La scuola è gratuita. Basta non frequentarla
La scuola pubblica è gratuita solo sulla carta. Tra corredo, libri, trasporti e bonus territoriali, il diritto all’istruzione presenta ogni settembre il conto alle famiglie.
La scuola pubblica italiana è gratuita. Lo stabiliscono i princìpi, lo ripetono i discorsi ufficiali, lo ricordano le circolari. Poi arriva settembre e la gratuità entra in cartoleria. Zaino, quaderni, diario, penne, astuccio, materiale da disegno, calcolatrice. Seguono i libri, i trasporti, la mensa e, dove richiesti, i dispositivi digitali. Nessuno presenta una retta alle famiglie: sarebbe inelegante. Il conto viene diviso in tante spese più piccole, così conserva le buone maniere e sembra quasi che non esista.
Secondo le stime diffuse da Federconsumatori, nell’anno scolastico 2026-2027 il corredo e i successivi ricambi possono costare in media 673,60 euro per studente: circa l’11 per cento in più rispetto al 2023. Sommando libri e altre voci, alcune associazioni arrivano a prospettare esborsi vicini ai 1.300 euro. I librai contestano questa cifra, perché riunisce acquisti differenti e considera annuali anche beni destinati a durare. La disputa sul totale è legittima. Il portafoglio delle famiglie, intanto, ha il cattivo gusto di svuotarsi anche quando gli esperti non concordano sulla somma.
La scuola pubblica
italiana è gratuita?
Ecco i conti.
Il punto decisivo è la natura della spesa. Una vacanza può essere accorciata, un vestito rimandato, un’uscita cancellata. Il materiale chiesto dalla scuola deve essere comprato e deve esserlo subito. L’obbligo appartiene allo Stato; il costo necessario per rispettarlo viene in buona parte consegnato alla famiglia. È una tassa senza il fastidio di chiamarsi tassa, riscossa dai negozi e assente dai bilanci pubblici. Un sistema fiscalmente impeccabile: lo Stato impone, il genitore paga e nessuno deve nemmeno approvare una legge finanziaria.
Poi ci sono i libri. Ogni anno compaiono nuove edizioni, eserciziari da compilare, allegati, piattaforme e codici digitali utilizzabili una sola volta. Il vecchio volume può essere corretto, completo e quasi intatto; gli manca però la qualità decisiva: produrre un nuovo acquisto. Il mercato dell’usato viene ristretto dagli stessi strumenti presentati come innovazioni didattiche. Talvolta l’aggiornamento è necessario. Altre volte consiste nello spostare tre capitoli, cambiare la copertina e trasformare il libro del fratello maggiore in un reperto archeologico.
Per alleggerire il peso esistono bonus, rimborsi, comodati e contributi. Cambiano però da Regione a Regione e da Comune a Comune: soglie Isee, importi, scadenze e procedure. Il diritto all’istruzione è nazionale; la possibilità di esercitarlo a costi sostenibili dipende dal codice postale. Due famiglie con lo stesso reddito possono ricevere trattamenti diversi perché abitano a pochi chilometri di distanza. Chi ha bisogno di aiuto deve inoltre dimostrare di essere abbastanza informato, puntuale ed efficiente da ottenerlo. È il consueto esame di ammissione al bisogno. L’uniformità resta nei programmi ministeriali; quando arriva il momento di pagare, il regionalismo diventa improvvisamente una vocazione nazionale.
Se l’istruzione è obbligatoria,
il materiale indispensabile
dovrebbe essere
realmente accessibile.
La disuguaglianza scolastica comincia prima della prima lezione. Comincia davanti allo scaffale, quando una famiglia può acquistare tutto ciò che viene richiesto e un’altra deve scegliere che cosa rinviare. Continua con la connessione internet, il computer, i trasporti, la mensa, lo sport e le attività integrative. Alla scuola viene affidato il compito di ridurre le differenze sociali; intanto quelle differenze entrano in aula insieme agli studenti, dentro gli zaini. Alcuni zaini costano più di altri. Alcuni pesano anche di più.
Se l’istruzione è obbligatoria, il materiale indispensabile dovrebbe essere realmente accessibile. Servono biblioteche scolastiche, comodato d’uso, libri progettati per durare, criteri nazionali uniformi e contributi comprensibili. Il resto è una formula buona per le cerimonie e completamente gratuita, quella sì. La scuola italiana resta gratuita. A pagamento sono soltanto le condizioni necessarie per frequentarla.
— Aristea