POCHI DUBLINANTI, MOLTO RUMORE
Sette dublinanti trasferiti, 652 possibili e oltre 127 mila migranti già accolti. Dietro l'allarme sui rientri in Italia ci sono numeri modesti, propaganda politica e un Patto europeo che lascia ai Paesi di frontiera il peso della geografia.
I dublinanti stanno invadendo l'Italia. Almeno questa è l'impressione prodotta dai titoli degli ultimi giorni. Il conteggio pubblico dell'invasione si ferma, per ora, a sette persone: quattro trasferite dall'Austria, tre dalla Germania. La Sveziadichiara di averne già trasferiti altri, senza dire quanti. Finlandia e Svizzera preparano le pratiche. Berna ha calcolato 652 casi potenzialmente trasferibili. Ecco la temuta offensiva del Nord Europa.
Al 15 agosto 2026 nelle strutture italiane erano accolte 127.543 persone, secondo il Ministero dell'Interno. Dall'inizio dell'anno ne erano sbarcate 17.495. Se i 652 casi indicati da Berna arrivassero tutti domani mattina, peserebbero per circa lo 0,5 per cento delle presenze attuali. Un aggravio da gestire, certo. L'apocalisse può attendere.
La parola "dublinante" fa il resto del lavoro. Suona come una nuova categoria umana, più insidiosa delle precedenti. Indica invece un richiedente asilo registrato in un Paese europeo e poi spostato in un altro: le regole consentono di rimandarlo allo Stato responsabile della domanda. Un trasferimento amministrativo interno all'Europa. Nei titoli diventa un rimpatrio, un'espulsione, un'ondata di ritorno.
Dicasi "dublinante"
il richiedente asilo
registrato in un Paese europeo
e poi spostato in un altro
Nel 2025 gli Stati europei hanno presentato 111.708 richieste di trasferimento. Quelle eseguite sono state 16.620. Una pratica può scadere, essere respinta, fermarsi davanti a un ricorso. Il dato delle domande misura il lavoro delle cancellerie; quello dei trasferimenti misura le persone che cambiano davvero Paese.I dati Eurostat raccontano una macchina che produce molta carta e pochi spostamenti. Confondere i due numeri serve a questo: trasformare decine di migliaia di fascicoli in altrettanti migranti già seduti su un treno per l'Italia.
Dal dicembre 2022 l’Italia aveva sospeso unilateralmente i trasferimenti in entrata, sostenendo che il sistema d’accoglienza fosse saturo. Con l’applicazione del nuovo Patto europeo, i Paesi del Nord hanno ricominciato a muoversi: il clamore di agosto nasce anche dalla riapertura di una procedura rimasta congelata per quasi quattro anni.
I dati Eurostat raccontano
una macchina che
produce molta carta
e pochi spostamenti
Il rumore nasce dalla direzione del viaggio. Il governo di Giorgia Meloni ha costruito la propria comunicazione su blocchi e rimpatri: ora sono altri governi a spedire migranti verso Roma. I Paesi del Nord, a loro volta, presentano ogni trasferimento come prova di fermezza. Il danno politico per Roma supera il peso reale degli arrivi. La cronaca conta le capitali, non le persone: cinque bandiere fanno più impressione di sette passeggeri.
L'opposizione parla di boomerang. Sarebbe una rappresaglia europea, la risposta allo scontro con la Spagna sui migranti di Ceuta. La ricostruzione non regge. Madrid non si è associata alle iniziative di Germania, Austria, Svizzera, Svezia e Finlandia: ha dichiarato di preferire i meccanismi di solidarietà del Patto europeo. E i Paesi del Nord chiedevano da anni la ripresa dei trasferimenti che Roma aveva sospeso nel 2022. Dove sarebbe la rappresaglia? Il governo italiano un problema politico con i dublinanti ce l'ha davvero. Non gliel'ha regalato Madrid.
Il Patto europeo ha cambiato il significato della parola solidarietà. Un governo può evitare di accogliere migranti versando denaro o fornendo mezzi al Paese di frontiera. All'Italia arrivano aiuti, non persone in meno. La solidarietà compensa la geografia invece di correggerla: il Mediterraneo resta il luogo degli arrivi, l'Italia il Paese che ne gestisce le conseguenze. La svolta celebrata dal governo è un assegno.
L'opposizione parla di boomerang.
Non regge. Madrid non si è associata
alle iniziative di Germania, Austria,
Svizzera, Svezia e Finlandia.
Anche l'arretrato evocato in questi giorni è propaganda. Molte pratiche sono scadute, molti trasferimenti non avverranno mai. Nel 2018 tornarono in Italia 6.468 dublinanti e il sistema non collassò. Se i rientri risalissero a qualche migliaio l'anno servirebbero risorse e posti: un problema di gestione. Non un'emergenza nazionale.
Restano i numeri che nessuno pubblica: trasferimenti richiesti, accettati, eseguiti, decaduti. Resta il testo dell'accordo raggiunto con Berlino nel dicembre 2025, che Germania e Italia interpretano in modo opposto e che nessuno dei due ha mostrato. Non chiedete a nessuno di calcolare la dimensione dei trasferimenti futuri: finché quelle carte restano chiuse, ogni cifra che vi mettono davanti è una scelta politica, non una misura. L'unica invasione documentata resta quella di sette persone.
– Aristea