IL BULLO E LA PREMIER

IL BULLO E LA PREMIER

Si può non amare Giorgia Meloni, non credere al suo patriottismo da governo, non avere alcuna voglia di difendere Palazzo Chigi. Tutto vero. Però quando Donald Trump pubblica un meme in cui la premier italiana viene ridotta a donna appiccicosa da tenere lontana con un «ordine restrittivo», il bersaglio non è soltanto lei. È anche il Paese che rappresenta.

La scritta è: «Restraining order needed». Tradotto: ordine restrittivo. Qui naturalmente è usato come battuta. Ma le battute non sono mai innocenti quando partono dal più forte e colpiscono il più debole. Trump non contesta una linea politica, non discute NATO, Iran, basi militari, Europa. Fa quello che sa fare meglio: abbassa tutto a umiliazione personale.

«Restraining order needed»,
naturalmente è usato
come battuta. Ma le battute
non sono mai innocenti

Prima racconta che Meloni avrebbe quasi implorato una foto con lui al G7. Poi la rappresenta come una leader in cerca della sua approvazione. Infine arriva il meme: la presidente del Consiglio trasformata in fan respinta, in corteggiatrice molesta, in figura da allontanare. Il sottotesto è chiarissimo. Con un uomo al posto suo, la gag avrebbe avuto un altro peso. Con una donna funziona perché la riporta nel repertorio più vecchio: adorante, insistente, ridicola, bisognosa. Vi pare un caso?

Meloni ha scommesso la propria credibilità internazionale sul rapporto con la destra americana: atlantismo muscolare, amicizia conservatrice, Occidente forte, foto giuste nei consessi giusti. Ora il capo del recinto le ricorda che il recinto non è casa sua. Finché applaudi, esisti. Quando ti permetti una distanza, diventi materiale comico.

A sinistra qualcuno riderà. Male. Si può fare opposizione a Meloni senza applaudire l’umiliazione dell’Italia. Qui non c’è solo la leader di Fratelli d’Italia messa alla berlina. C’è il presidente americano che tratta la premier italiana come una comparsa da social. Chi non distingue la critica politica dalla degradazione personale non sbaglia per ingenuità: è complice. E forse, sotto sotto, pensa ancora che una donna al potere sia un’anomalia da correggere.

I trumpiani nostrani diranno che era ironia, che bisogna saper stare al gioco, che il politicamente corretto non capisce le battute. Vecchia scusa. Il loro umorismo funziona sempre nello stesso verso: dall’alto verso il basso, dal maschio dominante verso la donna da ridicolizzare, dall’impero verso l’alleato da rimettere in fila.

I trumpiani nostrani
diranno che era ironia.
Vecchia scusa. Il loro umorismo
funziona sempre
dall'alto verso il basso

Trump comunica così perché governa così. La diplomazia diventa sfottò. L’alleanza diventa fedeltà personale. La politica estera diventa una prova di sottomissione davanti alla platea digitale. Non è folklore. È potere che si diverte a mostrarsi senza educazione, perché sa che molti chiameranno forza la maleducazione.

Meloni non è l’Italia intera, e per fortuna. Ma quando un presidente americano la usa come bersaglio da meme, l’Italia intera viene chiamata in causa. Per una volta, niente risatine di parte. Il bullo ha fatto il bullo. E un Paese che ride mentre il più forte umilia il proprio capo di governo non sta facendo opposizione. Sta solo confessando di essersi abituato alla propria irrilevanza.

– Aristea