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La pensione si allontana un mese alla volta - Previdenza. I requisiti che cambiano dal 2027

di Aristea

Dal 2027 si alza l’età per la pensione di vecchiaia: 67 anni e un mese, poi 67 anni e tre mesi nel 2028. Anche i contributi richiesti per la pensione anticipata aumentano.

La pensione si allontana un mese alla volta - Previdenza. I requisiti che cambiano dal 2027

Dal 2027 la pensione di vecchiaia arriverà a 67 anni e un mese. Dal 2028 serviranno 67 anni e tre mesi. Il requisito attuale è di 67 anni: per chi lo raggiungerà nei prossimi due anni, la data prevista per andare in pensione va dunque ricontrollata. Il cambiamento riguarda anche la pensione anticipata, dove ad aumentare sono gli anni di contributi richiesti. Un mese prima, altri due dopo. Nel linguaggio delle norme è un adeguamento; sul calendario di un lavoratore è una nuova data.

Il meccanismo esiste da anni. Istat rileva la variazione della speranza di vita a 65 anni e la legge la collega ai requisiti pensionistici. Il decreto del 19 dicembre 2025 ha fissato per il nuovo adeguamento un aumento di tre mesi. Non è una stima da applicare a discrezione dell’INPS: è il risultato previsto dalle regole di calcolo vigenti, che tengono conto anche delle variazioni registrate nei periodi precedenti e pongono un limite di tre mesi per ciascun adeguamento biennale.

La legge di bilancio 2026 ha distribuito quell’aumento nel tempo. Un mese nel 2027, tre mesi dal 2028: il secondo valore è l’incremento complessivo rispetto al requisito attuale, non altri tre mesi da sommare al primo. È una distinzione piccola soltanto per chi non sta calcolando la propria uscita. La circolare pubblicata dall’INPS a marzo ha tradotto le disposizioni nei requisiti applicabili ai diversi pensionamenti.

Per la pensione anticipata ordinaria, nel 2027 saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 si passerà rispettivamente a 43 anni e un mese e 42 anni e un mese. Qui non conta il compimento dei 67 anni: conta quando si raggiunge l’anzianità contributiva richiesta. Per questo l’adeguamento tocca anche lavoratori più giovani che avevano cominciato a versare contributi molto presto.

Il mese però
non si aggiunge
a una media,
si aggiunge
a una persona.

La regola non si applica indistintamente a tutti. Alcuni lavoratori addetti ad attività gravose, faticose o usuranti sono esclusi dall’aumento per il biennio 2027–2028. Anche determinati lavoratori precoci impegnati in mansioni pesanti conservano il requisito ridotto di 41 anni di contributi. Sono tutele legate a condizioni precise, da verificare prima di dare per acquisita una data di pensionamento. L’INPS specifica inoltre che l’esenzione dall’adeguamento non si estende a chi beneficia dell’APE Sociale.

Nel programma comune del centrodestra alle elezioni del 2022 figurava la promessa di una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro, per favorire il ricambio generazionale. «Quota 41 per tutti» apparteneva invece al programma della Lega, non a quello sottoscritto dall’intera coalizione. Il confronto corretto è quindi fra la flessibilità promessa e le possibilità oggi previste: mentre il requisito ordinario sale, le vie per uscire prima restano riservate a chi soddisfa condizioni specifiche.

Il governo non ha inventato quest’anno il collegamento tra pensioni e speranza di vita. Ha però scelto come applicare l’aumento nel 2027 e nel 2028, mantenendo il meccanismo e distribuendo i tre mesi in due tappe. È su questa scelta che va misurata la promessa di flessibilità. Per chi rientra nelle eccezioni il requisito non cambia; per gli altri, dal prossimo gennaio, il calendario della pensione si sposta davvero.


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