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Arriva il freddo. La bolletta arriva prima. Coi rincari... - Il prezzo dell'energia e i costi delle disuguaglianze

Luce e gas pesano sui bilanci familiari. Nel mercato libero contano contratti e scadenze; per i vulnerabili in Maggior Tutela arriva un +37,3%. Quanto proteggono offerte e aiuti?

Arriva il freddo. La bolletta arriva prima. Coi rincari...  - Il prezzo dell'energia e i costi delle disuguaglianze

Dal 1° ottobre la tariffa elettrica regolata aumenta, alle porte della stagione del riscaldamento. I rincari dell'energia attraversano il mercato, ma raggiungono le case in tempi e misure diverse: contano i consumi, il tipo di contratto e le scadenze. Riguardano anche chi ha scelto il mercato libero. Cercare un'offerta migliore abbassa la spesa entro un limite preciso: la capacità di difendersi dai rincari dipende dal reddito, dalle condizioni dell'abitazione e dalla possibilità di capire quanto si pagherà davvero.

Una stima pubblicata da Facile.it ad agosto misura l'esposizione del mercato libero. Per una famiglia con contratto indicizzato, 2.000 chilowattora di elettricità e 1.100 metri cubi di gas l'anno, la spesa fra settembre e dicembre potrebbe raggiungere 982 euro, 270 in più dello stesso periodo del 2025. Quasi otto decimi di quell'aumento vengono dal gas: la previsione indica +43% sul metano e +27% sull'elettricità. Sono proiezioni costruite sui prezzi attesi al 25 agosto, da verificare sui mesi effettivi. Indicano però quanto il rincaro possa sottrarre alle altre necessità: a parità di consumi, il peso cresce al diminuire del reddito.

Nel mercato libero l'esito dipende dalla forma del contratto. Un prezzo fisso protegge la componente energia fino alla scadenza pattuita, e al rinnovo la spesa può cambiare; un prezzo indicizzato segue il parametro scritto nel contratto, di norma il prezzo all'ingrosso del mese. Gli sconti che i fornitori stanno rilanciando sono costruiti su basi differenti — una loro tariffa precedente oppure il prezzo all'ingrosso — quindi le percentuali pubblicizzate non sono confrontabili fra loro. Per confrontarle servono il prezzo dell'energia, la maggiorazione che il venditore aggiunge al parametro, la quota fissa e la durata, ricondotti alla spesa annua ai propri consumi. La concorrenza funziona quando il cliente può ricostruire quel totale senza dover diventare uno specialista.

Chi può finanziare
l’efficienza della casa
riduce i consumi.
Chi non può resta
più esposto ai rincari.

Sul versante regolato l'aumento è già fissato: dal 1° ottobre la bolletta elettrica cresce del 37,3% per i vulnerabili serviti in Maggior Tutela, circa tre milioni di clienti. Il servizio regolato aggiorna la tariffa ogni trimestre sui costi di acquisto dell'energia: pesano le attese sui prezzi all'ingrosso del trimestre in arrivo e il conguaglio dei rincari del terzo, superiori alle previsioni di giugno per l'instabilità geopolitica. Nell'anno la stessa tariffa era scesa del 2,7% nel primo trimestre, poi era salita dell'8,1% nel secondo e del 4,6% nel terzo. Secondo il Codacons, con 2.000 chilowattora annui, le nuove tariffe porterebbero la spesa a circa 869 euro, 236 in più rispetto ai prezzi del terzo trimestre, se restassero costanti per dodici mesi. Questa percentuale riguarda quella platea e la sola luce, e raggiunge chi dispone di un servizio mantenuto proprio in ragione della sua vulnerabilità.

Il regime di tutela regola il prezzo; gli strumenti che ne rendono sostenibile il pagamento stanno altrove. L'autorità aggiorna la tariffa; alla politica spetta definire risorse e compensazioni. E le compensazioni non sono agganciate all'aggiornamento: nel 2026 al bonus sociale elettrico si aggiunge un contributo straordinario di 115 euro, in misura fissa, riservato a chi ne era titolare al 21 febbraio, mentre l'aumento della tariffa è stato deciso a fine settembre. È un aiuto concreto, da valutare rispetto all'aumento effettivo sostenuto dai beneficiari. La valutazione deve considerare anche chi supera di poco le soglie e rimane in difficoltà: il confine amministrativo distribuisce le risorse secondo l'ISEE e non misura la capacità effettiva di sostenere la nuova spesa.

Resta il limite delle soluzioni affidate al singolo. Confrontare i contratti e ridurre gli sprechi può abbassare la spesa; isolamento, infissi e impianti richiedono decisioni e investimenti che un inquilino o un singolo condomino spesso non controlla. Servono strumenti di efficienza accessibili senza anticipare denaro, utilizzabili anche negli affitti e nei condomìni. Senza quegli strumenti la riduzione strutturale dei consumi resta un investimento, accessibile a chi ha capitale disponibile: gli altri hanno minori possibilità di ridurre stabilmente la spesa. È il margine che il cambio di fornitore non sposta, e su quel margine si misura una politica contro il caro energia.


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