DIECI GIORNI DI SCONTO SUL GASOLIO, PAGATI CON UN ANTICIPO D'IMPOSTA
Il decreto del 26 agosto proroga fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. A coprirlo è un versamento anticipato delle imposte sui dividendi chiesto a Eni ed Enel: il carico fiscale non aumenta, cambia il momento dell'incasso. Il guadagno di cassa, però, si produce una sola volta.
Il decreto legge 153 del 26 agosto proroga fino al 5 settembre la riduzione di 17 centesimi al litro. Per coprirla chiede ai due maggiori gruppi energetici italiani di versare in anticipo una quota delle imposte sui dividendi già deliberati. Il carico fiscale complessivo non aumenta: cambia il momento dell'incasso.
Dal 27 agosto al 5 settembre l'accisa sul gasolio per autotrazione scende da 672,90 a 532,90 euro ogni mille litri, 17 centesimi al litro con l'IVA. Sul prezzo medio in modalità self rilevato dal Mimit il 26 agosto, 2,137 euro, lo sconto vale circa l'otto per cento del pieno e poco più di un quinto dell'accisa. Il decreto stima l'onere in 105,6 milioni per il 2026 e aggiunge 22,1 milioni alla dotazione del credito d'imposta per l'autotrasporto merci, che sale a 386,2. Poco meno di 128 milioni per dieci giorni, lo stesso ritmo delle proroghe precedenti.
La riduzione ripete quelle dei mesi scorsi. La copertura è nuova. L'articolo 2 obbliga le capogruppo residenti in Italia con ricavi consolidati sopra i 20 miliardi di euro, attive nel petrolio, nel gas o nell'energia elettrica, a versare in anticipo parte delle imposte dovute sugli utili già deliberati. Sui bilanci 2025 la soglia seleziona due società: Eni, 82,2 miliardi di ricavi, ed Enel, 80,3. Il meccanismo, riferiscono fonti di governo, è stato definito d'intesa con loro.
Non è la tassa sugli
extraprofitti chiesta
dalle opposizioni:
quella aumenterebbe
il prelievo, questa no.
Entro il 30 novembre va versato il 39% delle ritenute e delle imposte sostitutive che sarebbero dovute se quegli utili fossero corrisposti nello stesso esercizio della delibera. Il versamento matura un credito di pari importo, da portare in detrazione quando i dividendi verranno effettivamente pagati. Il decreto fissa la percentuale, non l'importo, che dipende dagli utili deliberati da ciascun gruppo.
È qui che la misura si separa dalla tassa sugli extraprofitti chiesta da mesi dalle opposizioni: quella aumenterebbe il prelievo, questa no. L'imposta in questione, oltretutto, non è dovuta dalle società ma dai loro azionisti, e la norma precisa che il versamento non è deducibile ai fini IRES e IRAP e non comporta imputazione di reddito in capo ai soci. Allo Stato arriva la liquidità di due bilanci privati, in prestito senza interessi per qualche mese.
Per Eni ed Enel il costo è il denaro che esce dalle casse prima del dovuto. Per il Tesoro il vantaggio arriva quando serve, senza istituire un tributo e senza sottrarre nell'immediato la stessa somma ad altri capitoli: il decreto di marzo, costato 527,4 milioni, fu finanziato con tagli agli stanziamenti dei ministeri, quelli della Salute compresi; la proroga di fine agosto con 20,8 milioni di maggiore gettito IVA.
Quanto dei 17 centesimi arrivi al distributore è un'altra questione. L'accisa si riduce a monte, e il prezzo finale la segue con i tempi delle scorte e delle politiche commerciali dei gestori. Federconsumatori stima che il gasolio resti comunque 19 centesimi sopra il livello coerente con l'andamento della materia prima e del cambio.
Per Eni ed Enel
il costo è il denaro
che esce dalle casse
prima del dovuto.
L'obbligo dell'articolo 2 non è straordinario: decorre dal 2026 e torna il 30 novembre di ogni anno. Il guadagno di cassa no, si produce una sola volta, poi versamento e credito si compensano. E la puntualità di quella compensazione non dipende dal Tesoro: la base dell'anticipo è data dagli utili deliberati in un esercizio e pagati in quello successivo, cioè dal calendario che i consigli di amministrazione scelgono per delibere e distribuzioni.
Dopo il 5 settembre il Governo ha indicato il passaggio dagli sconti generalizzati a sostegni selettivi in base al reddito. La ragione è contabile prima che sociale. Secondo l'Unem la riduzione delle accise è costata oltre un miliardo nei soli primi quattro mesi dell'anno, e ogni proroga ha avuto una copertura diversa: tagli ai ministeri, extragettito IVA, ora un versamento anticipato. Nessuna si ripete al ritmo del costo. Un intervento destinato a durare oltre l'emergenza richiede entrate ricorrenti, oppure una platea molto più ristretta.
– Saldo Primario