TRA D'ANNUNZIO E PINOCCHIO. DUE MITI ALLO SPECCHIO - nei libri di Giuseppe Parlato e di Andrea Scarabelli
Ho letto in questi giorni due libri così diversi fra loro per argomento e impostazione che di più non si potrebbe. Però un filo sottile mi è parso allacciarli saldamente: l’essere, ciascuno a proprio modo, una disamina delle molteplici, variegate e talora contrastanti interpretazioni di un Mito. Il primo è dedicato a Gabriele d’Annunzio: Gabriele d’Annunzio, un Mito per la Destra?, di Giuseppe Parlato, edizioni Cantagalli; libro impegnativo, sebbene di agevole lettura, meticoloso come solo uno studioso non convenzionale avrebbe potuto scrivere; libro utile, imparziale, obiettivo: un’analisi libera da stereotipi (la revisione degli ultimi capitoli del testo è stata completata da Simonetta Bartolini e Andrea Ungari, anche curatori della pubblicazione).
Il secondo è dedicato a Pinocchio: Pinocchio svelato, con testi di Sigfrido Bartolini, Gianfranco de Turris, Grazia Marchianò, Emilio Servadio, Elémire Zolla; a cura di Andrea Scarabelli, con introduzioni di Simonetta Bartolini, Carmelo Germanà, Roberta Moretti, Andrea Pruiti Ciarello, Giovanni Sessa e Fulvia Toscano, edizioni Bietti: un fitto intreccio di idee che allaccia una fiaba a un mondo superiore.
E sono d’accordo con voi: pare quasi un’eresia considerarli affiancati, il Vate e il Burattino. Eppure tanto potente e diffuso è il senso della vita di d’Annunzio, delle sue opere, azioni, scelte, intuizioni, quanto lo è il senso dell’esistenza — seppure solo immaginaria — del Pezzo di legno di Collodi. Il meritevole impegno d’indagine profuso, benché con metodologie differenti ma parimenti rigorose, su quanto è stato scritto, detto e considerato intorno a ognuno di essi, mi è parso il fil rouge che unisce queste due pubblicazioni.
D'Annunzio e Pinocchio,
ciascuno a proprio modo,
paiono una variegata
interpretazioni del mito
Tant’è che le stesse considerazioni che mi nascevano durante la disamina ampia, scrupolosa e accurata, al limite della pignoleria, condotta da Parlato sulle variegate interpretazioni espresse in più ambienti su pensiero, scritti e azioni del Vate, al fine di scoprire se egli sia o non sia un Mito per la destra, mi sorgevano in mente anche dalle pagine di Pinocchio svelato: prezioso e circoscritto approfondimento a più voci, condotto in maniera minuziosa, attenta e meticolosa sul significato palese e recondito dell’esistenza del personaggio Pinocchio.
Due Miti dissonanti, dissimili e discrepanti. Ma Miti italiani, universalmente conosciuti e dalle sconfinate valenze. Considerandoli entrambi, e lasciando vagare la fantasia, mi sono immaginata che tutti e due, il Vate e il Burattino, siano parte di quel mondo in cui aleggiano archetipi, prototipi di idee, ispirazioni sublimate di vita o del pensiero umano, utopie, modelli d’ideali che trascendono la loro stessa essenza perché appartengono al mondo dei valori incontrovertibili. Provengono dall’aere incontaminato del pensiero e si manifestano nella loro molteplice, incontenibile interezza; così incontenibile da travalicare l’impalpabile mondo concettuale, travasandosi talvolta in un Mito, talaltra in un personaggio che ne impersona l’essenza, diventando poi esso stesso Mito. Come se qualcuno — forse da lassù? — sentisse l’esigenza di spiegarci, mostrarci verità o vette di pensiero che soli, noi testardi esseri umani dalla dura cervice — e parlo per me — non sapremmo mai cogliere né comprendere se non attraverso un’interpretazione o un racconto capace di giungerci come un rivolo travasato da quel mondo superiore.
Come? Attraverso qualche entità superiore narrante, consapevole o no: eroi, ispiratori di idee, finissimi letterati o drammaturghi, filosofi, politici, giornalisti, poeti, romanzieri, artisti; personaggi atti, ognuno a proprio modo, a interpretare e raccontare per noi favole sulle verità dell’uomo e della vita. Il mezzo di comunicazione fra quel mondo dei valori incontrovertibili e noi è dunque qualche voce capace di tradurre in racconto ciò che altrimenti resterebbe irraggiungibile.
Il Vate e il Burattino, sono parte
di quel mondo in cui aleggiano
archetipi, utopie, modelli
d’ideali che trascendono
la loro stessa essenza
Carlo Lorenzini, per esempio, non era affatto consapevole del compito sublime che gli era toccato: narrare i pericoli del mondo e le variegate maniere per non cascarci; per non parlare dei simboli enigmatici e delle accezioni misteriche di cui il testo segretamente trabocca. Scrisse infatti i primi capitoli della sua «bambinata», destinata a diventare l’eterno mito del Pinocchio collodiano, e li inviò all’editore Guido Biagi, direttore del Giornale per i bambini, con un biglietto in cui chiedeva di essere pagato adeguatamente, così da trovare la voglia di continuare la storia.
E quel Pinocchio — consapevole o no, volente o nolente il suo autore — è apparso a noi grazie a lui, e ancora fa parlare e scrivere di sé, diramando ovunque la sua pervasiva raggiera di messaggi. Fortemente consapevole del compito di essere egli stesso Mito autonarrante, eroe, ispiratore di idee, finissimo letterato, politico, giornalista, poeta e romanziere, era invece d’Annunzio, che aveva in sé piena convinzione del messaggio a cui gli era capitato di dare vita fra le pagine e nelle carte dei suoi testi, e di esserne pieno interprete nei giorni della sua vita.
Avviene dunque, mi pare, che ognuno di noi, di grande o piccolo ingegno dotato che sia, grazie a queste entità narranti, consapevoli o no, abbia modo di accedere a questi prototipi di idee, a queste ispirazioni sublimate di vita o del pensiero umano. E che capita? Che talmente sfaccettato, variegato, multiforme, poliedrico e articolato è il riflesso di luce che essi promanano, che ognuno di noi, di questi modelli d’ideali, percepirà una diversa, completamente differente, personalissima e contrastante impressione, e quindi lettura. Impressione o lettura che, strano a dirsi ma la realtà in molti casi lo conferma, saranno spesso tanto più differenti e contrastanti quanto da più prossime, vicine e concomitanti prospettive se ne percepisca l’eco.
È una questione di punti di visione che pare seguire le leggi fisiche della rifrazione. Per dire: quanto più un Mito è universalmente noto e ci appare familiare — «lo amo io, lo ami tu, e pure lei o lui che stanno qui accanto a noi» — tanto più accade che ognuno di noi ne veda un riflesso differente. Al punto che, nel discorrere con altri di quel riflesso che per noi ha tanto valore, raramente si troverà un accordo; più spesso ne usciranno diatribe stimolanti, ma a lungo insanabili.
È una questione di punti
di visione: quanto più un Mito
ci appare familiare tanto più accade
che ognuno di noi ne veda
un riflesso differente
Si è forse visto mai che più persone che amano un’idea, un concetto, una chimera, un modello di vita, un Mito appunto — sia esso uomo d’ingegno superiore e potenza carismatica elevata come d’Annunzio, o un semplice pezzo di legno animato da celata vitalità simbolicamente esoterica come Pinocchio — si trovino fra loro d’accordo sul perché l’oggetto della loro affezione sia amabile e di valore?
Non parliamone poi se, com’è accaduto e ancora accade per d’Annunzio, quel riflesso racchiude in sé connotazioni politiche, o può essere letto in tale ambito. Non parliamone proprio se non solo il riflesso, ma le azioni stesse di quel Mito sono, seppure in maniera totalmente innovativa, politica pura, e se i molteplici riflessi di quel Mito, oltre alla politica, attraversano la Storia e ancor più il Potere, venendo poi interpretati in strati di comprensione variabili, che s’intersecano e compensano — come Parlato ha meticolosamente, capillarmente e minuziosamente documentato nel suo libro — a seconda della posizione e del livello socio-politico-intellettuale del lettore: a ognuno il suo d’Annunzio!
Allo stesso modo, le letture delle avventure del burattino hanno strati di comprensione variabili, che s’intersecano e compensano a seconda del livello di crescita mentale e spirituale del lettore. Fra metamorfosi, scelte, rinascite, fughe e ritorni, vi si potranno trovare messaggi altri: iniziatici, misterici, filosofici, persino numerologici, sicuramente religiosi; per non parlare del senso alto, salvifico, che la figura femminile impersona in molte pagine.
Due libri, due Miti,
due indagini per chi ama
comprendere oltre i riflessi
delle interpretazioni
Quindi anche qui: a ognuno il suo Pinocchio. Eccezion fatta per i bambini, apparentemente primi destinatari della storia, i quali, avendo ancora in sé qualche traccia di quella conoscenza del mondo superiore da cui sono scesi qui fra noi, ancora memori di antiche capacità intuitive, sanno captare l’insieme delle verità nascoste senza neppure comprenderle.
Il libro di Parlato è ricco di documentazione di fonti e approfondimenti in nota, che donano una seconda, gustosissima e arricchente lettura, e fanno del suo testo un dotto, non pomposo, aggiornato e vastissimo vademecum delle interpretazioni sul Mito — di destra o non di destra? — del Vate. Raccontando quanto fu detto e scritto su di lui, apre squarci di vita su momenti non lontani della storia italiana.
Il volumetto su Pinocchio, minuscolo quanto pregiato per le inusuali e acute ricerche su senso e simboli di cui è intessuto il racconto di Collodi, è arricchito dalle riproduzioni di undici delle 309 xilografie che Bartolini creò per l’edizione del centenario di Pinocchio. Come non citare quella in cui si vedono bottigliette di medicinali sulle cui etichette si legge: Athelas, Lembas e Gala Tilion, nomi ben familiari ai lettori del Signore degli Anelli, di Tolkien.
Due libri, due Miti, due indagini sulle loro narrazioni: imprescindibili per chi ama comprendere oltre i riflessi delle interpretazioni.
– Rosanna Romanisio Amerio
P.S. Giuseppe Parlato non è più fra noi, e ricordo con rispettosa simpatia il momento in cui, nel 2023, al mio primo Salone del Libro, proprio lì lo incontrai su suggerimento del comune amico Gianluca Barneschi. Vorrei soltanto dire che lui, Parlato, mi confidò che stava prendendo casa a Torino, perché era di Torino la persona con cui avrebbe iniziato una nuova vita. Ed è a lei, a Giusy Parlato, che nel corso di questo recente Salone del Libro 2026 ho avuto la felice occasione di conoscere, che egli — lui che detestava le dediche — ha eccezionalmente dedicato questo libro. E questa sua scelta anticonvenzionale, una dedica affettuosa quanto ironica, resterà fissa come un ponte ideale, teso fra il lassù dove sta lui e il quaggiù dove sta la sua «novella suor Intingola», e noi lettori.
SCHEDA LIBRO 1
Titolo: D’Annunzio. Un mito per la destra?
Autore: Giuseppe Parlato
Editore: Cantagalli
Anno: 2026
Pagine: 320
Prezzo: €25,00
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SCHEDA LIBRO 2
Titolo: Pinocchio svelato
Autore: Aa. Vv.
A cura di: Andrea Scarabelli
Editore: Bietti
Collana: Minima Letteraria
Anno: 2026
Pagine: 134
Prezzo: €6,99
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