RISUSCITATO! - un libro di Marc Augé
Non siamo noi a scegliere i libri. Sono i libri, per loro proprio moto, a sceglierci, decidendo di esplicitarsi al momento giusto e senza preavviso. Il lettore ignaro, convinto dalla sua presunzione di autonomia, se lo trova di fronte, a sua insaputa, senza pensare che è l’anima del libro a farsi visibile perché vuole essere trovata. Un libro mi è venuto a cercare, affiorando dalla sala interrata della libreria che mi fa da riferimento e che non frequento mai.
Alcuni giorni fa avevo letto un articolo che mi aveva interessato e inorridito. Descriveva la luciferina scelta di un miliardario, tal Bryan Johnson, per rincorrere il sogno (o incubo?) di rendersi eterno. Dopo tutta una serie di tentativi di allontanare da sé l’ombra della morte, assumendo quaranta farmaci diversi al giorno, ricorrendo a terapie con luce rossa, sauna, ossigeno e antiossidanti, dopo aver speso parte consistente della sua vita sottoponendosi a esami giornalieri e a prelievi di sangue ogni tre giorni per valutare il suo stato di salute, dopo aver sposato la dieta vegana ed essersi nutrito di proteine della canapa e di peptidi di collagene, ha scoperto di essere malato e, come rimedio, ha preso una decisione che ha il sapore del cannibalismo. Annuncia di aver clonato sé stesso neonato per aver organi sani trapiantabili proprio ora che lo lambisce il nero profilo della morte.
Questo raggelante articolo ha prodotto in me due risultati. Il primo, quello di far affiorare il ricordo di quella impressionante tela di Goya, «Saturno che divora i suoi figli», in cui il dio stravolto fa a pezzi il corpo di un suo figlio a morsi. Il secondo, quello di farmi passare in libreria per far svaporare l’aria mefitica che si era prodotta nella mia mente. È lì che Risuscitato! di Marc Augé mi si è appalesato e mi ha scelto come suo lettore.
È l’anima del libro
a farsi visibile perché
vuole essere trovata
Marc Augé è l’etnologo e sociologo noto, tra l’altro, per la sua teoria sui non-luoghi, quegli spazi topografici estranianti e deculturalizzati, dominati dall’assenza di storia, identità e relazioni, spazi di transito pervasi da un senso di solitudine, dove l’individuo diviene un utente, un cliente, un consumatore. Qui, dismessi i panni del saggista, affida i suoi pensieri a un breve romanzo dal titolo evocativo.
Vi si narrano le vicende di Bernard Robert che viene, attraverso un processo di criogenizzazione, congelato e messo in una condizione di sospensione in vita, una premorte da cui si può tornare una volta scongelati. Criogenizzato negli anni settanta, viene scongelato e riportato in vita, risuscitato appunto, nel 2028. Un salto di cinquant’anni che lui non ha percepito risvegliandosi, convinto di aver dormito profondamente per una sola notte. Per superare il trauma di questo reinserimento in una società profondamente cambiata gli viene affiancato uno psicologo, il cui diario è il nucleo centrale del romanzo, con lo scopo di guidarlo nel percorso di riadattamento alla nuova vita.
Attorno al protagonista si scatena un entusiasmo frenetico di scienziati che lodano un progresso che apre le porte all’immortalità, di politici che vantano il supporto concesso, con cospicui finanziamenti, alla ricerca, di gente comune che grida al miracolo nella speranza di beneficiare dello stesso strabiliante passo avanti della tecnica che si pone come antagonista vincente della Natura, portatrice di morte. Nessuno si preoccupa del povero Bernard alle prese con una situazione a dir poco difficile e grottesca.
Marc Augé dismessi
i panni del saggista,
affida i suoi pensieri
a un breve romanzo
dal titolo evocativo
In realtà, in prima battuta, è lui stesso a essere entusiasta per questa nuova vita in cui ha trovato una fama che riscatta l’anonimato di quella precedente interrotta trent’anni prima. È inebriato da tutti gli inviti che riceve, partecipa a conferenze come testimone, viaggia sponsorizzato dalla casa produttrice del progetto che già vagheggia ricavi stellari. Nessuno si preoccupa del vero problema costituito dalla vita di Bernard. Al risveglio apprende che la moglie è morta due anni prima e così si ritrova vedovo senza averlo saputo.
L’incontro con il figlio assume toni grotteschi e stranianti perché nel frattempo il figlio è cresciuto mentre Bernard no. Così si assiste a un dialogo in cui un padre trentenne si confronta con il figlio ormai sessantenne. Molti dei suoi amici sono morti, quelli rimasti sono ultraottuagenari e alle prese con problemi che lui neanche percepisce in quanto trentenne. Una vita che non è vita, privata com’è di quei rapporti umani che sono saltati, di un ambiente che ormai è diventato estraneo, se non ostile, e che non ammette più nemmeno il filtro di un occhio anziano e nostalgico. Con un colpo di scena finale si scoprirà che Bernard sceglierà l’unica cosa sensata che lo renderà di nuovo umano. Rinuncerà a questo sogno da risuscitato scegliendo la vita come l’ha conosciuta nella sua precedente comparsa sulla Terra.
Con un colpo di scena
si scoprirà che Bernard
sceglierà l’unica cosa
sensata che lo renderà
di nuovo umano
Come Ulisse che rinuncia alla proposta di Calipso che gli promette l'immortalità e l'eterna giovinezza se accetterà di rimanere con lei per sempre sulla sua isola di Ogigia. Una vita divina, felice e senza dolori, lontana da tutte le sofferenze e dai pericoli del mondo. Come Ulisse che sceglie di tornare a immergersi nel flusso della vita fatto di dolore, nostalgia, lotta, responsabilità e punta la prua verso Itaca, consapevole che là troverà, oltre all’amore, anche vecchiaia, nuova guerra, responsabilità regale e alla fine la morte. Così Bernard sceglie la vita che non può che terminare con la morte.
Perché è proprio la morte che, come estremo limite della vita, illumina il nostro precario passaggio nel mondo. Rifiuta il mefitico richiamo della tecnica moderna, novella sirena illimitata, che ci illude che protrarre oltre ogni ragionevole durata una vita sia vitalità e che il balenare di un’immortalità invalidante sia un obiettivo, mentre risulta un impedimento che ci renderebbe tutti dei lotofagi, piegati dall’oblio e immersi in un brodo tiepido fatto solo di una sospensione in vita che è una premorte.
Contro quello che appare un incubo da miliardari, che ricorda la distopia manga Galaxy Express 999 di Matsumoto, dove, in un futuro in cui i ricchi comprano corpi meccanici per vivere in eterno, il giovane Tetsuro sale a bordo del treno spaziale Galaxy Express 999 verso il pianeta Andromeda per ottenere un corpo cyborg e che prefigura l’ultimo stadio del capitalismo, l’Athanatocapitalismo, il capitalismo immortale o per gli immortali, l’unica soluzione è volgere le vele verso le Colonne d’Ercole e sfidare una volta di più il mondo crudele.
– Mario Grossi
Autore: Marc Augé
Titolo: Risuscitato!
Editore: Raffaello Cortina Editore
Anno di edizione: 2020
Pagine: 122
ISBN: 9788832851809
Prezzo: € 9,50
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