LE FINESTRE DI FRONTE - un romanzo di Georges Simenon

LE FINESTRE DI FRONTE - un romanzo di Georges Simenon

Che Georges Simenon non sia solo un prolifico scrittore di romanzi gialli lo sapevamo già. Per chi ancora non se ne fosse accorto, basterebbe l’intera sua opera, fatta non solo di noir, ma anche di quei testi che vengono definiti romanzi duri e che Adelphi continua meritoriamente a pubblicare. La capacità dell’autore di scavare nel profondo della psiche dei suoi personaggi, dote celebrata da molti, è solo uno degli aspetti che rendono grande la sua scrittura. Simenon sa soprattutto descrivere, con acume profondo, gli scenari, gli ambienti, il sentimento generale che li permea e fa affiorare, con forza evocativa, l’umore unico della scena. È nella descrizione della cornice che sta la sostanza della tela.

Ne è un esempio didascalico il romanzo Colpo di luna, ambientato nel Gabon degli anni Trenta, che racconta senza filtri lo sfruttamento, il razzismo e il degrado morale dei bianchi nelle colonie africane, senza che di questo si ritrovi traccia apparente nelle righe. Quello che viene restituito — le pagine che si leggono ne sono intrise — è il trasudare di un caldo umido e stordente, il baluginare del sole che acceca e colpisce sulla nuca con la forza di un maglio, l’invadenza degli insetti, delle malattie endemiche e striscianti. Tutto insieme costruisce una danza macabra che non conduce a nulla se non all’apatia dei «negri» — così li definisce nel 1933, quando lo scrisse — che rifiutano qualsiasi lavoro, alla riluttanza dei bianchi che affogano nei liquori schivando ogni responsabilità, alla vita senza senso condotta da uomini spiaggiati, bianchi e neri, senza un domani e privi anche di quella minima energia necessaria per credere in un presente che si trasforma in un sudario grigio, capace di avvolgere e stritolare ogni cosa.

Il romanzo racconta senza
filtri lo sfruttamento, il razzismo
e il degrado morale
dei bianchi nelle colonie africane

Dove Simenon porta questa impostazione al suo punto più alto è però in un altro romanzo, Le finestre di fronte, che per me è il miglior scritto sul comunismo e il miglior testo per capire la sua ideologia mortifera. Esiste una bibliografia sterminata sul tema. Soprattutto una memorialistica eccellente, dal punto di vista letterario, che ci ha permesso, nonostante i molti veti che le venivano imposti, di conoscere gli orrori del comunismo.

Basti ricordare, di Aleksandr SolženicynUna giornata di Ivan Denisovič più ancora di Arcipelago Gulag, o I racconti di Kolyma di Varlam Šalamov, che hanno raccontato il mondo della repressione carceraria in Unione Sovietica. Oppure Speranza abbandonata di Nadežda Mandel’štam, moglie di Osip Mandel’štam, che restituisce il brutale accerchiamento degli intellettuali, fino al silenzio e alla deportazione. E ancora Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler, in cui purghe, processi, confessioni coatte e inferno concentrazionario sovietico sono descritti in modo inequivocabile. Senza contare i titoli più scontati, come La fattoria degli animali e 1984 di George Orwell, o Il libro nero del comunismo, con la sua cruda conta dei morti e le mani lorde di sangue degli aguzzini accecati dal fanatismo.

Si potrebbe continuare all’infinito, senza però riuscire a cogliere nel suo complesso la demonia che sta alla base del comunismo. Per afferrarne il senso più profondamente abietto è necessario leggere, come dicevo, Le finestre di fronte di Simenon. Può un romanzo che racconta una storia d’amore descrivere meglio di chiunque altro il maleficio profondo su cui è incardinata l’ideologia comunista? Sì, lo può, se a scriverlo è Simenon. Una banale storia d’amore viene completamente trasformata dal sottotesto che affiora proprio nella descrizione della scena in cui i fatti sono incardinati.

Può un romanzo d’amore
descrivere meglio di chiunque
altro il maleficio profondo
su cui è incardinata
l’ideologia comunista?

La storia si svolge a Batum, città sul Mar Nero e provincia all’apparenza semidimenticata dell’impero sovietico. Adil bey, giovane console turco, arriva in città per sostituire il suo predecessore, morto in circostanze mai chiarite. L’arrivo non è dei migliori. Adil bey scopre che il suo ufficio è stato svuotato di ogni cosa ed è dominato da «una sporcizia lugubre», che rende ancora più tetro un luogo già triste di suo. Ha bisogno di nuovi mobili e di una persona che si occupi di ripulire tutto.

È a questo punto che entra in scena Sonia, la segretaria del suo predecessore, che sarà anche la sua. Sonia, che si scoprirà essere la sorella del capo della GPU locale e anch’essa inserita nei suoi organici, si offre di aiutarlo a trovare ciò che gli serve. Qui cominciano le difficoltà. Nessuno gli dice di no: gli ripetono soltanto che bisogna avere pazienza, che le cose si troveranno, che tutto andrà a posto. Ma niente accade. I giorni passano e Adil bey comincia a deprimersi. Non c’è un rifiuto esplicito, ma una cappa pesante, sospesa, che non si condensa mai in pioggia e non viene spazzata via dal vento. Immobilismo puro, afa rappresa che toglie il fiato senza mai decidersi a cadere a terra.

I giorni nel suo ufficio sono tristi, routinari, anche perché un ambiente è adibito a camera da letto. Da lì può osservare l’edificio di fronte, dalle cui finestre, tutte le sere, si affacciano due persone che «prendevano il fresco, nell’oscurità, in silenzio». Il suo disagio cresce. La città lo respinge in modo subdolo: la gente non lo evita platealmente, ma lo schiva, senza risolvere nulla. Sguardi, mezze parole, ammiccamenti, contrattempi, scene intraviste. Capisce di essere come un animale in trappola, costretto a osservare la rete che gli si stringe attorno senza trovare una via d’uscita.

Continua a guardare le finestre di fronte. Può solo osservare chi lo sta spiando. I due spioni sono il fratello di Sonia, capo della GPU, e sua moglie, o almeno così a lui pare. Comincia a soffrire di mali che sembrano più psicologici che reali, ma anche il medico glissa, rinvia le visite, finge di tranquillizzarlo. È in questo clima torpido che la malignità dell’ideologia prende forma. La sospensione che aleggia è una colpa da espiare, ma non corrisponde ad alcun crimine commesso. Si aspetta la confessione del colpevole innocente. Il controllo è asfissiante anche se non viene esercitato da qualcuno in particolare. Sono gli sguardi indagatori a colpevolizzare, a scavare nelle pieghe malate del cittadino da raddrizzare.

È in questa sfiducia totale
nei confronti dell’altro
che erompe chiaramente
la dottrina mefitica
del comunismo

È nell’annullamento di ogni sentimento umano, che nasce dal nulla di questa provincia, che il regime si esprime con la sua forza maggiore. È nella claustrofobia di ogni giorno, non nella prigionia nel Gulag, che il comunismo si rivela. Adil bey non capisce il russo e nessuno parla turco, anche se molti, attorno a lui, fingono soltanto di non conoscerlo. Perché? Perché ogni umanità è stata cancellata? Per controllarlo meglio? Per tenerlo ai margini e impedirgli di nuocere?

È in questa sfiducia totale nei confronti dell’altro che erompe chiaramente la dottrina mefitica del comunismo. Tutti sono spie e tutti sono spiati. È la massa anonima che non può fidarsi neppure degli affetti più cari. È la massa informe che, alle prese con gli affanni quotidiani, non può permettersi nessun atto di clemenza né di umanità verso il prossimo. È in questa paranoia che si sublima il senso di onnipotenza oppressiva capace di schiacciare tutto e tutti. Per ognuno arriverà il suo momento. Tutti saremo costretti a confessare. Anche il più innocente di noi avrà la sua condanna.

L’epilogo di questa storia non lascia adito a nessun lieto fine. La tragedia conclusiva avrà un solo significato. Lo scoprirà Adil bey quando si accorgerà che le finestre di fronte sono chiuse e tali resteranno. A lui rimarranno soltanto due cose: la consapevolezza e la fuga, facilitata da funzionari la cui accondiscendenza è ordinata dal potere centrale. Quelle finestre, in realtà, non si sono mai chiuse. E ci osservano.

– Mario Grossi

SCHEDA LIBRO

Titolo: Le finestre di fronte
Autore: Georges Simenon
Traduzione: Paola Zallio Messori
Editore: Adelphi
Collana: Biblioteca Adelphi, 159
Anno: 1985, 10ª edizione
Pagine: 175
ISBN: 9788845906305
Prezzo: €16,00
ORDINA QUI