SINISTRI E MALDESTRI - un libro di Lodovico Pace

Tutto quello che veniva prima di "Homoiosis"

SINISTRI E MALDESTRI - un libro di Lodovico Pace

In Sinistri e maldestri si intravedono le tracce dell'intenso percorso intellettuale e poetico che ha condotto l'Autore all'ardua costruzione del poemetto filosofico-poetico Homoiosis.

Fili di pensiero srotolati da austeri ricami di-versi, sapori di parole intessute su ruvida trama, ombre di essenziali fraseggi, ti restano impigliati negli occhi con cui hai letto, impressi nella mente con cui hai cercato di comprendere, abbarbicati fra le dita con cui hai sfogliato le pagine di questa preziosa, avvincente raccolta di poesie che poesie non sono, scritte fra il 1980 e il 2006 da Lodovico Pace.

Poeta, pensatore, filosofo, indagatore e costruttore di vita con le parole e con i fatti, avendo alle spalle un impegno politico di alto livello fra le fila della destra italiana, Pace, nelle sue intricate costruzioni verbali, ci restituisce ricordi trasportati all'oggi come dettati dal fondo della memoria nel riverbero del suo pensiero, identici a com'erano ma filtrati dallo scorrere dei giorni.

Fili di pensiero
srotolati da austeri
ricami di-versi

Son briciole di fotogrammi di vita, foto sgualcite, sdrucite, da cui spesso è il frammento essenziale a mancare: saldamente stretti in pugno da tempo, ricordi ed emozioni quasi soffocati in quella stretta del cuore; apre il Poeta quella mano operosa in cui ha conservato e celato quel suo fitto passato e lo dona a noi rivivendolo, sciacquato, ricolorato, reinventato nel dotto linguaggio dei suoi versi.

Paiono non accordarsi fra loro le parole, nel suo porle isolate, autonome, con quel suo dire non il pensiero, non la definizione del sentimento, ma il riflesso di essi, la loro ombra, la loro attesa, il loro ricordo. E solo in questo rielaborare, ricordare, distruggere e ricostruire, pare possa egli meglio sopportare emozioni, pesi, dolori che, per cautela, per ritegno, non voglia dire.

Fra quelle sue parole che scompigliano, separano radici dai ricordi, aleggia un vento leggero che solleva i significati dal segno scritto; ed è ben certo che «quella banalità che ci immiserisce» non gli appartiene, anzi neppure lo sfiora.

Fosse prosa, significati e sintassi pure crollerebbero; ma quelli di Pace, seppur di-versi, son versi, o almeno paiono esserlo, ché neppur lontanamente dello stile di abituali poesie han forma; quelle sue parole fra esse annodate ma insieme libere, ognuna conchiusa nel proprio significato evocativo, sono pietre, sassetti di concetti concentrati, schegge affilate di ricordi: per leggerlo, occorre affinare la nostra sensibilità a quell'alto e colto sentire che appare così naturale nell'Autore.

Apre il Poeta quella mano
operosa in cui ha conservato
e celato quel suo fitto
passato e lo dona

Per Pace, non uomo di soli pensieri, che molto di sé ha dato al tentativo di creare una migliore società, i versi e la poetica paiono essere compendio atto a saturare quel vuoto che sta fra le aspettative e il raggiungimento di esse.

Son quattro le raccolte di suoi componimenti poetici: EscursioniL'ape reginaAtelesta e Le maschere dell'ottagono. Titoli che pongono argine, in Sinistri e maldestri, a questo suo ampio respiro poetico sul senso della vita, ma – come scrive lo stesso Autore nelle Note di presentazione – «danno corpo ad un'opera tecnicamente compiuta, sono tutti versi parte dello stesso viaggio, come un'unica poesia con i suoi tanti tempi».

Il limpido artificio che sorregge il suo pensiero non risiede nella scelta lessicale, ma nell'impostazione stessa con cui percepisce il tutto, con il suo animo delicato, intriso di un'innocenza tradita dalle crudeltà del mondo. Un pensiero bambino, non sconfitto dall'immobilità degli esseri umani; una maschera di pietra che cela una tenerezza e la gioia incontrollabile del fare.

È un verseggiare sincopato, istintivo, quasi una danza del pensiero: l'Autore spezza e poi raccoglie riflessi del «non portato a termine», e con essi ricrea i suoi versi. Ognuno è un costrutto a difesa di un sogno mai abbandonato di giungere a un mondo migliore, e la considerazione di non esserci riuscito (e chi mai?) nulla leva a quel nobile desiderio di fare per essere utile al raggiungimento dell'ideale di vita giovanile.

Arduo come risalire un'irta montagna in controvento, leggetelo di notte questo libro, quando vago il pensiero intuisce il non detto e scava, e può forse meglio snudare quella ricerca di trascendenze, e forse si riesce a captare la tensione del Poeta verso l'universale.

Un pensiero bambino,
non sconfitto dall'immobilità
degli esseri umani

È meditazione, è viaggio dentro e fuori di sé: tradotte in miti e idoli, vi s'intravedono, spezzate e trasmutate, politica e sociologia, amarezza per le attese disattese. I testi portano il peso di anni trascorsi a cercare e costruire, ma paiono scritti vedendo con lucida razionalità questo oggi perso nel nulla del vuoto d'ideali, sparso nell'abbandono della mancanza di argini: «Sinistri e maldestri siamo tutti noi – scrive l'Autore in apertura del libro – pensavamo di costruire l'uomo nuovo e non siamo riusciti».

Ma già il testimoniare tutto ciò, il donarci memoria di questo viaggio di transizione, è opera coraggiosa e grande. Anemone come Mario Zicchieri, ad esempio, è un ricordo dello studente diciassettenne del Fronte della Gioventù, assassinato nel 1975 davanti a una sede romana del Movimento Sociale Italiano: «Diranno che agitarsi è pazzia: agli internati nei Gulag, come Pound, ai massacrati dalla democrazia... Intanto il suo sangue si muterà in fiore». Volgere dolore, travagli interiori, personali o politici, in composizioni poetiche di elevata tensione è opera che appartiene alla mitologia: le scabre parole di Pace innalzano a simbolo ogni istante di quanto ci dona.

Eppure, l'ultima sua silloge, Le maschere dell'ottagono, pur pubblicata come raccolta inedita all'interno di Sinistri e maldestri nell'ormai lontano 2007, è incredibilmente sprofondata in quell'illimitato buco nero della critica allineata e politicamente corretta: vale a dire, se sei di destra e scrivi testi sofisticati e intelligenti, devi essere silenziato.

Solo Miro Renzaglia 
ne scrisse su 
Il Secolo d'Italia

Leggiamo ora queste pagine, il cui senso sta racchiuso nel titolo, dove l'ottagono richiama un ideale ponte tra il quadrato, a simbolo di terra, materia e stabilità, e il cerchio: cielo, eternità, divino; e le maschere? Paiono essere i molteplici aspetti di quell'equilibrio e rigenerazione che l'ottagono rappresenta.

«Tutto ciò che è profondo ama la maschera», scrive Pace, che ci narra di quell'«insufficienza che dal basso s'alza», e di quell'«astratto apollineo sempre incubato dentro di noi»: quel nietzschiano impulso alla razionalità, «lama fredda nel ventre per metterci in riga». «Sognatore innamorato che non chiede pegno»: la sua strada «è l'evento. La continua meraviglia schizzata nel tempo».

E sono maschere dell'ottagono le strade della città «lastricate di falso» calpestate «ogni giorno dalla storia millenaria, da illusioni», scrive in questi versi che, se avessero titolo, sarebbero Padre morto bellissimo, perché è al padre tanto amato che son dedicati: «nella grazia d'un corpo ormai andato che reclina, scarno e sfiatato sul mio petto» per un figlio che «ha visto spegnersi la notte, le finte luci della mente ed accendersi – per tua immobile nobiltà – il principio di un altro giorno».

Quella malinconia che trasmuta in un grazie di modestia s'eleva dal Poeta, che non di superbia fu affetto: «Ti ringrazio Signore per quel che non è stato, per quello che non ho fatto».

«Le parole – invoca –
più che scriverle»,
sian lasciate al tempo

E in un tempo lontano, quando «all'orecchio giungeranno i primi suoni del calpestio», lo cercheremo per sempre «nelle radure del bosco filtrate dai raggi d'aprile», giacché è in aprile ch'egli fu «gettato nel tempo», e lo incontreremo ancora nel «palazzo dei suoi silenzi». E non sarà scordato il suo generoso impegno politico di cui pure dai suoi versi, garbatamente, traspaiono cenni di ricordi e nostalgie per gli entusiasmi nella ricerca disperata della costruzione di una migliore vita.

Che resterà dei pensieri e delle opere? La domanda che lo tormenta è celatamente intessuta in quasi ogni suo componimento, il cui senso profondo non resterà – ne siamo certi – solo gelosamente conservato nei cuori degli affiliati a quel laboratorio di vita e poesia che fu il Vertex, da lui e Sandro Giovannini ideato, ma dilagherà e metterà radici in chiunque voglia, con animo aperto, leggerlo.

E resterà il ricordo di un amico carissimo, a cui leggeva i suoi versi e che con il flauto li accompagnava: Ettore Frati. «Aveva vissuto per molti anni in Mozambico e suonava in un complesso. Poi ci fu la rivoluzione e con sua moglie, portoghese, vennero in Italia anche per evitare guai... Non c'è più da oltre venti, anzi trent'anni...». Questo mi ha accennato il Poeta quando gli ho chiesto chi fosse la persona a cui son dedicati i versi che chiudono la silloge, e – seppur la risposta mi è stata inviata per iscritto – la sua voce era rotta, ne son certa, in un fremito di commozione nel ricordare «quei momenti bellissimi».

...

Ho colto l'occasione di porre al Poeta alcune delle domande che mi son sorte in corso di lettura dei suoi testi; così, ecco qui svelato qualche suo piccolo segreto.

I concetti che troviamo espressi nei suoi componimenti sgorgano nella sua mente già espressi nella forma in cui noi li leggiamo? O il lavoro di elaborazione avviene nel trascriverli?

I pensieri, le immagini e i ritmi sgorgano in maniera compressa. Poi si interviene con la traduzione, con la capacità – se si possiede – di dare una forma che non tradisca l'ispirazione.

In questo mondo che fluttua, nella crisi delle ideologie, che cosa cerca Lodovico Pace?

Molto semplicemente cerco di vivere in maniera autentica. Non è facile, però ci provo.

Persino i percorsi d'evoluzione o di passaggio a uno stato superiore, persino le transizioni di vita e di pensiero, possono avere più facce, come solo le maschere permettono di avere?

Le maschere siamo noi e ne abbiamo molte a disposizione. Sono nella profondità del nostro animo. L'importante è sceglierle da soli, avere insomma autonomia senza subire ricatti e pressioni di mode e… starei per dire «interessi usurai».

— Rosanna Romanisio Amerio

Scheda libro

Autore: Lodovico Pace
Titolo: Sinistri e Maldestri
Edizione: Gruppo Ediv Italia
Anno: 2007
Prezzo: € 15,00

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