Ti controllano anche quando apri un'email - Un'immagine invisibile può segnalare al mittente che abbiamo aperto un messaggio
Le email possono contenere pixel invisibili che registrano le aperture. Dal 29 ottobre le nuove regole del Garante su consenso, tracciamento e diritto di revoca.
Arriva la newsletter di un negozio, l'offerta di una compagnia telefonica, l'avviso di una piattaforma a cui ci siamo iscritti anni fa. Apriamo l'email e passiamo oltre. Quel gesto può essere registrato: dall'altra parte qualcuno saprà che il messaggio è stato visualizzato. Nessun collegamento cliccato, nessun modulo compilato. È bastato aprire la posta.
Il sistema si chiama tracking pixel. È un'immagine minuscola, spesso trasparente, ospitata su un server remoto. Quando il programma di posta carica le immagini esterne, il server riceve una richiesta: può segnalare che il messaggio è stato visualizzato e, secondo i casi, fornire altri dati tecnici. Del contenuto della nostra corrispondenza il pixel non sa nulla. Può però segnalare al mittente il caricamento del messaggio.
Per chi fa marketing, il dato ha un'utilità concreta. La piattaforma Mailchimp spiega che il tracciamento permette di sapere quali contatti hanno aperto una comunicazione e quante aperture sono state registrate. Queste informazioni possono orientare gli invii successivi, la frequenza dei messaggi e la scelta degli argomenti. Una statistica generale racconta come va una campagna. Un registro intestato al singolo destinatario può ricostruirne le abitudini.
Quando un venditore ci chiede quali prodotti preferiamo, possiamo rispondere oppure no. Con il pixel invisibile la domanda non viene posta, ma la risposta arriva lo stesso: l'apertura del messaggio diventa un segnale commerciale che può essere associato al destinatario. Una pratica ordinaria diventa controversa per questa asimmetria, più che per la tecnologia che la rende possibile.
Una statistica generale racconta come va una campagna. Un registro intestato al singolo destinatario può ricostruirne le abitudini.
Il 29 ottobre scade il termine concesso dal Garante per la protezione dei dati personali per adeguarsi alle linee guida adottate il 17 aprile e pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile. Il pixel non viene vietato. Quando serve a monitorare il comportamento individuale per finalità promozionali occorre, di regola, un consenso preventivo e informato. Le eccezioni riguardano le statistiche aggregate che non identificano il singolo, le esigenze di sicurezza e alcune comunicazioni di servizio. Per le statistiche davvero anonime il consenso può non servire. Quando il tracciamento riguarda il singolo destinatario, di regola è necessario.
Ne discende un diritto preciso: continuare a ricevere una newsletter e revocare, con una procedura semplice, soltanto il consenso al tracciamento, nei casi in cui è richiesto. Gli operatori devono rivedere informative e sistemi di consenso. I destinatari ottengono una scelta che finora era poco visibile.
Ci si può proteggere anche attraverso le impostazioni della posta. In Gmail è possibile chiedere conferma prima di visualizzare le immagini esterne: se non vengono caricate, il pixel non ha nulla da segnalare. Mail di Apple offre una protezione che nasconde l'indirizzo IP e scarica i contenuti da remoto senza rivelare il momento effettivo dell'apertura. Sono strumenti utili, ma non impediscono ogni forma di tracciamento. E il caricamento protetto delle immagini può rendere inesatte le statistiche sulle aperture.
Dopo la scadenza bisognerà verificare che cosa accade davvero. Un pixel non si vede, e il destinatario difficilmente può capire da solo se il mittente continui a registrare le aperture. Le informative aggiornate non basteranno: serviranno controlli effettivi e modalità di revoca che funzionino anche per le newsletter già in circolazione. Dal 30 ottobre, per chi riceve queste comunicazioni, la differenza dovrebbe diventare visibile nelle possibilità effettive di revocare il consenso.
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