I tagli invisibili e la politica visibile - GIMBE e il rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale
GIMBE parla di 18,8 miliardi di «tagli invisibili» alla sanità, ma il Fondo sanitario è cresciuto di 17,5. Che cosa misura davvero quella cifra, e a chi serve?
Apri il giornale e trovi diciotto miliardi e ottocento milioni di euro spariti dalla sanità italiana. «Tagli invisibili», annuncia GIMBE nel rapporto presentato il 7 ottobre, riferendosi al periodo 2023–2026. Pensi al reparto che chiude e alla visita rinviata. Come fa il Servizio sanitario nazionale a reggersi dopo un taglio di questo genere?
Poi leggi il comunicato e scopri che il Fondo sanitario nazionale è passato dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026. 17,5 miliardi in più. I 18,8 denunciati misurano quanto sarebbe arrivato in aggiunta, nel quadriennio, mantenendo ogni anno il rapporto fra finanziamento e PIL del 2022. In altri termini, quei soldi appartengono a uno scenario alternativo assunto come criterio di confronto.
Il finanziamento sanitario è aumentato e, nello stesso tempo, rappresenta una quota più piccola di un PIL che cresce più rapidamente. Non è il meglio che si possa avere, ma chiamarlo «taglio» è improprio almeno quanto dire che i pantaloni sono stati tagliati perché chi li indossa è cresciuto. Possono non essere più adeguati alle nostre misure; nessuno, però, ha usato le forbici.
Non è
il rapporto
a essere farlocco
ma le messe in
evidenza a uso
politico.
Se proprio si vuole muovere un rilievo al bilancio sanitario, oltre al rapporto col PIL conta l’impatto dell’inflazione e del caro materiali, che dice quanto vale un euro in una corsia d’ospedale. I 17,5 miliardi in più servono in gran parte a coprire i maggiori costi nominali e i rinnovi contrattuali, lasciando il finanziamento sostanzialmente piatto a prezzi costanti. Parlare di «stagnazione reale» sarebbe una critica economica fondata; continuare a evocare la scure dei «tagli» rimane un’iperbole contabile.
Dietro la parola «taglio» c’è un ente che ha deciso di intervenire nel dibattito sulla sanità. GIMBE significa Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze: nasce come associazione nel 1996 e dà origine, nel 2010, a una fondazione privata senza scopo di lucro. Alla ricerca e alla formazione affianca analisi e campagne per il servizio pubblico; dichiara di finanziarsi con corsi e consulenza, contributi a programmi, raccolte fondi e cinque per mille.
Chi specula
sui tagli invisibili
fa sciacallaggio
sulla paura di
chi sta male.
Il fondatore, Nino Cartabellotta, è un medico specializzato in gastroenterologia e medicina interna. Con il Partito Democratico le interlocuzioni si ripetono: alla Festa nazionale dell’Unità di Ravenna, nel 2023, interviene con Marina Sereni e Roberto Speranza; alla conferenza sanitaria del PD lombardo, nel marzo 2025, partecipa al panel con Elly Schlein. Con il Movimento 5 Stelle entra nella preparazione della discussione: la guida ufficiale dell’Assemblea costituente dell’ottobre 2024 gli attribuisce un contributo tecnico sulla riforma del SSN e gli affida l’introduzione del tema. Il passaggio dalla presenza a un dibattito al lavoro per un percorso di partito documenta una collaborazione, senza provare che le analisi di GIMBE siano scritte sotto dettatura. Nel programma della presentazione del rapporto del 2025 figurano anche rappresentanti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati: quella collaborazione con l’opposizione si accompagna al dialogo con la maggioranza di governo.
Qualunque cosa si pensi di GIMBE, la sanità in sofferenza rimane davanti a noi. Nel bollettino AGENAS, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, il primo semestre 2026 conta circa 1,44 milioni di prenotazioni di prime visite e 759 mila di esami nella fascia di ritardo oltre i tempi garantiti. Il monitoraggio registra anche un miglioramento: le prime visite nei tempi passano dal 76,4% al 78,5% in un anno. Già queste prestazioni bastano a esigere interventi, senza cancellare i progressi né trasformarli nell’assoluzione dell’intero sistema.
Con numeri così, perché chiamare «tagli» quei finanziamenti aggiuntivi mancati? Il sospetto di un uso partitico dell’allarme è dunque legittimo, purché si giudichi il modo in cui la denuncia viene costruita e fatta circolare. Chi rilancia i 18,8 miliardi cancellando la spiegazione che GIMBE stessa fornisce consegna al lettore un’accusa già confezionata. La cifra conserva l’autorevolezza del rapporto e perde il criterio che permette di comprenderla. Se questo serve a raccogliere consenso sulla paura di chi aspetta una diagnosi, è sciacallaggio politico: portare il malato dalla propria parte, mentre la sua prenotazione resta ferma.
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