IL FINE VITA HA UN CAP - L'Emilia Romagna disciplina il suicidio medicalmente assistito
L'Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. È la terza Regione, dopo Toscana e Sardegna. Ha legiferato perché il Parlamento non l'ha fatto.
Le condizioni non le ha scritte l'Emilia-Romagna. Le ha scritte la Corte costituzionale. Patologia irreversibile. Sofferenze che il malato giudica intollerabili. Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Capacità di decidere liberamente. Quattro requisiti, uguali da Bolzano a Ragusa.
La Corte ha detto quando l'aiuto al suicidio non è punibile. Non ha detto dove si bussa. Provaci tu, in quelle condizioni: a chi presenti la domanda? Chi la esamina? Entro quando ti rispondono? E se l'azienda sanitaria non risponde affatto, a chi ti rivolgi, con quali forze e in quanto tempo? Tra il principio affermato da una sentenza e la porta di un ufficio c'è un territorio amministrativo. Ci si aspetta dentro per mesi.
L'Emilia-Romagna è la terza
Regione, ad approvare
il suicidio assistito.
Ha legiferato perché
il Parlamento non l'ha fatto
In tre Regioni esiste una procedura scritta. Altrove esistono delibere, protocolli aziendali, avvocati. In Emilia-Romagna la giunta Bonaccini ci aveva provato nel 2024 con una delibera: quarantadue giorni per valutare la richiesta. La impugnarono una consigliera regionale e, separatamente, il Governo. Nell'aprile 2025 il TAR ne sospese cautelarmente l'efficacia. Una delibera la ferma il TAR. Per fermare una legge regionale bisogna andare davanti alla Consulta. E intanto la legge resta in vigore.
La Consulta il confine l'ha già misurato, sulla legge toscana. Sentenza 204 del 2025: alle Regioni spettano le norme organizzative e procedurali, dentro la tutela della salute. Illegittime invece le disposizioni che invadevano il campo dello Stato, a cominciare da quelle che fissavano da sé i requisiti di accesso. Le Regioni organizzano il servizio. La disciplina resta nazionale. Nessuna può aggiungere un requisito, nessuna può toglierne uno. Non è una sfumatura: è il perimetro entro cui l'Emilia-Romagna ha dovuto scrivere.
Le leggi regionali
riducono l'incertezza
dove passano. L'eguaglianza
non possono produrla
Non serve essere favorevoli per pretendere regole certe. Chi giudica il suicidio assistito moralmente inaccettabile dovrebbe pretenderle più di chiunque altro, perché nel vuoto normativo non si controlla niente. Nessuno verifica se le cure palliative siano state davvero offerte. Nessuno verifica se quella richiesta nasca dalla malattia o dall'abbandono, dal dolore o dal conto che qualcuno sta pagando per tenerti in vita. La fragilità si difende con le procedure, non con il silenzio.
Le leggi regionali riducono l'incertezza dove passano. L'eguaglianza non possono produrla. Quella la scrive il Parlamento, o non la scrive nessuno. Da quasi sette anni non la scrive.
Una libertà che cambia attraversando un confine regionale non è una libertà. È un recapito.
— Aristea