COMPLOTTISTI VULNERABILI - il libro di Emiliano Loria, Stefano Iacone e Cristina Meini
«Sapere le cose sbagliate tiene compagnia». La frase di Fausto Paravidino attraversa il volume e trova nel terrapiattismo la sua verifica più immediata. Gli autori ricorrono al documentario Behind the Curve, che segue Mark Sargent e i suoi seguaci fino alla prima convention internazionale della Terra piatta, a Raleigh nel novembre del 2017: cinquecento persone arrivate da vari continenti per due giornate di conferenze. I partecipanti si commuovono nel vedersi riuniti, e Sargent annuncia dal palco che ignorarli non sarà più possibile. La forma della Terra è accertata da secoli; la forza della credenza va dunque cercata altrove. Il terrapiattismo offre una comunità a persone che si sentivano isolate e assegna loro la parte di chi ha scoperto ciò che gli altri non riescono a vedere. La teoria funziona anzitutto come collocazione identitaria: indica a chi la accoglie con chi stare.
Complottisti vulnerabili. Le ragioni profonde del cospirazionismo sviluppa questa intuizione attraverso psicologia cognitiva e clinica, filosofia della mente e studi sull'infanzia. Emiliano Loria, Stefano Iacone e Cristina Meini respingono l'equazione fra cospirazionismo, scarsa intelligenza e psicosi. Una teoria del complotto rende tollerabile l'incertezza attribuendo gli eventi alla volontà di qualcuno. Il disordine acquista un regista; la persona recupera la sensazione di avere capito. Il gruppo completa il processo e trasforma un sospetto individuale in una certezza condivisa. La tesi degli autori è che la credenza resista per la funzione che svolge, e che gli argomenti impiegati a sostenerla vengano in un secondo momento.
Una teoria del complotto
rende tollerabile l'incertezza
attribuendo gli eventi
alla volontà di qualcuno
Le narrazioni no-vax permettono agli autori di misurare questa tesi sul terreno della scienza. La ricerca procede attraverso risultati provvisori, sottoposti a revisione continua. Per chi cerca una certezza assoluta, ogni correzione può sembrare la confessione di una frode. Il meccanismo è riapparso nel dibattito sull'accordo pandemico approvato nel 2025. Il testo lascia agli Stati la gestione delle politiche sanitarie, mentre diverse campagne gli hanno attribuito il potere di imporre vaccinazioni e confinamenti. Le obiezioni sulla sovranità e sull'applicazione dell'accordo appartengono al dibattito politico ordinario. La struttura cospirazionista si riconosce da un passaggio preciso: la clausola che esclude quei poteri viene letta come la prova che il progetto coercitivo è stato occultato. È la vigilanza epistemica selettiva descritta dal libro: l'istituzione viene considerata mendace in partenza e ogni sua dichiarazione conferma il sospetto.
Con QAnon la ricerca del colpevole diventa una forma di partecipazione collettiva. I messaggi attribuiti all'anonimo «Q» offrivano frammenti da decifrare; i seguaci li collegavano, producevano interpretazioni e si sentivano parte di un'indagine mondiale. Le profezie smentite dagli avvenimenti potevano essere rielaborate come tappe di un piano ancora più segreto. Una ricerca di Francesco Campisi e Francis Fortin, pubblicata nel marzo del 2026 su Technology in Society e basata su oltre quattrocentomila messaggi raccolti fra il 2020 e il 2021, ha misurato una tattica specifica: l'innesto di contenuti del gruppo in conversazioni estranee attraverso hashtag popolari. L'effetto sul coinvolgimento è risultato trascurabile. I due ricercatori osservano inoltre che il nome QAnon è oggi meno visibile, mentre molte sue narrazioni circolano nel più vasto ecosistema cospirazionista. Il dato rafforza una delle intuizioni del libro: il primo successo del gruppo consiste nel consolidare chi ne fa già parte. Il seguace partecipa alla costruzione della teoria e vi trova una posizione che la smentita minaccia di sottrargli.
«Q» offriva frammenti
da decifrare; i seguaci
li collegavano e si sentivano
parte di un'indagine mondiale
Il passaggio più delicato arriva con le cinque storie cliniche. Gli autori mostrano come la stessa narrazione pubblica possa inserirsi in biografie molto differenti e rispondere a condizioni di solitudine o di sfiducia. Il materiale clinico consente anche di distinguere il cospirazionismo dal delirio: il primo vive attraverso il gruppo, dispone di una cultura condivisa e conserva spesso ampie zone di funzionamento sociale. Cinque pazienti selezionati non consentono però di stabilire un profilo generale, né di quantificare quanto quelle fragilità incidano rispetto all'ambiente sociale. Il valore di queste storie rimane illustrativo.
La parte teoricamente più impegnativa del volume propone una concatenazione. Un attaccamento insicuro nell'infanzia lascerebbe un bisogno di conferma che l'età adulta non soddisfa; ne deriverebbe una vulnerabilità narcisistica, cioè una stima di sé dipendente dallo sguardo altrui; da questa condizione nascerebbe la disponibilità verso teorie che assegnano a chi le accoglie una posizione di superiorità conoscitiva. La sequenza è argomentata con ordine. Il materiale clinico offre alcuni riscontri, insufficienti però a verificarne il nesso causale.
Il complottista trasforma
ogni smentita in una
prova del complotto
Una parte della sfiducia nasce però dai comportamenti delle istituzioni. Durante la pandemia, comunicazioni contraddittorie e correzioni tardive hanno eroso credibilità. Il potere può mentire e proteggere interessi propri: sospettarlo non costituisce di per sé una patologia. Il criterio decisivo riguarda la possibilità della smentita. Una critica rimane aperta quando nuove prove possono modificarla, mentre il sistema cospirazionista neutralizza in anticipo qualsiasi confutazione e la trasforma in un'ulteriore manifestazione del complotto. A queste responsabilità istituzionali, che alimentano una diffidenza inizialmente ragionevole, il libro dedica poche pagine.
Il contributo più importante di Complottisti vulnerabili consiste dunque nella domanda che pone: che cosa protegge una credenza e quale riconoscimento procura? Il volume convince nella spiegazione della resistenza del cospirazionismo e del ruolo del gruppo. La ricostruzione delle origini individuali rimane un'ipotesi di lavoro. Nelle conclusioni Loria, Iacone e Meini invocano un'«ecologia del noi», fondata su minori disuguaglianze e maggiori possibilità di partecipazione: le pagine che la precedono non giustificano una proposta di quella portata politica. Dalla domanda iniziale deriva invece un'indicazione precisa sul controllo dei fatti. Chi vuole smontare una teoria del complotto ne attacca gli argomenti. Il seguace vi aderisce anche per il legame che quella teoria istituisce fra lui e gli altri seguaci, e su quel legame la confutazione degli argomenti non ha presa.
— Quinto Varrone
Titolo Complottisti vulnerabili. Le ragioni profonde del cospirazionismo
Autori Emiliano Loria, Stefano Iacone, Cristina Meini
Editore Rosenberg & Sellier
Collana Le Scienze. Storia-teoria-metodo-etica
Anno 2023
Pagine 134
Formato 15 × 21 cm
Rilegatura Brossura
Prezzo Cartaceo € 12,00; PDF ed EPUB gratuiti
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