IL LEVIATANO GENTILE - "Vuole andare sui social? Documenti, prego. Lo facciamo per i suoi figli"
Siamo talmente assuefatti all'idea che lo Stato debba proteggerci che non badiamo più alle notizie con cui il grande Leviatano allarga la propria presa su di noi. La Francia ha approvato il divieto di accesso ai social per i minori di quindici anni. La ragione dichiarata è motivata: dipendenza, cyberbullismo, la sofferenza di ragazzi esposti senza tregua e senza sonno. Nessuno è obbligato a fingere che questi problemi non esistano, né a scambiare TikTok e Instagram per innocenti piazze di paese. Eppure la vera posta non è il male denunciato, ma il potere che, per arginarlo, siamo disposti a consegnare allo Stato in nome della protezione dei ragazzi.
Il divieto pensato
per pochi si rovescia
in obbligo per tutti
Per impedire a un quattordicenne di aprire un profilo occorre sapere quanti anni abbia chiunque provi ad accedere. Un documento d'identità, una stima biometrica del volto: il metodo potrà cambiare, il principio resta. Ogni utente dovrà dimostrare di essere abbastanza adulto per entrare, anche chi ha cinquant'anni e usa un social per lavoro o per scambiare fotografie con amici lontani. Il divieto pensato per pochi si rovescia in obbligo per tutti. Non è nemmeno un sospetto da malpensanti: annunciando la misura, il governo francese ha ammesso che per alcuni mesi tutti dovranno dimostrare la propria età, e che l'account di chi non ha ancora quindici anni verrà chiuso. L'obbligo generale non è un effetto collaterale dai soliti sospettosi: è la forma dichiarata con cui la norma si presenta.
Una volta aperto, questo varco resta aperto. Oggi serve a verificare l'età; domani può adattarsi ad altri contenuti, ad altre soglie di tolleranza e intolleranza. Non servono complotti. È già accaduto. In Francia alcuni poteri nati con lo stato d'emergenza dopo gli attentati del 2015 entrarono nel diritto ordinario nel 2017. Negli Stati Uniti, quattordici delle sedici disposizioni temporanee del Patriot Act furono rese permanenti. Le infrastrutture di controllo nascono per un'emergenza, le sopravvivono, e restano a disposizione per essere superate alla emergenza successiva.
Il Leviatano mette un tornello
all'ingresso di ogni spazio
digitale, e decide chi passa,
e a quali condizioni
Il Leviatano contemporaneo ha imparato a crescere senza mostrare i denti. Si presenta come tutore, invoca la salute e la difesa dei più fragili. Ogni causa possiede una sua nobiltà, e proprio per questo disarma chi vorrebbe discuterne i mezzi: contestare il dispositivo equivale presto a sembrare indifferenti al problema che lo giustifica. Chi obietta sulla verifica generalizzata dell'identità viene ricacciato davanti al volto del ragazzo che lo schermo isola e perseguita. La domanda sulla libertà scompare sotto il peso della compassione, e il consenso si ottiene per via morale, quasi amministrativa. Mentre una nuova porzione di vita privata passa sotto sorveglianza.
Una società libera sa che la protezione ha un limite. Può obbligare le piattaforme, vietare i congegni disposti per trattenere gli utenti, punire gli abusi. Cioè: colpire il problema senza schedare chi ne resta estraneo. Verificare l'età fa dell'altro. Mette un tornello all'ingresso di ogni spazio digitale e, anche quando la prova rimane anonima, il principio non cambia. È la forma mite del controllo — ci chiede il permesso a ogni passaggio, e ci convince che sia per il bene dei nostri figli.
— Miro Renzaglia