne seguiva i clienti e disponeva di informazioni che non entravano nei bilanci. Quel modello era costoso e non va idealizzato, ma aveva un valore economico preciso. Nel frattempo il sistema è cambiato: fusioni e acquisizioni hanno aumentato la concentrazione, molte decisioni sono state centralizzate e gli sportelli sono scesi da oltre 34 mila nel 2008 a meno di 20 mila nel 2023. Meno presenza territoriale significa meno occasioni per produrre proprio quella conoscenza qualitativa che conta di più quando l'impresa è piccola.

Al suo posto sono cresciuti rating, scoring e procedure automatizzate. Non sono il problema in sé: riducono i costi, accelerano le istruttorie e permettono di elaborare quantità di dati che nessun direttore di filiale potrebbe gestire. Il limite nasce da ciò che riescono a misurare. Una grande impresa produce bilanci articolati, serie storiche e flussi facilmente confrontabili; una microimpresa concentra spesso decisioni e competenze nell'imprenditore e offre meno informazioni standardizzate. Il rating vede bene ciò che è misurabile e molto meno ciò che richiede conoscenza diretta. Così un'azienda sana può risultare non tanto rischiosa quanto difficile da classificare.

È qui che la concentrazione bancaria entra nella questione. Che abbia causato da sola la caduta del credito non risulta: il Libro bianco non lo dimostra e altri fattori hanno inciso in modo rilevante. Una banca più grande, più centralizzata e più orientata alle economie di scala ha però maggiore convenienza a standardizzare le decisioni e a ridurre il costo unitario delle pratiche. La concentrazione non crea la diseconomia della piccola impresa, ma può amplificarla. Non serve immaginare una strategia contro i piccoli: basta che un finanziamento modesto richieda un lavoro sproporzionato rispetto al capitale impiegato, mentre un cliente maggiore consenta di concentrare risorse e procedure su operazioni più consistenti.

Il paradosso: l'80,3 per cento
delle garanzie statali è andato
a imprese considerate
già bancabili

Il Fondo Centrale di Garanzia dovrebbe correggere questo squilibrio. Il Libro bianco segnala però che nel 2022 l'80,3 per cento delle garanzie è andato a imprese considerate già bancabili, cioè a soggetti che con maggiore probabilità avrebbero ottenuto comunque credito. Il paradosso è coerente con il resto: la garanzia pubblica riduce il rischio della banca, ma non elimina il costo necessario per valutare un'impresa piccola e poco standardizzata. Se la prima selezione resta alla banca, lo Stato può finire per accompagnarne le preferenze invece di modificarle. I Confidi possono attenuare questa distorsione perché aggiungono alla garanzia una conoscenza diretta dell'impresa e del territorio. La misura del successo non è allora quanti miliardi vengono garantiti, ma quanti prestiti nascono perché la garanzia trasforma un probabile no in un sì economicamente sostenibile.

La contraddizione va oltre il credito. L'Italia continua ad avere un sistema produttivo composto in larga parte da micro e piccole imprese, mentre il sistema finanziario diventa più efficiente quanto più può operare su larga scala, con procedure uniformi e clienti facilmente leggibili. Non significa che piccolo sia sempre meglio di grande. Significa che un sistema produttivo frammentato e un sistema finanziario sempre più concentrato rischiano di diventare meno compatibili. Il pericolo è che il credito venga assegnato non in base alla sola capacità dell'impresa di restituirlo, ma anche in base al costo necessario per accertarla. A quel punto la banca non premia solo l'affidabilità: premia la leggibilità. E il problema potrebbe non essere soltanto che le imprese italiane sono troppo piccole per competere. Potrebbe essere che siano diventate troppo piccole perché convenga conoscerle.

– Saldo Primario

Scheda libro


Titolo: Libro bianco sul credito alle micro piccole imprese (mPI)
A cura di: Paola Paoloni
Con la collaborazione di: Andrea Bianchi, Pierpaolo Ciuoffo, Sergio Gatti, Danilo Maiocchi, Roberto Nicastro, Francesco Salemi
Tipologia: Dossier tecnico
Pubblicazione: Innexta
Anno: Giugno 2026
Pagine: 93
Formato: PDF, lettura gratuita online
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