FRANCESCO GUCCINI. IN MORTE DI UN COMPAGNO DI VIAGGIO

Quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano.

FRANCESCO GUCCINI. IN MORTE DI UN COMPAGNO DI VIAGGIO

Ci sono artisti che appartengono a un'epoca e artisti che finiscono per attraversarla. Francesco Guccini apparteneva alla seconda specie. Massimo Arduino, nella premessa al volume che gli dedica, Francesco Guccini. Dati, cause e Pre-Testi(Edizioni Castel Negrino), lo dice quasi senza volerlo, quando definisce quelle pagine un «atto d'amore su carta» verso un uomo che ha accompagnato generazioni intere, dall'adolescenza alla maturità e oltre. Chiamarlo colonna sonora di quelle vite, aggiunge subito, sarebbe persino riduttivo.

Siamo qualcosa
che non resta
frasi vuote
nella testa

Perché Guccini non era soltanto le sue canzoni. Era quella particolare impossibilità di separare la musica dalle parole e le parole dalla voce che le pronunciava. Una voce baritonale, poderosa, immediatamente riconoscibile, con quel rotacismo emiliano che nella canzone pesava quanto un accordo. Arduino individua proprio qui la sua cifra: un artista che nessuna genealogia trattiene, né gli chansonnier francesi, né i poeti genovesi, né i cantori della ballata americana. «Sempre lo stesso, sempre diverso»: pochi altri versi, osserva Arduino, descrivono meglio la sua arte.

Ma la misura di Guccini sta soprattutto nella durata che non diventa invecchiamento. È il punto su cui il libro insiste: canzoni capaci di reggere gli argomenti più lontani tra loro senza perdere la poesia, e di parlare ancora ai ragazzi decenni dopo essere state scritte. Cambiano le generazioni, resta quell'identificazione misteriosa tra una storia cantata e la storia privata di chi ascolta. Restano i «sogni senza tempo».

Ma se io avessi
previsto tutto questo:
dati cause e pretesto
forse farei lo stesso

E allora, adesso che Francesco Guccini non c'è più, forse il modo più preciso per ricordarlo era già stato trovato da Arduino prima che ce ne fosse bisogno. Non il monumento al cantautore. Non il catalogo delle canzoni. Piuttosto le ballate eroiche e i pezzi sussurrati, le intemerate e i ritratti, i canti d'osteria e quella malinconia che li percorreva tutti. Fino a quando l'autore ascoltato in gioventù non è diventato qualcos'altro: un affezionato compagno di viaggio.

— Laura Forte

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«Parlare di musica è come ballare di architettura»: Arduino apre con questa stoccata metodologica e si prende il lusso di parlare della canzone dalla parte più esposta, le parole. La sua bussola resta l’ascolto come pratica di lingua: timbro, accento, rotacismo emiliano, scelte di lessico e di sintassi che