MEGAMODERNITÀ - un libro di Vanni Codeluppi

MEGAMODERNITÀ - un libro di Vanni Codeluppi

La Storia è finita. Con il trionfo del postmoderno si è entrati in una fase in cui il nostro sistema di vita, così come si è sviluppato, subirà, non una battuta d’arresto, seppur lunga e dolorosa, ma il colpo di grazia. Come in un’apocalisse laica, il vecchio mondo s’inabisserà e ne nascerà uno nuovo, i cui contorni non sono più definibili con i modelli conosciuti. Una lettura della Storia come una serie di epoche circoscritte che vengono separate dal passato con una cesura netta, di solito violenta. Una lettura a compartimenti stagni che vede solo l’evento terminale scorporandolo dal resto. L’Ancien Régime rotolò giù con le teste dei nobili mozzate dall’arroganza violenta e giacobina. L’Austria Felix venne inghiottita dal grande massacro della prima guerra mondiale. Gli zar furono spazzati via nel sangue dalla presunta rivoluzione purificatrice. Insomma, la Storia spiegata per salti come se la scienza paleontologica si accontentasse della spiegazione dell’asteroide cattivo che estinse i dinosauri. Questi salti sono anticipati da anni, se non da secoli, di lenta involuzione che poi portò al tracollo che assume le sembianze dell’immediatezza. Anche oggi la teoria dei salti ha cercato di spiegare la modernità, la sua fine e l’avvento della postmodernità vista come esito finale della Storia che si arresta e che apre il fianco all’età dell’Apocalisse in cui tutto avrà una risoluzione.

È di Codaluppi il concetto
di vetrinizzazione del mondo,
quel deragliamento che fa affiorare
e mette sotto i riflettori le zone
più private della nostra vita
e dei nostri sentimenti

Per confutare questa idea, Vanni Codeluppi pubblica da Laterza il suo ultimo saggio, Megamodernità, che in qualche modo è una summa o un compendio delle idee sviluppate singolarmente nei suoi saggi precedenti. L’autore è conosciuto per il suo concetto di vetrinizzazione del mondo, quel deragliamento che nel corso del tempo ha costretto, prima le merci, poi i nostri corpi, a una sovraesposizione che fa affiorare e mette sotto i riflettori anche le loro porzioni più intime, come fa con le zone più private della nostra vita e dei nostri sentimenti. Ma il problema della vetrinizzazione della società è solo un tassello che compone la più variegata topografia della modernità nella sua versione mega. Si parte dalla contestazione di un assunto che per Codeluppi deve essere rivisto integralmente. Non si può parlare, osservando la realtà attuale, di postmodernità ma di megamodernità. La metamorfosi cui assistiamo è in perfetta successione col passato e ne rappresenta la prosecuzione patologica. Una sorta di ultima, o penultima corruzione che ancora non si pone al di là della cesura che ne sancirà il crollo, anche se in esso tutti i segnali di implosione affiorano.

La megamodernità è caratterizzata dalla ulteriore trasformazione delle coordinate spazio-temporali. Da un lato il tempo assume una nuova brusca accelerazione che lo rende sempre più veloce ed evanescente, tanto da fagocitare termini come passato e futuro, dilatando, in un presente privo di connessioni, il susseguirsi degli accadimenti. Dall’altro lo spazio tende a comprimersi oltremisura avvicinando luoghi e persone che sembrano ammassarsi come sardine. La risultante di questa accelerazione temporale e compressione spaziale genera una comune perdita di senso. Conseguenza di questa risultante è la desertificazione dei modi di comunicare che si spostano verso la rappresentazione televisiva che avviene per immagini che tendono a espungere le parole. Comunicazione sincronica che abolisce qualsiasi successione diacronica, se è vero che una spiegazione verbale prevede delle premesse (passato), una dissertazione (presente) che conduce a delle conclusioni (futuro). È per questo motivo che la tendenza alla vetrinizzazione delle merci prima, dei corpi e delle menti poi prende il sopravvento. È pura forma omologata di una comunicazione per immagini e che non prevede nessun’altra profondità al di sotto dell’epidermide esposta. Si invera la dichiarazione di Andy Warhol: «Se volete sapere tutto su Andy Warhol, basta che guardiate la superficie: quella dei miei quadri, dei miei film e la mia. Lì sono io. Non c'è niente dietro».

I corpi, i negozi, le città,
le multinazionali, sempre
si salderanno insieme.
L’ultimo passo prima
dell’estinzione sarà un’unica
immensa metropoli

La megamodernità, in perfetta continuità col passato, tende a deformare, oltre al tempo e allo spazio, anche le dimensioni. Il vecchio piccolo esercizio commerciale passa al minimarket, soppiantato dal supermarket, dal megastore che si dilata nell’ipermercato. Le merci devono ruotare il più velocemente possibile. Il capitalismo raggiunge la sua fase ipercinetica e assume le forme del biocapitalismo con la partecipazione del consumatore all’interno dei processi produttivi e distributivi. Esempio tipico di questo scivolamento sono le casse dei supermercati in cui il consumatore si sostituisce all’inserviente. Il gigantismo, oltre che gli esercizi commerciali, influenza le forme, sempre più grandi, delle metropoli che tendono a uniformare il loro aspetto e delle multinazionali che, di acquisizione in acquisizione, crescono in volume, diminuendo di numero. Per non parlare dei corpi. Mini, Super, Mega, Iper, in termini di velocità (la produzione e la rotazione delle merci), di dimensioni (gigantismo), di desiderio abnorme (consumo compulsivo). Un’accelerazione deformante e una crescita elefantiaca.

I corpi, i negozi, le città, le multinazionali, sempre più frenetici, sempre più grandi, si salderanno insieme. L’ultimo passo prima dell’estinzione sarà un’unica immensa metropoli, fornita da un unico ipermercato onnipresente, rifornito da un’unica multinazionale universale. Eterogenesi dei fini. Il mercato dei molti che genera, prima della fine, il monopolio planetario e che somiglia molto al cammino delle religioni cui può essere equiparato. Dall’animismo delle divinità in continua crescita, al politeismo del molteplice ma contenuto pantheon olimpico, ai tre grandi monoteismi del Dio solipsista: il primo (ebraismo) residuale, gli altri due (cristianesimo e islam) in lotta tra loro per il dominio monopolistico delle anime. Il gigantismo, di cui la megamodernità è forse l’ultima fase, preannuncia l’implosione catastrofica per una scelta evolutiva che, ritenuta benefica, rivela invece il germe velenoso della distruzione. La velocità ipercinetica superficiale si trasformerà in stasi, i corpi ipertrofici svaniranno. Il calore caotico della moltitudine si fisserà nella congelata unità omologa. Rigor mortis.

Il capitalismo raggiunge
le forme del biocapitalismo
con la partecipazione
del consumatore all’interno
dei processi produttivi e distributivi

Leggendo il saggio di Codeluppi mi torna in mente la parabola darwiniana dell’evoluzione dei rettili che, dopo una sempre più rapida ascesa, scelsero la strategia del gigantismo per affermarsi universalmente nel loro mondo. Come è andata a finire è noto e, meteorite o no, i loro corpi sempre più enormi ne decretarono un’estinzione epocale. Parabolache somiglia molto a ciò che sta accadendo oggi nella fase della megamodernità. I rettili, che dominano ancora il mondo, anche se non in modo esclusivo, impararono che per sopravvivere è più utile avere corpi piccoli, dosare meglio le proprie forze in primo luogo non sprecandole, adottando una strategia della lentezza: il crogiolarsi al sole dei coccodrilli, che permette brevi, esplosivi attimi di attività predatoria o riproduttiva che assicurano loro la sopravvivenza, il godimento e la felicità. Insomma, i rettili, privi di pensiero mammifero, hanno imparato la lezione che la megamodernità non ha appreso, indirizzandoci, nessuno escluso, verso una nuova drammatica danza macabra.

– Mario Grossi

Titolo: Megamodernità. Capire la società
Autore: Vanni Codeluppi
Editore: Laterza
Collana: Sagittari Laterza
Anno: 2026
Pagine: 160
Prezzo: € 16,00
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