ROMA CHIEDE, L'EUROPA CONCEDE (A TUTTI) - Esteso e incrementato il margine di bilancio dalla difesa all'energia

La flessibilità di bilancio concessa per la difesa potrà finanziare anche gli investimenti energetici. Roma ottiene che la sicurezza del continente includa gli approvvigionamenti e il costo dell'energia.

ROMA CHIEDE, L'EUROPA CONCEDE (A TUTTI) - Esteso e incrementato il margine di bilancio dalla difesa all'energia

Su richiesta italiana, potrà essere destinato a investimenti che riducano la dipendenza dai combustibili fossili fino allo 0,3% del PIL all'anno, entro un tetto complessivo dello 0,6% nel triennio 2026-2028. La Commissione aveva inizialmente respinto la proposta, indicando nei fondi già disponibili lo strumento per affrontare il rincaro delle bollette. Roma ha insistito e ha usato la possibile rinuncia al programma SAFE, i prestiti europei per la difesa, come leva negoziale per ottenere margini destinabili anche all'energia. Il compromesso mantiene la destinazione strategica della clausola e vi riconosce un posto alla sicurezza energetica.

L'autonomia energetica
diventa parte della
capacità militare

L'intesa incide sul rapporto tra riarmo e reddito. Le maggiori spese militari non dovranno essere compensate per intero con tagli agli interventi civili o con nuove entrate, perché una parte della maggiore spesa consentita potrà sostenere accumuli, pannelli solari, pompe di calore e veicoli elettrici. Per le imprese il beneficio atteso consiste in costi energetici più prevedibili e in una minore distanza dai concorrenti che operano dove l'energia costa meno. Anche le famiglie ne beneficeranno, nel tempo, attraverso bollette meno esposte agli shock internazionali.

La decisione allarga il concetto europeo di difesa. Una capacità militare meglio finanziata resta fragile se l'industria e i trasporti dipendono da forniture controllate altrove, come la guerra in Ucraina e le crisi mediorientali hanno reso evidente: un'interruzione degli approvvigionamenti si trasferisce in tempi brevi sui prezzi e sulla competitività. L'autonomia energetica è perciò parte della capacità militare, perché condiziona la possibilità di sostenere nel tempo qualsiasi politica di sicurezza.

Anche le famiglie
beneficeranno di bollette
meno esposte agli
shock internazionali

Sul piano dei conti pubblici muta il criterio di valutazione del deficit. Per anni è stato misurato soprattutto nella sua entità; la nuova disciplina considera anche la destinazione della spesa. Il debito italiano resta elevato e impone prudenza, ma un investimento che riduce una dipendenza strategica ha effetti diversi da una spesa che si esaurisce nell'esercizio in cui è iscritta.

La linea richiama il rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea, dove difesa, energia e industria formano un insieme coerente. Non sono emerse prove pubbliche di una sua consulenza diretta a Palazzo Chigi su questa proposta; è però riconoscibile una continuità di impostazione, che utilizza una necessità ormai evidente per modificare regole che avevano ridotto la capacità d'azione degli Stati e dell'Unione.

Roma ha usato la possibile
rinuncia al programma SAFE
come leva negoziale
per ottenere margini
destinabili all'energia

Il risultato politico europeo è già acquisito; la scelta italiana per il 2027 e il 2028 resta invece soltanto annunciata, non ancora iscritta nei bilanci. Il suo esito economico dipenderà dall'attuazione. La norma non autorizza sussidi indiscriminati ai combustibili fossili e richiede interventi coerenti con la transizione energetica. Reti, accumuli e produzione nazionale possono abbassare i costi nell'arco di alcuni anni; interventi frammentari si limiterebbero a rinviarli, e trasformerebbero il margine ottenuto in nuovo debito privo di effetti duraturi.

— Severin Azimut