CERVANTES REAZIONARIO - un libro di Cesare De Lollis
Il titolo scelto da Cesare De Lollis sembra fatto apposta per essere frainteso. Cervantes reazionario non è un libretto di propaganda, né il tentativo di arruolare Miguel de Cervantes in una retroguardia politica. È un saggio più sottile e più spietato. Reazionario, qui, significa soprattutto una cosa: uno scrittore che reagisce al disordine del romanzo, alle sue avventure senza governo, ai suoi eccessi cavallereschi, al suo piacere popolare. Cervantes vuole correggere il romanzo.
Cerca una letteratura regolata, edificante, compatibile con l'orizzonte cattolico della Controriforma. Il destino gli concede di più: il romanzo che voleva emendare, glielo fa inventare di nuovo. Quando la forma pretende di dominare la vita, Cervantes si irrigidisce; quando la vita entra nella pagina, nasce il capolavoro.
Reazionario, qui, significa
correggere il romanzo.
Cerca una letteratura regolata,
edificante, compatibile
con l'orizzonte cattolico
De Lollis lo ha visto, e si guarda dal fare del Don Chisciotte un oggetto di devozione. Anzi lo tiene deliberatamente fuori: dei testi più cari, spiegò, è meglio tacere, come si tace delle persone amate davvero. Il romanzo maggiore sta sullo sfondo, come una montagna che non ha bisogno di essere misurata ogni volta. Il critico preferisce guardare altrove. I quattro saggi raccolti nel 1924 si occupano di La Galatea, delle Novelle esemplari, del Persile e Sigismonda, e della teoria estetica che li governa tutti: sono i luoghi in cui Cervantes prova a essere teorico, disciplinato, programmatico, ed è lì che il suo problema affiora per intero.
Cervantes torna da Lepanto, dalla prigionia, dall'esperienza fisica del pericolo, e scrive un romanzo pastorale. La Galatea: amori ragionati, sentimenti messi in posa, natura di seconda mano. De Lollis coglie subito la sproporzione. L'uomo che aveva conosciuto la ferocia della storia entra in un genere che della storia non sa che farsene.
Il pastorale è, in questa lettura, una reazione al cavalleresco. Dove il libro di cavalleria porta movimento, violenza, incanto, dismisura, il romanzo pastorale offre quiete, ragione, conversazione amorosa, misura classica. È il sogno di una letteratura educata contro una letteratura che monta la testa. Il limite però sta nella premessa. Cervantes dà il meglio dove trova una resistenza, e il pastorale non gliene oppone nessuna.
De Lollis non salva Cervantes
dalla Controriforma:
gli riconosce di averla voluta
Le Novelle esemplari valgono di più perché meno obbedienti. “Esemplari” annuncia una lezione morale, ma la materia corre più veloce di chi vorrebbe impartirla. Nei margini, nei furbi, nei deformi, nei picari, nei casi storti, Cervantes ritrova il suo respiro. La predica non manca, e a volte arriva persino puntuale, come una firma d'ortodossia. Ma il lettore sente che la pagina ha già preso un'altra strada. L'esemplarità dichiara l'ordine; il racconto mostra il mondo.
De Lollis tocca un nervo che va oltre la filologia cervantina. Il problema non è stabilire se Cervantes credesse alla morale del suo tempo. Ci credeva. Non fu un libero pensatore soffocato dalla censura, né un moderno travestito da devoto: apparteneva a quell'orizzonte, lo sentiva, lo serviva. L'ambizione educativa non è una maschera prudente, è una tentazione profonda.
Il personaggio decisivo, allora, non è soltanto don Chisciotte. È il canonico del Don Chisciotte. Nei suoi discorsi contro i libri di cavalleria compare la poetica del Cervantes disciplinatore. I romanzi cavallereschi dilettano, ma non insegnano. Seducono, ma disorientano. Incantano, ma corrompono il giudizio. Bisogna dare al pubblico una narrazione capace di divertire senza avvelenare, di meravigliare senza uscire di misura.
Il Persile e Sigismonda è il tentativo finale. Cervantes vuole offrire un romanzo avventuroso e insieme legittimo, fantastico e insieme cattolico. La meta è Roma: l'amore deve sfociare nel matrimonio, il viaggio deve diventare pellegrinaggio. Il vecchio romanzo d'avventura non viene abolito. Viene battezzato, castigato, rimesso in riga.
Cervantes volle un'avventura
innocua: il Persile dimostra
che non se ne dà
Il progetto si spezza mentre riesce. Il Persile vorrebbe conservare l'avventura e salvarla da se stessa, vincere il fascino dei libri cavallereschi senza ereditarne la vertigine. Ma la letteratura non si lascia addomesticare a comando: tolto il rischio, quello che avanza è un meccanismo. Il Don Chisciotte regge perché Cervantes dimentica la teoria mentre procede; il Persile pesa perché la teoria lo accompagna a ogni passo.
De Lollis ammira Cervantes, ma non lo santifica. Non commette l'errore, frequente nella critica devota, di trasformare ogni pagina di uno scrittore prediletto in reliquia. Distingue, taglia, salva ciò che è vivo e lascia cadere ciò che è artificiale. Proprio nei fallimenti di Cervantes si vede meglio di cosa fosse fatta la sua riuscita.
Cervantes reazionario è un saggio datato nella lingua, nel gusto, in certe durezze polemiche. Ma conserva una lama critica rara. Cervantes inseguì una letteratura sorvegliata e trovò, quasi suo malgrado, il punto in cui il romanzo le sfugge. Voleva mettere ordine nell'avventura. Scoprì che il romanzo comincia quando l'ordine non basta più.
— Miro Renzaglia
Scheda Libro
Autore: Cesare De Lollis
Presentazione: Gianandrea de Antonellis
Editore: Solfanelli
Collana: Faretra, n. 192
Anno di pubblicazione: 2026
Prima edizione: Pubblicazioni dell’Istituto Cristoforo Colombo, Roma, 1924
Pagine: 180
Prezzo: € 15,00
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