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Dieci pillole sul comodino - Ultrasessantenni e farmacia

Sul comodino le scatole per la pressione, quelle per il diabete, una compressa per lo stomaco. Ogni prescrizione ha una storia e una ragione: la somma non ha un titolare.

Dieci pillole sul comodino - Ultrasessantenni e farmacia

Sul comodino ci sono le scatole per la pressione, quelle per il diabete, una compressa per lo stomaco. Alcune si prendono al mattino, altre dopo cena. Una visita specialistica ne aggiunge un'altra. Chi le assume sa spesso a cosa serve ciascuna; può essere più difficile ricordare quando è stata prescritta e se il medico che l'ha introdotta conosceva tutte le altre. La domanda che ne nasce non ha un destinatario ovvio: chi controlla la terapia nel suo insieme?

Il Rapporto OsMed 2025 dell'AIFA offre la misura del fenomeno. Tra gli ultrasessantacinquenni, il 97,2% ha ricevuto almeno una prescrizione nell'anno. Il 67,7% risulta esposto a cinque farmaci o più e il 27,9% a dieci o più. Il rapporto registra anche che consumi e spesa aumentano con l'età, e che questa fascia assorbe quasi il 70% delle dosi di medicinali. Il perimetro è quello: la popolazione oltre i sessantacinque anni osservata nell'arco di un anno, non l'intera platea degli assistiti.

Quei dati vanno letti per ciò che dicono. Essere stati esposti a dieci farmaci nel periodo osservato non significa prendere dieci pillole ogni mattina. Una cura può essere durata pochi giorni, un'altra può aver sostituito la precedente. L'AIFA distingue infatti la politerapia cronica: l'assunzione di almeno cinque farmaci diversi per sei mesi nel corso di un anno. Riguarda il 33,2% degli anziani. Neppure questo dato permette di dire che un terzo riceva cure inutili. Con più malattie da trattare, più medicinali possono essere necessari. Che la politerapia risponda a una necessità clinica reale, però, non dice nulla su quanto spesso venga riesaminata.

La medicina specialistica
è organizzata per organo
e per patologia. Il paziente
ultrasessantenne arriva
invece con più malattie
contemporaneamente.

L'elenco si forma per accumulo. Il cardiologo interviene sul cuore, il diabetologo sulla glicemia, un altro specialista affronta un problema che compare più tardi. Nel frattempo il paziente può acquistare di propria iniziativa un medicinale o un prodotto da banco. Ogni prescrizione ha una storia e una ragione; per valutare la cura bisogna conoscere anche ciò che è arrivato prima e ciò che viene assunto nello stesso periodo. Il rischio di interazioni cresce con il numero dei farmaci e delle malattie presenti, come osserva la stessa AIFA.

Uno per uno, quegli interventi sono corretti nel proprio campo. È la somma a non avere un titolare. La medicina specialistica è organizzata per organo e per patologia, e su quel disegno sono tarate competenze e responsabilità; il paziente anziano arriva invece con più malattie contemporaneamente. Lo scarto fra le due cose precede il singolo atto clinico: nasce da un assetto pensato per una condizione diversa da quella che si trova davanti.

Controllare l'insieme significa verificare se due medicinali svolgano funzioni simili, se possano interferire tra loro e se le indicazioni ricevute dal paziente siano chiare. Richiede anche di sapere che cosa sia stato sospeso: una vecchia confezione rimasta in casa può continuare a sembrare parte della cura. Questa operazione si chiama riconciliazione farmacologica. Il Ministero della Salute le ha dedicato una raccomandazione per aiutare gli operatori a ricostruire la terapia e a confrontarla con le nuove prescrizioni.

Il sistema sanitario
misura quanti
farmaci assume
la popolazione anziana
e ha già messo
per iscritto come si
riconcilia una terapia.

Un elenco aggiornato dei farmaci, con dosi e orari, è lo strumento più semplice di cui il paziente disponga, e vale soltanto se comprende anche quanto è stato acquistato senza ricetta e i prodotti assunti abitualmente. Ma un elenco è un promemoria, non una valutazione: perché serva, qualcuno deve leggerlo e stabilire quali indicazioni siano ancora valide. Sospendere o modificare una terapia per conto proprio sposta il rischio senza ridurlo.

Aumentare il numero delle prescrizioni è talvolta la conseguenza di cure che permettono di vivere più a lungo e meglio. Proprio per questo la revisione richiede un tempo di visita che è risorsa contata, soprattutto quando il paziente passa da uno specialista all'altro. Il sistema sanitario misura ogni anno quanti farmaci assume la popolazione anziana, ritrova ogni anno gli stessi ordini di grandezza, e ha già messo per iscritto come si riconcilia una terapia. Non ha stabilito in quale punto del percorso quella riconciliazione debba avvenire, né chi abbia il tempo per farla. La sua preparazione si misura in questa distanza, fra ciò che sa e ciò che è organizzato per fare.


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