TRA BOLOGNA E VANNACCI - da opposti estremismi a cancrene parallele

TRA BOLOGNA E VANNACCI - da opposti estremismi a cancrene parallele

Abderrahim Fakir è morto a Bologna, nel quartiere Pilastro, durante un intervento di polizia. Era a terra, immobilizzato. Chiedeva aiuto. Implorava gli agenti di fermarsi. Poi ha smesso di parlare.

Si potrà discutere la qualificazione penale dei fatti, il grado della colpa, la volontarietà o meno delle condotte. Ma una cosa resta: un uomo è morto mentre era sotto il controllo dello Stato. Questo basta a imporre una domanda sulle responsabilità. Non basta, invece, a trasformare quella morte in una sentenza politica già scritta.

Il giorno seguente il sindaco Matteo Lepore ha convocato un presidio in piazza Nettuno. Doveva essere un momento pubblico di raccoglimento e di richiesta di verità. Un'iniziativa istituzionale, statica, senza comizi.

Quando mancano idee
per opporsi al potere,
si usano i morti

Poi una parte della piazza ha deciso di muoversi verso la Prefettura e la Questura. Il corteo non era stato convocato dal Comune. Si è formato dentro l'area antagonista. La richiesta di giustizia è diventata accusa generale allo Stato. La morte di Fakir è stata arruolata in una mobilitazione politica contro il governo e contro la polizia.

Davanti alla Prefettura sono volati bottiglie, pali e almeno una bomba carta. Alcuni manifestanti hanno danneggiato i mezzi della polizia. Gli agenti hanno risposto con idranti, lacrimogeni e manganelli. La richiesta di verità era ormai diventata ricerca dello scontro.

La responsabilità materiale dei singoli atti dovrà essere accertata. Quella politica della strumentalizzazione è già visibile. Quando mancano idee per opporsi al potere, si usano i morti. Li si sottrae alla loro storia, li si trasforma in simboli, li si mette in testa al corteo.

Vannacci parla
di satira. Ma la satira
non cancella ciò che mostra

Nelle stesse ore Roberto Vannacci diffondeva un video generato con l'intelligenza artificiale. Si presentava come un imperatore romano nel Colosseo. Nell'arena comparivano legati Elly SchleinGiuseppe ConteRomano Prodi e Laura Boldrini. Vannacci abbassava il pollice e li condannava alla morte.

Il video veniva presentato come satira. Ma la satira non cancella ciò che mostra. Gli avversari politici non vengono contestati, ridicolizzati o sconfitti. Vengono consegnati a un boia. Quel Giuseppe Barboni, l'uomo diventato noto per avere colpito un immigrato. Il video non prende le distanze da quell'episodio. Lo usa. Trasforma Barboni in gladiatore. Converte una violenza privata in una medaglia politica.

Il video converte
una violenza privata
in una medaglia politica

La provenienza materiale del filmato resta opaca. Il video è apparso su un profilo collegato al tesseramento di Futuro Nazionale. Il coordinatore del movimento, Massimiliano Simoni, ha negato che il partito lo abbia prodotto. Vannacci, però, lo ha rilanciato e difeso. Questo basta a renderne pubblica l'assunzione politica.

A Bologna un uomo muore durante un intervento di polizia e quella morte viene subito trasformata in una bandiera contro lo Stato. Nel video di Vannacci, un uomo che ha scelto di colpire personalmente un immigrato viene trasformato in eroe, mentre gli oppositori politici vengono messi nell'arena.

La strada offre immagini
alla propaganda. La propaganda
restituisce legittimità
alla violenza della strada

Ti sembra ancora uno scontro tra opposti estremismi? Guarda meglio. I fatti non sono uguali. Le responsabilità non sono uguali. Ma il meccanismo politico si somiglia.

Gli uni usano il morto. Gli altri celebrano chi picchia. Gli uni cercano nella piazza lo scontro con la polizia. Gli altri preparano con l'intelligenza artificiale l'esecuzione simbolica degli avversari. La violenza reale e quella virtuale finiscono così per saldarsi. La strada offre immagini alla propaganda. La propaganda restituisce legittimità alla violenza della strada.

Si chiamavano opposti estremismi. Oggi sono soprattutto cancrene parallele.

— Aristea