L'ITALIA NON È PIÙ UN PAESE TEMPERATO - IV ondata di calore

Le ondate di calore sono entrate nella normalità. Città, lavoro, sanità e turismo funzionano ancora secondo il clima del Novecento.

L'ITALIA NON È PIÙ UN PAESE TEMPERATO - IV ondata di calore

Giovedì 6 agosto tutte le 27 città controllate dal Ministero della Salute saranno in allerta rossa. È la prima volta nel 2026. Il livello massimo indica un rischio che riguarda l'intera popolazione, comprese le persone giovani e sane. L'Italia attraversa la quarta ondata di calore dell'estate, con temperature prossime ai 40 gradi in diverse aree. L'allerta rientrerà come le tre precedenti. Alla prossima ondata si ricomincerà dallo stesso punto. Sia o non sia colpa delle attività mondiali dell'uomo, della sua incuria per l'ambiente o del buco dell'Ozono che non si richiude, è con questa realtà che dobbiamo fare i conti.

6 agosto 2026:
quarta ondata
di calore

Nelle città il calore non si scarica. Asfalto, superfici scure, edifici densi e poca vegetazione lo trattengono anche dopo il tramonto, e la notte smette di essere il momento in cui persone ed edifici recuperano. In Europa il 46 per cento degli ospedali e il 43 per cento delle scuole che si trovano in città sorgono in aree almeno due gradi più calde della media regionale. Alberi adulti, ombra continua, fontane accessibili, materiali meno assorbenti: sono strumenti ordinari di governo urbano, non innovazioni. In Italia si realizzano in singoli quartieri, quasi mai dentro un piano che riguardi l'intera città. Nel frattempo il condizionatore privato supplisce allo spazio pubblico, con un costo che ricade sulle bollette e sulla rete elettrica.

Nel 2026 il divieto di lavorare all'aperto nelle ore centrali è arrivato in buona parte d'Italia. Molte Regioni fermano le lavorazioni più pesanti fra le 12.30 e le 16, quando la piattaforma Worklimate segnala un rischio elevato. La misura riduce l'esposizione nelle ore peggiori. Resta un'ordinanza: si firma a giugno, scade a settembre, cambia da Regione a Regione e non entra nei contratti. Turni, pause e organici si costruiscono intorno alla sicurezza da decenni; intorno alla temperatura no. Chi lavora all'aperto è protetto da un provvedimento che ogni anno va rifatto da capo, senza una norma nazionale che ne garantisca il rinnovo.

Il caldo
non uccide
quasi mai da solo

La sanità misura il caldo meglio di chiunque altro. Il sistema nazionale registra ogni giorno la mortalità e gli accessi ai pronto soccorso nelle 27 città monitorate, e a fine stagione sa dire quante persone sono morte in più. Un numero che risponde, un ambulatorio aperto il pomeriggio, un'assistenza domiciliare che non si dirada ad agosto: sono servizi che una persona sceglie di usare. Nessuna norma li rende obbligatori durante un'allerta rossa, mentre il monitoraggio è previsto per legge. Il caldo quasi mai uccide da solo. Si somma a un'età avanzata, a una malattia cronica, a una casa che di notte non si raffredda, e porta il totale oltre la soglia.

Il calendario turistico
è l'unico che
non si è mosso

Luglio e agosto restano il centro della stagione turistica e le visite si concentrano nelle ore in cui un sito archeologico all'aperto è il posto peggiore in cui stare. Spostare le aperture alla sera, allungare la stagione su maggio e settembre, ombreggiare i percorsi: sono scelte che il settore conosce e che alcuni luoghi hanno già adottato. Il costo di rinviarle ricade su chi ci lavora: guide, personale di sala, addetti ai varchi, che nelle ore centrali non possono andarsene.

L'Italia ha un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici dal 2023. Non manca la conoscenza. Mancano le risorse assegnate, le scadenze e qualcuno che risponda se non vengono rispettate: senza queste tre cose un piano resta un documento di indirizzo. L'adattamento, del resto, non sostituisce la riduzione delle emissioni. Agisce su un altro tempo. Le emissioni influenzano quanto saranno calde le estati fra vent'anni; l'adattamento decide quante persone attraverseranno indenni quella in corso.

L'Italia ha un piano
di adattamento climatico
dal 2023 e non ha ancora
i soldi per applicarlo

Giovedì passerà. La prossima ondata troverà le stesse case, gli stessi orari e gli stessi ospedali. Sarà chiamata emergenza finché il Paese non deciderà di trattarla come una condizione stabile, cioè finché non metterà i soldi per farlo.

– Quinto Varrone