SCHENGEN NON È STATO SOSPESO. MELONI LO SA... MA FA FINTA DI NON SAPERLO
Il governo italiano ha introdotto controlli temporanei sugli arrivi dalla Spagna. Una misura limitata, consentita dal diritto europeo. Il resto lo hanno prodotto un comunicato ufficiale ambiguo la propaganda politica e i titoli dei giornali.
L'Italia non ha chiuso le frontiere con la Spagna. I voli continuano. I traghetti continuano. I cittadini spagnoli entrano nel territorio italiano. Nessun muro è stato alzato tra i due Paesi. Il governo ha reintrodotto per un mese alcuni controlli sui collegamenti aerei e marittimi in arrivo dalla Spagna. Si verificano identità e documenti. Si accerta la regolarità della permanenza nello spazio Schengen. Le verifiche riguardano soprattutto i cittadini di Paesi esterni all'Unione europea.
Questo è accaduto.
La cosiddetta sospensione di Schengen è un'altra cosa. Implicherebbe la fine della libera circolazione tra Italia e Spagna. Implicherebbe controlli generalizzati sui cittadini europei. Implicherebbe una rottura politica e giuridica che Roma non ha disposto e che non potrebbe decidere da sola. Il governo ha scelto parole più grandi del provvedimento. Molti giornali hanno eliminato anche le ultime cautele. Un ripristino parziale è diventato una chiusura delle frontiere. Una misura amministrativa è stata descritta come una sanzione contro Madrid.
Il governo ha scelto
parole più grandi
del provvedimento
Il Codice frontiere Schengen consente agli Stati di ripristinare i controlli alle frontiere interne. Serve una minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza. La decisione deve essere motivata. Deve essere proporzionata. Deve essere limitata nel tempo. Va notificata alla Commissione europea. Schengen resta in vigore. La Spagna non esce dallo spazio comune. Lo strumento è stato attivato decine di volte negli ultimi anni. L'Italia lo tiene già in piedi al confine con la Slovenia.
Leggiamo la frase con cui la presidente del Consiglio ha annunciato il provvedimento. «Il Governo ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto da Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, reintroducendo i controlli di frontiera.»
Il verbo principale è sospendere. L'oggetto è il regime di libera circolazione. Quello che il governo ha davvero fatto arriva dopo, in un gerundio: reintroducendo i controlli di frontiera. Ma il Codice conosce un atto solo, ed è quello scritto nel gerundio. La sospensione del regime di libera circolazione non esiste come categoria giuridica. Nella principale c'è dunque un atto che non esiste. Nella subordinata, quello che è stato compiuto.
Seguono le limitazioni, e sono tutte esatte. Temporaneamente. Nei collegamenti marittimi e aerei. Con la Spagna. Sono anche le prime tre cose che un titolo cancella, ed è quello che è puntualmente accaduto. Poi arriva la motivazione: prevenire ripercussioni. Prevenire, cioè non è accaduto. Ripercussioni, cioè non sappiamo quali. Qui il diritto europeo pretende una minaccia grave e dimostrata. Qui il testo non dimostra nulla.
Restano le ultime righe del messaggio. La misura, assicura la premier, sarà mantenuta «con particolare attenzione a limitare qualsiasi impatto sui flussi turistici estivi». Rileggetele accanto alle prime. Se la libera circolazione fosse sospesa davvero, l'impatto sul turismo non sarebbe un effetto collaterale da contenere: sarebbe la misura. Un testo che annuncia la chiusura del confine e garantisce nello stesso respiro che non la sentirete non è ambiguo per fretta. È scritto per due lettori. Al primo dice che la frontiera è stata chiusa. Al secondo, che l'aereo per Palma parte lo stesso.
Giorgia Meloni annuncia
la fine della libera
circolazione con la Spagna
e nello stesso messaggio rassicura
chi ha prenotato le vacanze
Sul piano giuridico Roma ha utilizzato uno strumento che le regole europee prevedono. Sul piano politico ha compiuto un atto sgarbato. Sul piano procedurale, quando la notizia faceva il giro d'Europa, alla Commissione non era ancora arrivata alcuna notifica.
Il provvedimento è arrivato dopo l'ingresso di decine di migliaia di persone dal Marocco nell'enclave spagnola di Ceuta, in poco più di ventiquattr'ore, con decine di morti in mare. Roma ha sostenuto di voler prevenire spostamenti secondariverso il territorio italiano. Ma da Ceuta non si raggiunge liberamente la Spagna continentale. I collegamenti con la penisola iberica sono già filtrati. Il regime speciale dell'enclave esiste da quarant'anni. E decine di migliaia di quelle persone erano già rientrate in Marocco quando la misura è stata annunciata. Il rischio si poteva ipotizzare. Andava dimostrato. Chi avrebbero fermato, quei controlli? Persone arrivate da dove? Roma non lo ha spiegato.
L'annuncio ha assunto il tono della censura. Ha lasciato intendere che la Spagna non fosse più in grado di sorvegliare una frontiera esterna dell'Unione. Madrid ha reagito. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha ricordato che da Ceuta non si passa senza un controllo di polizia. L'ambasciatore italiano è stato convocato. Pedro Sánchez ha richiamato la solidarietà europea e ha messo in fila i numeri di Frontex sugli ingressi irregolari degli ultimi cinque anni, dove la rotta italiana precede largamente quella spagnola. La reazione è stata dura. Anche quella, però, era politica interna. Madrid difendeva la propria reputazione. Roma parlava al suo elettorato. Nel mezzo sono rimasti i fatti.
Madrid ha reagito.
L'ambasciatore italiano
è stato convocato
L'Italia conosce bene questo strumento. Lo ha subito dai vicini. Nel 2011, durante gli arrivi dalla Tunisia, la Franciabloccò i treni a Ventimiglia e rafforzò le verifiche al confine. Parigi temeva che i permessi concessi da Roma servissero ai migranti per proseguire verso il territorio francese. Negli anni successivi quel confine è tornato a essere una frontiera. Molte persone sono state respinte verso l'Italia. Nel 2017 l'Austria minacciò di schierare soldati e mezzi militari al Brennero per fermare i migranti arrivati attraverso la penisola. Roma protestò. Convocò l'ambasciatore austriaco.
Il precedente non assolve Roma. Impedisce soltanto di descrivere quanto accaduto come un'anomalia italiana. Negli stessi giorni anche la Francia ha rafforzato i controlli al proprio confine con la Spagna. La Danimarca ha chiesto all'Unione di valutare misure analoghe. Schengen vive da anni dentro questa contraddizione. Le frontiere interne vengono dichiarate superate. Poi tornano appena un governo sospetta che il vicino non trattenga abbastanza.
La misura è consentita. La sua utilità nessuno l'ha dimostrata. La rappresentazione che ne è stata data è falsa. Anche uno sgarbo diplomatico va raccontato per quello che è.
— Aristea