ENCICLOPEDIA CAPRICCIOSA DI TUTTO E DI NIENTE - un libro di Charles Dantzig

Partendo dall’Enciclopedia capricciosa di Charles Dantzig, Mario Grossi riflette sulla lista: forma primordiale della scrittura e strumento per mettere ordine nel mondo, ma anche scorciatoia classificatoria che può trasformarsi in proscrizione.

ENCICLOPEDIA CAPRICCIOSA DI TUTTO E DI NIENTE - un libro di Charles Dantzig

Lista di ciò che fa riconoscere … il mostro
È a favore del voto per alzata di mano
Prende ostaggi o trova naturale che se ne prendano
Organizza la delazione
Difende la violenza
Non ride mai
Charles Dantzig

Proprio in un periodo in cui è di moda stilare liste di proscrizione, quegli elenchi che additano come reprobi coloro che vi compaiono, mi è tornato alla mente un libro che avevo letto qualche tempo fa. È interessante riprenderlo in mano per meglio specificare il senso della lista, già indagato nel passato da Umberto Eco nel suo Vertigine della lista, di cui quella di proscrizione è chiaramente una sottospecie. Può aiutarci, oltre al divertimento che si prova nel leggerlo, l’Enciclopedia capricciosa di tutto e di niente di Charles Dantzig, edito da Archinto, che si propone già dal titolo in tutta la sua completezza.

Il libro è una vera e propria enciclopedia, costruita per capitoli che mettono insieme delle liste compilate dall’autore su argomenti miscellanei: luoghi, popoli, cose, familiari e parenti, nomi, parole, paragoni, in un minestrone caotico e divertente, che mescola tutto e non parla di niente. Da questa lettura si scopre un primo, elementare elemento: la lista può essere un elenco di nomi o di cose o di luoghi, ma può essere un elenco di nomi con commenti o ancora un elenco di giudizi o di sensazioni; è un oggetto assai più variegato e complesso di quanto appaia e non può essere letto con superficialità. Alcuni esempi chiariscono.

Nella lista degli «uomini più ridicolmente vestiti al mondo» si legge solo una lista di nomi: «David BeckhamSilvio BerlusconiDavid BowieFidel CastroJohnny DeppJohn GallianoBrad Pitt, qualsiasi rapper francese in tuta bianca». Nella lista «sono stati belli per una settimana», ai nomi sono aggiunti dei commenti: «Il principe Williamd’Inghilterra. Si è equinizzato. L’infante di Spagna Filippo, principe delle Asturie. Sembra un bravo vecchietto che sonnecchia seduto alla terrazza di un caffè. Mohammad VI del Marocco. È incredibile come la volgarità del potere si sia fatta strada sul suo volto, appesantendolo, gonfiandolo, rimpicciolendo gli occhi che ora sembrano occhi di serpente. Jude Law. Dopo i trentacinque anni, l’inglese carino comincia spesso a somigliare a uno stalliere. Vincent Pérez. Vincent chi?». Nella lista del dandismo sono elencati giudizi e sensazioni: « […] Il dandismo è la provocazione della vergogna. Un dandy è spesso il figlio di un duca in rovina o il figlio di un custode che ama la propria famiglia e soffre nel vedere che essa non vale nulla. L’infanzia è l’età dei creatori. Il dandismo è adolescenziume».

Il libro è una vera
e propria enciclopedia,
che mette insieme luoghi,
popoli, familiari e parenti,
nomi, parole in un minestrone
caotico e divertente.

Da questo miscuglio informe, che ha il pregio di poter essere letto saltando da un punto all’altro del libro, insieme a tante spigolature, chicche, slogan, affiora un piacere sottile e coinvolgente che rende il lettore protagonista attivo e che fa nascere una riflessione sul significato della lista. La lista è la forma più semplice e primordiale di scrittura, come può essere ad esempio la lista della spesa o dei regali da fare per il Natale incombente. Esiste dalla notte dei tempi, come testimoniato ad esempio dal Codice di Hammurabi. La lista è un’opera basale, fondante, tanto che ogni cosmogonia è, in buona sostanza, una lista: i sette giorni della Creazione sono un elenco delle cose che affiorano dall’indistinto e prendono forma.

La Repubblica Italiana si fonda sulla sua Costituzione, una lista. Così come la sua lingua è basata sull’alfabeto che, guarda caso, è una lista di vocali e consonanti. Come pure una lista sono le regole della grammatica. In altri ambiti la lista compare sempre e comunque come spina dorsale attorno a cui ruota tutto. Le regole monastiche, i comandamenti, i precetti per la religione. Il codice penale e civile per l’amministrazione della giustizia. La dichiarazione dei redditi, il conto economico o lo stato patrimoniale di una società sono anch’essi un elenco. Gli album di figurine della Panini, il Guinness dei primati, la storia, le scienze, le conquiste amorose. E si potrebbe continuare all’infinito.

La lista è uno specchio di chi la scrive ed è pertanto assolutamente soggettiva (sia che il soggetto sia individuale o collettivo). È un oggetto poi che, anche quando appare chiuso, definito nella sua totalità, è una realtà aperta, nel senso che, a torto o a ragione, può sempre offrire la possibilità di un’aggiunta. È quindi un motore instancabile per il lettore, che si fa parte attiva, e non solo per l’estensore. La lista ha dunque un carattere di pericolosità perché è stimolo costante ad agire, allungandola con aggiunte, ed è stimolo all’emulazione. Ognuno di noi ne può produrre di sue, oppure può decidere di utilizzare le altrui, talvolta per fini perversi.

La lista è uno specchio
di chi la scrive. Una
litania, un mantra
che tenta di depotenziare
il pensiero razionale.

La lista infine è la volontà classificatoria di elencare, nel tentativo di mettere ordine nel proprio caos interiore, perché non si hanno i mezzi per affrontarlo direttamente. È una risposta facile e semplificatoria a un quesito complesso, una scorciatoia castrante e allo stesso tempo un moltiplicatore delle nostre ansie (ogni nuova aggiunta, nell’illusione di chiarire meglio il panorama, lo complica a dismisura allargando il problema invece di circoscriverlo). È una litania, un mantra che tenta di depotenziare il pensiero razionale, a favore di una sedazione decerebrata che si sfoga nella ripetizione ossessiva di nomi e di azioni stereotipate che cercano di fissare un canone a un mondo che non ne è informato. La lista ha questo pericoloso e affascinante duplice carattere: è fondamento e perdizione, fisiologia fondante e patologia disgregante.

Da un lato, nella sua ingenua proposizione, la lista di proscrizione, da cui sono partito, è volontà salvifica di porre un confine tra i sommersi e i salvati, un Giudizio Universale che tenta di arginare le orde di Gog e Magog, senza però riuscirci. È la costruzione della Grande Muraglia che crea l’illusione, a coloro che se ne sentono protetti, di dormire sonni tranquilli. Non saranno i 144.000 di Geova che si salveranno ma un numero che non ci è dato sapere, forse non si salverà nessuno, oppure tutti quanti.

Dall’altro, è l’ingenua riproposizione dei tribunali rivoluzionari che, in base a un canone soggettivo, e sempre aggiornato, tentano di tagliar teste fino al giorno in cui, splendida aurora, saranno rimasti solo i puri, i senza macchia, i servitori indefessi di Lei: la Rivoluzione. A rendere fosco quest’auspicio, e la lista conseguente, è la consapevolezza che ci sarà sempre un Robespierre ulteriore, più rivoluzionario del precedente, che ne estenderà il criterio all’infinito fino all’autodecapitazione. La lettura di questo libro intrigante può aiutare i novelli Robespierre a ritrovare il naturale e fisiologico senso della lista, ripudiandone la patologia.

– Mario Grossi

Scheda libro

Titolo: Enciclopedia capricciosa di tutto e di niente
Autore: Charles Dantzig
Editore: Archinto
Collana: Lettere
Anno: 2011
Traduzione: Francesco Bergamasco
Pagine: 572
Prezzo: € 15,00
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