ARTE, L’IMPOSSIBILE NATURA -un saggio di Massimo Pamio
Il senso del fare artistico
Pamio è poeta e saggista. Dirige, in Abruzzo, il museo delle Lettere d’Amore, istituzione significativa, legata alla visione della vita propria di questo autore. In passato, ci siamo già occupati di una sua precedente fatica teorica, Sensibili alle forme. Testo di grande rilievo i cui presupposti teorico-pratici vengono ulteriormente discussi e, ci pare, sviluppati in un volume da poco nelle librerie per i tipi delle Edizioni Mondo Nuovo. Ci stiamo riferendo ad Arte, l’impossibile natura. Per una estetica dei frammenti. Il libro è impreziosito dalla prefazione di Romano Gasparotti, fenomenologo dell’immagine e performer di Danza profonda. Si tratta di un saggio assai denso nel quale Pamio, in primis, interroga se stesso intorno al senso del fare artistico, in particolare soffermandosi sulla pittura, senza proporre, come nelle corde della filosofia autentica, soluzioni definitive. In proposito, scrive Gasparotti: «All’ostinato domandare non corrispondono rassicuranti risposte […] bensì un rispondere evasivo» (p. 5). L’autore muove dalla vedenza, vale a dire: «il vedere disseminato nello spazio-tempo, puro debito di incoscienza al mondo» (p. 15). In essa, ogni elemento, in forza della luce, si concede quale pura visibilità. La luce — l’autore ci pare memore della lezione della filosofia di Roberto Grossatesta e di Florenskij — è l’origine della vedenza: la realtà si mostra in modalità gratuita, ludica, lucreziana, sempre in relazione al buio cosmico.
Luce e immagine
La luce, di fatto, è la meraviglia principiale: «che rende visibile l’invisibile» (p. 16), un vedere non riducibile alla modalità meramente oggettivante del theorein che, in forza dei concetti, del logo-centrismo affermatosi nel corso del pensiero occidentale, ha ossificato e sterilizzato la metamorfosi universale, il fluxus della physis-mixis, che immediatamente rinvia all’immagine intesa come scarto e selezione, strumenti imprescindibili per la sopravvivenza dell’uomo preistorico: «L’immagine si dirige verso un’altra per una sconosciuta forza di attrazione» (p. 16). Il vero creatore è esposto a tale flusso. Pamio mostra di aver contezza di quanto sostenuto da Klages e, soprattutto, da Andrea Emo, il quale ebbe a scrivere: «Le immagini sono le metempsicosi dell’unica anima, dell’eterna unica fenice che si brucia e si consuma […] rinasce in altro nido […] la sua sola giustificazione sono altre immagini» (Q. 264, 1963). La dimensione immaginale consente agli uomini di transitare dal sonno/cecità, di cui ebbe contezza Eraclito, al vedere nel profondo. Nell’arte autentica, l’eleatica identità di vedere e pensare lascia spazio a un tra-guardare sapiente, da sapio, assaporante e sin-estetico. L’arte così intesa educa un guardare che scardina la dimensione rappresentativa, costituita dalla dualità soggetto e oggetto.
L’immagine, anche quella pittorica, rinvia, come rilevato da Gasparotti, a un quadro invisibile; non produce l’excrementum di Derrida di un poietes che, in modalità consapevole, crea, ma dà luogo a una «danza musicale delle dinamiche ondeggianti e rimbalzanti di un aperto e metamorfico formarsi sempre in corso d’opera» (p. 11). Rinvia al mysterium vitae, all’Eccedenza che palpita nelle cose della vita e che tutte simpateticamente tiene in Uno: l’Amore.
Arte e singolarità
L’arte s-determina gli enti, rivela, nel kairos del suo apparire immaginale, come avviene nella physis, l’essere sempre in fieri della dynamis, potenza-possibilità, che agita e vitalizza dall’interno il nostro ex-sistere, il nostro apparente star-fuori dall’origine. Pertanto, lo stesso creatore è individuo assoluto, Io svuotato di se stesso, esposto al novum di quella che Bruno avrebbe definito la “vicissitudine universale”: «Le immagini garantiscono il movimento […] un in-stare che è un osare, un oltr-are» (p. 27). Appartengono all’esistenza individuale, singolare, all’unicità delle cose del mondo, ai frammenti della vita che qualsivoglia approccio universale nega, da Platone ad Hegel. Vedere implica fare esperienza, esperire, il muoversi at-traverso, per sapere: «che l’inconoscibile si espone» (p. 30).
Non si tratta dell’idea di conoscenza fondata sulla significazione, ma di un restituire, per dirla con Magritte, “mondo al mondo”. Ne ebbero contezza Beuys e Nitsch, ricordati da Gasparotti, che portarono il loro fare oltre l’umana “cocciuta razionalità”. L’arte, in questa prospettiva, diventa esperienza del mondo, apertura del visibile, attraversamento dell’inconoscibile, gesto che sottrae la forma alla sua riduzione concettuale.
Arte e Nuovo Inizio
Comunicare, infatti, non implica necessariamente il servirsi del pensare noetico e discorsivo. Per questo, Pamio mette in discussione la stessa valenza ermeneutica della storia dell’arte. Gli artisti, suggerisce l’autore usando il dubitativo, attingono al mundus imaginalis di Corbin, a una sorta di memoria cosmica immaginale e la proiettano nel presente. Come accade ai bambini, non ancora legati, nella modalità espressiva loro propria, al linguaggio concettuale-diairetico. Essi vivono mitopoieticamente nell’Uno-Tutto, nella realtà empatica dell’Amore. Fenomeno e noumeno, in tale percezione, si dicono in uno: «Esistono solo i fenomeni. C’è una fenomenologia di vicende […] oppure il loro rimuoversi o accumularsi o rinnovarsi in nuove procedure. La verità sta nelle procedure» (p. 93), ma la “coscienza” del soggetto, modernamente intesa e scissa da mondo, non può coglierle. Il pittore, sintonico al fluxus della physis, «fonda inizi che sono diversi per ciascun uomo. Ognuno di loro è un interprete del vero come fluttuazione, come gioco di attrazioni […] di metamorfosi» dei “frammenti-lacerti” (p. 94).
La “forma” cui Pamio guarda in queste pagine, che l’arte vera trascrive, non è Gestalt, idea fondante, ma Bildung, ritmo, danza, tra-sformazione relazionale sempre all’opera delle forme viventi. Il fare artistico contemporaneo, il più delle volte colonizzato dalla Forma-Capitale, mercificato, non ha nulla in comune con quanto asserito da Pamio. È segno estremo della tacitazione della vita e del suo perpetuo rinnovarsi. Arte, l’impossibile natura è libro atto a rasserenare la mestizia dell’età della post-verità, per dirla con Stiegler, animato dal sacro fuoco di un fare sapiente. È profetico auspicio di Nuovi Inizi per le nostre vite e per la storia.
– Giovanni Sessa
Scheda libro
Titolo: Arte. L’impossibile natura. Per una estetica dei frammenti
Autore: Massimo Pamio
Prefazione: Romano Gasparotti
Editore: Mondo Nuovo
Collana: Tascabili da viaggio
Anno: 2025
Pagine: 90
Prezzo: € 14,00
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