ZOARIO - un libro di Alfredo Cattabiani

ZOARIO - un libro di Alfredo Cattabiani

«Se per avventura incontrate una lucertola, osservatela bene: potrebbe essere il vostro doppio che cerca la luce oppure sta soccombendo alla forza di gravità dell’esistenza».

Basterebbe questa frase, posta a introduzione di uno dei capitoletti del libro, per comprendere che l’acquisto è necessario. Il libro in questione è Zoario di Alfredo Cattabiani, che la casa editrice Iduna pubblica dopo averlo sottratto a un ingiusto oblio. E qui sorge immediatamente una prima osservazione: Cattabiani chi?

Tra i grandi interpreti della cultura italiana contemporanea, Alfredo Cattabiani non occupa il posto di primo piano che meriterebbe. Direi, anzi, che è uno degli autori italiani più trascurati e sottovalutati di sempre. La spiegazione è fin troppo facile. In un mondo culturale dominato e colonizzato dal pensiero materialista e marxista, un personaggio simile non trova collocazione se non tra i marginali e i maledetti.

Nella cultura italiana
Alfredo Cattabiani non occupa
il posto di primo piano
che meriterebbe

La sua storia come direttore di una delle più belle case editrici mai comparse sul suolo patrio, la Rusconi, parla da sé. Negli anni Settanta, Cattabiani permise a una truppa assai esigua di lettori di conoscere autori vituperati dalla cultura dominante. Apparvero così in Italia, per la prima volta o recuperati dai recessi più profondi della memoria, autori come Mircea Eliade, René Guénon, Ananda Coomaraswamy, Pavel Aleksandrovič Florenskij, J.R.R. Tolkien, Joseph de Maistre, Ernst Jünger, Juan Donoso Cortés, Augusto Del Noce, Hans Urs von Balthasar, Cristina Campo e Guido Ceronetti. Un catalogo, poi saccheggiato dalla neonata Adelphi, nel quale, contro il fetido fischiare del vento contemporaneo, venivano fatti affiorare il pensiero tradizionale e sapienziale, la letteratura fantastica, la filosofia della reazione e la teologia.

Tra i suoi collaboratori figuravano Elémire Zolla, Quirino Principe, Rodolfo Quadrelli e Gianfranco de Turris. Quest’ultimo è anche il curatore del volume, formato da tanti capitoletti che, prendendo spunto da episodi della vita privata di Cattabiani, estendono il loro girovagare al mondo intero. O, meglio, a quel mondo soggiacente e sfuggente che viene sempre catalogato come teatro delle ombre o luogo di fantasmi, perché non è classificabile secondo i criteri illuministici della misura e della quantità. Criteri che, fortunatamente, non riescono ad ammorbare questo florilegio di sogni a occhi aperti. Il libro costituisce una porta verso un altrove che soltanto chi possiede occhi per «vedere» può attraversare senza provare quella vertigine straniante che scuote chi ha radicato in sé un forte senso della realtà, intesa come piatta raffigurazione del mondo della superficie.

Il libro è una porta
verso un altrove
per chi ha occhi
per vedere

Gli animali sono il tramite attraverso il quale inoltrarsi in quel vero ginepraio di simboli e rimandi che Cattabiani, uomo di un’erudizione invidiabile, rintraccia in accadimenti che sarebbero sfuggiti a una mente meno fantasiosa e fertile. Scorre così, in questo bestiario moderno, tutto il carico simbolico che gli animali hanno sempre suscitato. Gli animali diventano portatori di una conoscenza profonda, che può giungere fino a noi, purché sappiamo coglierla. Da povere bestie, considerate inferiori e sfruttabili a piacimento da un uomo convinto, per effetto di una cattiva interpretazione di un testo sacro, di essere il padrone dell’intero pianeta, gli animali si trasfigurano in messaggeri divini. Essi sono carichi di una sacralità inviolabile e segreta, che all’occhio vigile appare per ciò che è, celata e insieme disvelata da una lettura ricca di fascino e significato.

Scorrono così, da un animale all’altro, i tanti significati di cui ciascuno è portatore. Accade allora che il suono assordante delle cicale, in un pomeriggio estivo e afoso, forse anche con lo zampino dei demoni meridiani che infieriscono con il loro pesante maglio di calura, ci trasporti verso il mondo degli dèi. Chi uccide una cicala scatenerebbe l’ira di Apollo-Elios, che considerava questi animali sacri perché cantano dall’aurora al tramonto per glorificarne la natura solare. Le cicale ci rimandano inoltre a quel tempo, raccontato da Platone per bocca di Socrate, nel quale esse erano uomini.

In questo bestiario
moderno, scorre tutto
il carico simbolico
che gli animali
hanno sempre suscitato

Racconta Cattabiani:

«Quando le Muse comparvero, alcuni uomini si lasciarono trasportare dalla passione per il canto, scordandosi di bere e di mangiare fino al punto di morirne. Da loro spuntò la famiglia delle cicale, alle quali le Muse hanno concesso il privilegio di cantare fino alla morte senza toccare cibo e poi di salire fino a loro per riferire su chi le onori sulla terra».

Una cavalcata onirica che non esaurisce il significato delle cicale, né quello di alcun altro simbolo incarnato in un animale. Ci ammonisce infatti ancora il saggio Cattabiani:

«Guai a ridurre il simbolo a un discorso puramente descrittivo, perché contiene più di ciò che noi possiamo vedere ed esprimere».

Attraverso la rappresentazione poliedrica dell’animale possiamo dunque riscoprire un mondo ulteriore, carico di significati sfuggenti ed elegantissimi. Una riscoperta auspicabile proprio oggi, quando le cronache degli ultimi giorni raccontano di incendi dolosi, di uomini corrotti e di gatti utilizzati per appiccare roghi. Distruggono la sacralità dei boschi attaccando alle code dei felini stracci incendiati e condannandoli a morire arsi. Che queste bestie bipedi siano maledette da Diana, spesso raffigurata con un gatto ai suoi piedi. E che siano maledette da Freya, il cui carro è trainato da una coppia di gatti.

Divinità celesti che farebbero strame di Mammona, divinità infera e moderna.

Mario Grossi

Scheda del libro

Titolo: Zoario
Autore: Alfredo Cattabiani
Editore: Iduna
Curatore: Gianfranco de Turris
Anno: 2026
Pagine: 270
Prezzo: € 19,00