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Pinocchio svelato - Una raccolta di saggi dedicati al capolavoro di Collodi

Pinocchio come itinerario iniziatico: dai simboli del burattino alla scelta, dal femminile alla libertà-potenza. Una lettura del volume Pinocchio svelato.

Pinocchio svelato - Una raccolta di saggi dedicati al capolavoro di Collodi

Carlo Collodi, al secolo Carlo Lorenzini (1826-1890), ha scritto un’opera tra le più lette e apprezzate, presto tradotta in moltissime lingue. Ci riferiamo a *Le avventure di *Pinocchio. Il libro uscì dapprima a puntate sul «Giornale per i bambini», diretto da Guido Biagi, a muovere dal 7 luglio 1881, per poi essere raccolto in volume. Al pari dei racconti contenuti nel deamicisiano Cuore, ha contribuito a formare l’immaginario degli italiani nel periodo post-risorgimentale. Prezzolini ha sostenuto che Le avventure di Pinocchio sono il più grande capolavoro della letteratura del nostro paese. In occasione dei duecento anni dalla nascita del suo autore, è comparso nelle librerie, per i tipi dell’editore Bietti, l’agile volume Pinocchio svelato. Il testo raccoglie, con il patrocinio della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e di Naxoslegge, saggi sul tema firmati da quattro eminenti studiosi: Gianfranco de Turris, Grazia Marchianò, Emilio Servadio, Elémire Zolla, preceduti da brevi introduzioni contestualizzanti. Al termine del volume compaiono, inoltre, le bellissime illustrazioni collodiane realizzate dall’incisore e pittore Sigfrido Bartolini. La prefazione è del curatore, Andrea Scarabelli. I nomi e le storie intellettuali degli autori di Pinocchio svelato chiariscono, di per sé, che i loro contributi mettono in atto un’esegesi simbolico-realizzativa delle avventure del burattino di legno.

Tali avventure, nel corso del tempo, sono state interpretate in termini psicanalitici, biblico-teologici, ermetico-simbolici. Collodi, probabilmente vicino alla massoneria, ha utilizzato per la stesura delle Avventure l’intero humus della cultura europea, rielaborandolo in modalità originale.

Sostanzialmente, si tratta della delineazione di un percorso esistenziale anagogico che condurrà il burattino inerte e passivo, la «pietra grezza», a trasformarsi, dopo aver attraversato svariate prove, in uomo, in «pietra levigata». Come in Dante, tale trasformazione implica il confronto con l’archetipo femminile (Beatrice-Fata turchina). La guida dantesca nella Commedia, com’è ben noto, fu Virgilio, mentre la guida di Pinocchio nel libro di Collodi è rappresentata dal Grillo parlante. Lo rilevano nel volume Zolla e lo psicanalista ed esoterista Servadio. Scarabelli scrive che la peculiarità del burattino è data, fin dall’incipit del racconto, dall’ambizione: «di divenire un bambino in carne ed ossa […] È sostanza inerte chiamata ad essere qualcosa di più» (p. 18). All’inizio, privo di reale personalità e soggetto agli automatismi psico-fisici, Pinocchio condivide la condizione delle marionette di Mangiafuoco. Il suo agire risulta inconsapevole, disperso tra le cose del mondo: «Una “macchina” (Gurdjieff), simbolo di una vita sonnambolica e passiva», prosegue il prefatore (p. 19).

Collodi ha
utilizzato per la
stesura delle Avventure 
l’intero humus della
cultura europea

Per questo, il burattino di legno finisce, seguendo Lucignolo, nel Paese dei Balocchi, dove subisce una trasformazione katagogica, divenendo un ciuchino. Questa è solo una delle tante «prove» affrontate da Pinocchio. Tra le altre, vanno ricordate la truffa del Gatto e della Volpe, il duplice arresto, la malattia e l’impiccagione, testimonianze di un’evidente frattura tra il burattino e l’ordine costituito. Il processo realizzativo di Pinocchio, quindi, è scandito in stazioni: si tratta, infatti, di un iter strutturato sub specie interioritatis, dal quale è possibile evincere uno specifico riferimento simbolico-numerologico (Marchianò). Gli scenari del narrato sono luoghi nei quali: «Tutto ritorna, tutto muta, si espande, si contrae, con l’eroe che si allontana e si avvicina, come l’ellisse di un pianeta attorno al sole» (p. 20).

Ciò che distingue nettamente, in tale contesto, il protagonista dalle marionette di Mangiafuoco è da ravvisarsi nella sua propensione al sacrificio, che lo porta a offrire la propria vita al fine di sottrarre Arlecchino a morte certa. È tale atto eroico-erotico a salvarlo, a consentirgli il risveglio. Centrale, in tale processo, risulta la scelta. Essa è presente virtualmente, quale scelta tra possibili, in ognuno di noi. Pinocchio è pinolo: «il seme della pigna “colmo di potenzialità che si svilupperanno un domani”», rileva al riguardo de Turris (p. 43).

Pertanto, a parere di chi scrive, Pinocchio svelato rivela che Collodi è stato latore, alla fine del XIX secolo e in piena età positivistica, di una filosofia del possibile centrata sul primato della dynamis, della libertà-potenza. Il possibile rappresenta, infatti, il presupposto teorico imprescindibile di qualsivoglia processo iniziatico.

Il processo
realizzativo
di Pinocchio è
un iter strutturato
 sub specie interioritatis.

Nel romanzo, il tramite della scelta è simbolizzato dalla figura di Geppetto, individuato come padre da Pinocchio stesso. L’anziano artigiano concede al burattino il proprio destino. Per tale ragione, il falegname sarà, alla fine del narrato, salvato dal «figlio» che, come Enea con Anchise, uscito dal ventre del Pescecane, lo terrà saldamente sulle proprie spalle. Tutto ciò non si sarebbe realizzato senza il confronto con l’eterno femminino. Il primo incontro con tale archetipo avviene ne Le avventure, nel momento in cui Pinocchio sta per essere impiccato, sta per confrontarsi con la morte iniziatica e vede in lontananza una luce soffusa provenire dalla casina della bambina turchina. Tale flebile luminosità è indicatrice di un femminino agonizzante, ma tale archetipo riappare successivamente nel suo pieno lucore. Come il protagonista, anche la Fata muore per risorgere. Si tratta, nota Zolla, di una femminilità eterna, depurata degli elementi temporali: essa vive nella «pigna» dei possibili. Il femminile è il daimon che induce il burattino alla scelta conveniente e giusta in «un percorso evolutivo interiore» (p. 29), che gli permette di trasformare la morte in effettiva realizzazione. Così, Pinocchio, una mattina davanti allo specchio, si scopre ragazzo e non più burattino di legno.

Pinocchio svelato non è, sic et simpliciter, degna celebrazione dell’anniversario collodiano, ma volume che parla a quanti, nel nostro tempo, si ostinino a «pensare dalla fine» nell’età dell’esautorazione del pensiero, indicando una via altra-non altra rispetto a quella segnata dalle filosofie della necessità logocentriche.


SCHEDA LIBRO

Titolo: Pinocchio svelato
Autore: AA.VV.
A cura di: Andrea Scarabelli
Prefazione: Andrea Scarabelli
Editore: Bietti
Pagine: 129
Prezzo: 6,99 euro
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