LO STATO PONTIFICIO - le poesie di Ivan Pozzoni

Stefano Maldini legge Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni come un libro attraversato da due tradizioni: l’avanguardia militante e la parodia carnevalesca. Ne riconosce forza tecnica e necessità interiore, interrogandosi però sui rischi degli attacchi personali.

LO STATO PONTIFICIO - le poesie di Ivan Pozzoni

La lettura del libro di Ivan Pozzoni mi ha provocato una serie di sensazioni contrastanti. Innanzitutto mi ha confermato che, al di là della dissonanza che costruisce, ha una musica interiore e “sotterranea” per cui alcuni suoi versi, o a volte anche solo parti di verso, io li sento cantati e trasformati in rap già sulla pagina: una pronuncia molto contemporanea e a volte persino “ipnotica”.

Poi, più della volta scorsa con Kolektivne NSEAE, mi sono reso conto di quanto nel suo attacco all’ordine costituito e al sistema, di cui vuole fare tabula rasa, Pozzoni faccia in realtà riferimento a due esperienze che hanno tradizioni ben radicate: quella delle avanguardie militanti e belliciste come il futurismo (mescolando il lato più programmatico alla Marinetti con la verve più divertita di un Palazzeschi) e quella della comicità, della parodia dissacrante e del carnevale, alla Rustico di Filippo o Cecco Angiolieri; ma si potrebbero aggiungere molti altri riferimenti, persino a classici come Catullo in alcuni loro aspetti più aspri. Insomma, Ivan Pozzoni compie una distruzione della tradizione ufficiale che ha una sua profonda tradizione.

Pozzoni fa riferimento
a due tradizioni
ben radicate: quella
delle avanguardie militanti
e quella dissacrante del carnevale.

Sono dunque chiare sia la sua consapevolezza (io non ho una conoscenza teorica comparabile alla sua) sia la sua qualità tecnica, che insieme alla profonda necessità interiore costruiscono la poesia: una necessità che lo porta ad attacchi anche diretti e personali che io, pur consapevole delle dinamiche del potere, sento invece lontani da me.

Mi rendo conto che solo Pozzoni è in grado di fare i conti con le sue necessità, come ogni poeta e come ogni essere umano, e non voglio giudicare le sue scelte; però alcune le avverto insidiose non tanto perché possano essere controproducenti (il “suicidio” editoriale di cui parla), quanto perché mi appare evidente che sono la conseguenza di sentimenti che lo abitano in maniera così intensa (mi sembrano infatti molto più autentici di un semplice gioco letterario): può darsi che questo tipo di scrittura sia la sua modalità per esprimerli, anche per liberarsene.

Non sto dicendo che non sarebbe bello che ci fosse più giustizia e un riconoscimento adeguato ai valori autentici nel mondo editoriale italiano; ci mancherebbe, e mi fa piacere che Pozzoni abbia trovato spazio e riconoscimento in tanti altri contesti. Non voglio neanche fare l’elogio del vivere appartato. Sentirei la sua poesia ancora più potente se colpisse soprattutto il comportamento, perché vorrebbe dire colpirlo anche potenzialmente in noi: il potere, secondo me, è veramente pericoloso per chiunque, perché attira e poi si insinua cambiandoci senza che ce ne rendiamo spesso davvero conto. Può darsi che io difetti di pragmatismo e pecchi di ingenuità, che la sua sia anche una rabbia, per così dire, santa, che dunque il mio punto di vista vada fuori bersaglio, ma ho cercato con queste mie parole di provare a leggerlo con tutta l’onestà e la sincerità che mi sono possibili.

– Stefano Maldini

Scheda libro

Titolo: Lo Stato Pontificio
Autore: Ivan Pozzoni
Editore: Edizioni Divinafollia
Collana: Tardomoderna
Anno: 2026
Pagine: 58
Prezzo: € 12
ISBN: 979-12-82489-03-4
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Stefano Maldini (Cesena, 1972) è un poeta, scrittore, docente e divulgatore culturale italiano. Figura di rilievo nel panorama intellettuale romagnolo, ha saputo coniugare nel corso degli anni la ricerca lirica e narrativa con un costante impegno nella didattica, nell’editoria e nella divulgazione letteraria. Nei primi anni Duemila ha affiancato all’attività didattica una prolifica collaborazione editoriale nel settore pubblicistico e turistico-territoriale. Il suo esordio in versi è avvenuto nel 2005 con la raccolta Luce instancabile (Raffaelli Editore). A questa hanno fatto seguito le sillogi La festa di un giorno normale (Raffaelli Editore, 2012) e Deserto bianco (Raffaelli Editore, 2020), opere che ne hanno consolidato la voce poetica, rigorosa ed essenziale. Parallelamente alla produzione poetica, Maldini si è dedicato alla narrativa dando alle stampe il romanzo Bum, morto!. Insieme a Federico Marchese ha ideato il progetto artistico Padretempo e lo spettacolo Foglie di luce dal mare, rappresentato in molteplici contesti teatrali e culturali. Completa il suo percorso la costante presenza sui media locali, tra cui l’emittente Teleromagna, con la partecipazione a format dedicati alla memoria storica, alla letteratura e alla tradizione poetica della Romagna.