USA-IRAN. DOPO HORMUZ LA GUERRA SI ESTENDE A BAB EL-MANDEB
Nel Mar Rosso la petroliera saudita Encelia è stata colpita da un missile e ha preso fuoco. Gli Houthi hanno rivendicato anche un attacco contro la Layla, annunciando un blocco delle esportazioni dell'Arabia Saudita. Cinque petroliere hanno cambiato rotta; altre tre, cariche di greggio destinato a Cina e India, sono tornate indietro. Dopo dodici notti consecutive di bombardamenti americani sull'Iran, la guerra ha raggiunto Bab el-Mandeb.
La geografia spiega la portata dell'evento. Lo stretto di Hormuz controlla l'uscita dal Golfo Persico, da cui transita una parte decisiva del petrolio mondiale. Bab el-Mandeb collega l'Oceano Indiano al Mar Rosso e quindi al canale di Suez. La quasi chiusura del primo passaggio e gli attacchi nel secondo sottopongono allo stesso conflitto entrambe le rotte di esportazione della regione.
L'Iran non può vincere
la guerra, ma può renderla
costosa per tutti
Riad aveva cercato di ridurre la propria esposizione a Hormuz trasferendo parte del greggio attraverso l'oleodotto che attraversa la penisola arabica e raggiunge il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. La via consente di rifornire l'Europa passando da Suez e di dirigere le petroliere verso l'Asia attraverso Bab el-Mandeb. Gli Houthi minacciano ora questo secondo sbocco: per raggiungere Cina e India resterebbe la circumnavigazione dell'Africa, con tempi di percorrenza e costi di trasporto assai maggiori.
La superiorità militare americana rimane schiacciante. Gli attacchi si sono estesi dall'Iran meridionale alle regioni occidentali e centrali. Teheran conserva però missili, droni e una rete di forze regionali capaci di moltiplicare i luoghi della crisi. La sua strategia sfrutta una sproporzione: gli Stati Uniti possono distruggere obiettivi militari, mentre poche azioni contro petroliere e infrastrutture trasferiscono il costo della guerra sull'intero sistema internazionale. La posizione geografica compensa in parte l'inferiorità militare.
Hormuz e Bab el-Mandeb
controllano insieme
il petrolio che alimenta
Europa e Asia
Il conto arriverà soprattutto in Europa. Il rincaro del petrolio trascina trasporti, produzione industriale e prezzi al consumo. La Banca Mondiale stima che, nello scenario di una guerra prolungata, la crescita globale del 2026 potrebbe scendere all'1,3% e l'inflazione risalire al 4,5%. L'Unione europea dipende dalle importazioni energetiche, dal traffico attraverso Suez e da una sicurezza marittima garantita in larga misura dagli Stati Uniti. È esposta alle conseguenze della guerra senza possedere strumenti politici adeguati per influenzarne il corso.
Donald Trump ha definito il conflitto una «scaramuccia». La qualificazione svolge una funzione precisa: contenere le aspettative di escalation sui mercati energetici, limitare la pressione interna verso un impegno più ampio, mantenere aperto un margine di trattativa presentando le operazioni come misure circoscritte anziché come l'apertura di una guerra dichiarata. Ma la durata dei bombardamenti e l'estensione degli attacchi a entrambi gli stretti descrivono un'altra scala. Una guerra diventa mondiale prima che lo diventino gli eserciti: basta che siano mondiali i suoi costi.
— Severin Azimut