Vincono AfD e Linke. Godono i russi - Elezioni in Germania
AfD e Linke avanzano in Germania da posizioni opposte, ma entrambe mettono sotto pressione la linea europea su Russia, Ucraina, riarmo e sicurezza.
Le elezioni del 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino hanno prodotto due vincitori diversi. L’AfD ha conquistato il primo posto nel Land nordorientale, mentre nella capitale ha prevalso Die Linke. Sarebbe però riduttivo leggerle soltanto come un’altra tappa della crisi dei partiti tradizionali. Dentro quei risultati ricompare una questione che la guerra in Ucraina sembrava avere risolto: quale rapporto debba avere la Germania, e quindi l’Europa, con la Russia.
La linea del cancelliere Friedrich Merz è finora opposta a qualsiasi ritorno al passato. Berlino sostiene l’Ucraina, aumenta la capacità militare tedesca e partecipa alla costruzione di una difesa europea più robusta. A settembre Germania e Kiev stavano finalizzando nuovi accordi per la produzione congiunta di droni e missili. È una scelta maturata dopo che l’invasione russa del 2022 ha mostrato quanto fosse rischioso separare commercio, energia e sicurezza.
L’AfD propone invece di riaprire proprio quella porta. Il programma chiede la revoca immediata delle sanzioni economiche, la riparazione dei Nord Stream e il ripristino degli scambi con Mosca. Vuole inoltre un’Ucraina neutrale, fuori dalla NATO e dall’Unione europea. Non si tratta quindi soltanto di abbassare il prezzo dell’energia. Significa riportare la Germania verso un rapporto privilegiato con la Russia e ridurre il peso della strategia comune europea nelle decisioni di Berlino. Pochi giorni prima del voto, dirigenti dell’AfD preparavano inoltre colloqui con l’inviato economico di Vladimir Putin proprio sul ritorno del gas russo in Germania.
Die Linke percorre una strada differente. Condanna l’aggressione russa e riconosce il diritto ucraino all’autodifesa, ma rifiuta l’aumento delle forniture militari e propone una nuova architettura europea di sicurezza che, dopo la fine della guerra, possa comprendere anche la Russia. Sostiene sanzioni mirate contro l’apparato di potere russo, mentre considera il riarmo e la contrapposizione fra blocchi una risposta destinata ad aumentare l’instabilità. È una posizione diversa da quella dell’AfD, ma anch’essa riduce il consenso interno intorno alla strategia seguita oggi da Berlino.
Il nodo per l’Unione europea nasce qui. Dal 2022 l’Europa ha pagato costi economici elevati per ridurre la dipendenza energetica da Mosca, sostenere Kiev e ricostruire una capacità di deterrenza che per anni aveva trascurato. Tornare a considerare il gas russo una scorciatoia industriale significherebbe reintrodurre una dipendenza strategica proprio mentre l’UE tenta di liberarsene. E una Germania incerta renderebbe inevitabilmente più fragile anche la posizione europea.
La questione supera quindi AfD e Linke. Una parte crescente dell’elettorato tedesco sta chiedendo di rimettere in discussione, per motivazioni differenti, la rottura prodotta dal 2022. Mosca non ha bisogno che Berlino diventi filorussa: le basta che l’Europa torni a dividersi sulla Russia. È questa la posta politica che le urne tedesche cominciano a rendere visibile.
La Germania non sta cambiando alleanza e Merz non sta cambiando politica. Ma la scelta europea compiuta dopo l’invasione dell’Ucraina non può più essere considerata irreversibile soltanto perché è stata presa. Per l’Unione la sfida sarà mantenerla credibile anche quando diventerà elettoralmente costosa. L’autonomia europea comincia precisamente dove finisce la nostalgia delle dipendenze.