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Un figlio costa 162 mila euro - Denatalità

Crescere un figlio in Italia fino ai diciotto anni costa in media 162.000 euro. Dal 2022 la spesa è salita del 16%, le retribuzioni del 12%. L'Assegno unico, nel 2026, dell'1,4%.

Un figlio costa 162 mila euro - Denatalità

Secondo i calcoli di Moneyfarm, pubblicati da Teleborsa-Borsa Italiana , crescere un figlio in Italia dalla nascita ai diciotto anni costa mediamente 162.000 euro. La cifra può scendere a 112.000 o arrivare a 212.000, secondo le disponibilità e le scelte familiari. È una stima privata basata su un paniere di consumi, dunque non un dato ufficiale dell'Istat. Tuttavia misura con efficacia un problema reale: rispetto al 2025 il conto è aumentato del 4%, circa 6.000 euro in più.

La media equivale a 9.000 euro l'anno, 750 al mese. Dal 2022 il costo complessivo è cresciuto del 16%, mentre nello stesso periodo le retribuzioni contrattuali, cioè le paghe fissate dai contratti nazionali, sono aumentate del 12%. Quattro punti di differenza sembrano pochi finché non vengono riportati sul bilancio domestico: le spese dedicate ai figli avanzano più velocemente degli stipendi chiamati a sostenerle. La genitorialità diventa così una rata lunga diciotto anni, priva della certezza che accompagna almeno un mutuo.

Il conto cambia con l'età. Nei primi quattro anni si spendono in media 19.500 euro tra prodotti per l'infanzia, nido, babysitter e acquisti essenziali. Il picco arriva dai quindici ai diciotto anni: 49.700 euro, oltre 12.400 ogni anno. Alimentazione, istruzione, sport, trasporti, tecnologia e maggiore autonomia si sommano. Tra le voci più pesanti lungo l'intero percorso figurano il cibo, con oltre 36.000 euro, e la babysitter, quasi 20.000. Gli aumenti maggiori riguardano abbonamenti e dispositivi elettronici; nel primo caso incide anche l'inserimento dei servizi di intelligenza artificiale nel paniere.

Il conto cambia
con l'età.
Il costo economico
non spiega
da solo
la denatalità.

La media nazionale nasconde condizioni molto diverse. Il mantenimento di un figlio assorbe circa il 18% del reddito netto di una coppia e può raggiungere il 27% per un genitore solo. Il secondo figlio consente di recuperare vestiti, passeggini e lettini, ma alimentazione, scuola e sanità restano individuali: la sua nascita aggiunge dal 70 all'80% della spesa sostenuta per il primo. Le economie di scala esistono, però non bastano a rendere sostenibile una famiglia numerosa.

L'Istat ha contato 355.000 nascite nel 2025, 15.000 in meno rispetto all'anno precedente, con la fecondità scesa a 1,14 figli per donna. Nei primi quattro mesi del 2026 le nascite sono diminuite ancora dell'1,9%. Il costo economico non spiega da solo la denatalità: pesano anche precarietà, abitazioni, tempi di lavoro, servizi insufficienti e riduzione delle persone in età fertile. Di certo, però, non incoraggia a mettere al mondo un figlio.

Nel 2026 gli importi e le soglie Isee dell'Assegno unico sono stati rivalutati dell'1,4%, mentre il paniere considerato dalla ricerca è cresciuto del 4%. La politica continua a rispondere con assegni, detrazioni e bonus che cambiano spesso regole e importi. Una famiglia deve invece pagare ogni mese affitto o mutuo, mensa, vestiti, trasporti e cure. Se si vuole intervenire sulla natalità, servono redditi prevedibili, case accessibili, asili e servizi continuativi.


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