DIETRO L'ECCIDIO DI CEFALONIA. UNA PICCOLA STORIA NOBILE DI ONESTÀ INTELLETTUALE
Verità svelate, disincanto dal socialismo sovietico e dal comunismo partigiano italiano, fino alla revisione delle falsità su Cefalonia.
Metti un comunista piemontese in Unione Sovietica nel 1921 per servire la causa marxista, poi ucciso dalle purghe staliniane, e uno scrittore ebreo che ne riscatta la memoria in un libro; aggiungi una traduttrice russa che, da sostenitrice del socialismo sovietico, ne diventa critica implacabile e finisce rinchiusa in campo di internamento; in più, un autore italiano ex partigiano che, in un viaggio nella capitale russa, la conosce e ne racconta la vita in un libro.
L'autore è Marcello Venturi: figlio di Ugolino, capostazione mazziniano e antifascista, che dopo l'8 settembre gli consiglia di unirsi ai partigiani. Marcello entra così nella Resistenza, aderendo poi al Partito Comunista, da cui si allontana, disgustato dalla doppiezza e dal cinismo di molte posizioni politiche dopo la sanguinosa repressione a Budapest del 1956. È in quell'anno che Venturi straccia la tessera del Partito Comunista e, con altri intellettuali, lascia «l'Unità». Il suo esordio letterario era avvenuto nel '46 sulla rivista «Il Politecnico» di Elio Vittorini. Venturi, Vittorini, insieme anche a Italo Calvino, a fianco del quale Venturi aveva vinto ex aequo nel 1946 il premio bandito dal quotidiano comunista «l'Unità», divennero figure di spicco della letteratura italiana neorealista e antifascista, uniti in un percorso professionale che ha segnato la storia dell'editoria italiana del Novecento.
Dopo l'invasione dell'Ungheria,
Marcello Venturi straccia
la tessera del Partito Comunista
Venturi nel '68 si trova ad essere, insieme a Cino Chiodo, Piero Galliano ed Ercole Tasca, uno dei fondatori del Premio Acqui Storia con sede nel comune alessandrino di Acqui Terme, di radicate tradizioni operaie e di sinistra. Il Premio viene istituito per commemorare i militari della Divisione Acqui caduti nell'eccidio avvenuto per mano di militari tedeschi nell'isola greca di Cefalonia dopo l'armistizio dell'8 settembre '43: divisione che, a dispetto del nome, non contava acquesi tra le sue fila. Il «caso» sta nel suo libro su quei tragici fatti, pubblicato nel '63 con Feltrinelli: Bandiera bianca a Cefalonia.
Accadde poi nel 2007 che ad Acqui diventasse assessore alla cultura – per la prima volta dal '45 – un esponente di Alleanza Nazionale: Carlo Sburlati, primario ospedaliero e giornalista, apprezzato relatore in congressi internazionali. Organizzare annualmente i prestigiosi premi Acqui Storia è fra i vari compiti dell'assessorato. Ed è questo lo snodo cruciale di questa articolata storia, in cui il «prima» e il «dopo» della vita e delle idee dei protagonisti s'incrociano. Appena nominato assessore, ricevette la visita di Venturi: «Non conoscevo di persona Marcello, ma avevo apprezzato i suoi romanzi e saggi, e lui conosceva me come medico e aveva letto miei saggi e volumi storici», scrive Sburlati in Da Cefalonia al Premio Acqui Storia, testo inserito negli Atti dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere, pubblicato in luglio 2026.
Nel 2007 Venturi incontra
il nuovo assessore
alla cultura di Acqui:
Carlo Sburlati in quota AN
Fu in quell'incontro del 2007 che Venturi gli propose di presentare, sotto l'egida di Acqui Storia, il volume dello scrittore ebreo Gabriele Nissim (che sta all'inizio di questa storia) Una bambina contro Stalin (Mondadori): l'odissea del comunista Luciano De Marchi, emigrato nel 1921 in Russia e lì fucilato nel 1938 durante le purghe di Stalin come presunta spia fascista, raccontata attraverso le struggenti parole della figlia. L'assessore accetta e lo prega di estendere l'invito anche a Julija Dobrovol'skaja, la russa italianista, traduttrice di Venturi, che lo scrittore aveva conosciuto in un viaggio in Russia e di cui, nel '96, aveva scritto la triste storia nel romanzo Via Gorki, 8 interno 106: cronaca del disincanto di un'appassionata sostenitrice del socialismo sovietico, trasformatasi in una sua critica implacabile.
Avvenne così che martedì 13 novembre 2007, a Palazzo Robellini, si svolse la presentazione del libro Una bambina contro Stalin. Relatori: Marcello Venturi, Gabriele Nissim, Julija Dobrovol'skaja, lo storico e divulgatore culturale Carlo Prosperi e Sburlati, che così ricorda: «Mi colpì una frase di Venturi, sottolineata e sviluppata da Nissim: "Certamente questo libro sarebbe stato molto più diffuso, commentato dalla grande stampa, letto e distribuito nelle scuole se avesse avuto come titolo o come argomento Una bambina contro Hitler"».
Julija Dobrovol'skaja
da sostenitrice del socialismo
sovietico ne diventò
critica implacabile
Da quell'evento si consolida tra Venturi e Sburlati una salda amicizia culturale, basata anche su di un forte revisionismo politico da parte di Venturi.
Annota Sburlati: «In uno dei nostri ultimi incontri, presente il prof. Prosperi, mi confidò di essere rimasto a disagio nelle riunioni del Premio Acqui Storia in cui alcuni giurati, molto politicizzati, erano apodittici e prevaricanti nel voler imporre le proprie scelte sui libri da premiare. Vantavano spesso rodomontesche gesta contro tedeschi e fascisti, mentre Venturi, per la sua indole riflessiva, mite e pacifica, quando si profilavano scontri con i nemici preferiva sottrarsi e fuggire. "La mia Resistenza, come quella di moltissimi altri partigiani, è stata più di fughe che di assalti", concludeva».
L'amicizia fra i due studiosi si basava anche sul comune riesame della verità sull'eccidio di Cefalonia del '43. Sburlati aveva recensito altri due testi, La tragedia di Cefalonia. Una verità scomoda e I caduti di Cefalonia, fine di un mito (IBN, 2004 e 2006), scritti da Massimo Filippini, figlio del maggiore Federico, fucilato dai tedeschi. Notando discrepanze sulle cifre di quella strage, che nel testo di Filippini risultavano decisamente più basse di quelle indicate da Venturi, ne chiese conto all'amico.
Sulle cifre dell'eccidio
di Cefalonia, Venturi
si era fidato di una "vulgata"
«Con un certo imbarazzo, quasi scusandosi», scrive Sburlati, «mi rispose che era stato incuriosito da un testo pubblicato sulla rivista "Il Ponte", a firma di Amos Pampaloni, ex capitano d'artiglieria della Divisione, fra i primi ad aprire il fuoco contro i tedeschi, e si era basato in gran parte sulla sua ricostruzione di quei tragici eventi. Col passare degli anni Venturi si era accorto che le cifre riportate nel suo libro erano esagerate, non veritiere, frutto di una "vulgata" che non si riusciva più a correggere, e mi confidò che avrebbe partecipato volentieri ad un incontro-dibattito con Filippini e altri storici seri come Elena Aga Rossi».
Nel 2008 Venturi ha lasciato questa vita, ma nel 2014 Sburlati, ad Acqui, ha organizzato quanto da lui auspicato: un dibattito che, partendo dai libri di Filippini, ha messo in evidenza falsità e disinformazioni sulla tragedia di Cefaloniae, con prove documentali, il fatto che il numero dei caduti nei combattimenti o passati per le armi dopo la resa doveva essere ridimensionato. L'8 settembre 2018, sempre a cura dello studioso, si è tenuto ad Acqui un convegno sul saggio di Elena Aga Rossi Cefalonia. La resistenza, l'eccidio, il mito, edito dal Mulino, che ha ridimensionato ampiamente la «vulgata resistenziale» di Cefalonia, evidenziando contraddizioni nel comportamento del capitano d'artiglieria Pampaloni, colui che aveva ispirato alcuni dati storico-militari del romanzo di Venturi.
Per la cronaca, il libro di Aga Rossi, entrato nella cinquina del Premio Acqui Storia, era stato oggetto di una violenta presa di posizione da parte dell'Associazione Reduci Acqui e dell'ANPI, che avevano definito «un oltraggio alla Resistenza» l'eventuale premiazione.
– Rosanna Romanisio Amerio