LEONARD COHEN. COME UN UCCELLINO SU FILI DI PAROLE - un libro di Elena Lamberti

LEONARD COHEN. COME UN UCCELLINO SU FILI DI PAROLE - un libro di Elena Lamberti

Elena Lamberti prende sul serio la costellazione più riconoscibile di Leonard CohenBibbiaTalmud, Buddismo, poesia, eros, preghiera. La attraversa da un’angolatura meno ovvia: Montreal, il Canada, la frontiera di una nazione giovane, postcoloniale, plurale, ancora impegnata a costruire una memoria comune senza cancellare le proprie differenze. Da questa prospettiva nasce la forza del libro: Cohen diventa una figura più concreta, più storica, più leggibile nella sua complessità.

Scrivere di Cohen e letteratura significa entrare in un territorio già sovraffollato: Federico García LorcaWilliam Butler YeatsWalt Whitman, i mistici persiani, la poesia canadese, la canzone d’autore. Lamberti conosce bene questo rischio e lo affronta scegliendo una traiettoria precisa. La sua tesi è limpida: Cohen va letto anche come autore canadese, dentro una geografia culturale che ha fatto della frontiera, dell’esilio, della metamorfosi e della memoria condivisa le proprie categorie decisive.

La canadesità smette
di essere un dato compatto
e diventa una struttura
plurale dell’opera

I materiali religiosi e sapienziali — dalla Torà al Talmud, dallo zen di Roshi alla mistica persiana di ‘Attār e Rūmī — mostrano il fondo spirituale di Cohen. Eppure questo fondo resta sempre incarnato. La preghiera attraversa il corpo, il desiderio, la memoria storica, la voce che si incrina. In Cohen il sacro passa per la carne, per la ferita, per la disciplina della parola. L’antologia lo rende evidente senza appesantire: accosta le fonti, lascia respirare i testi, evita la spiegazione scolastica.

Lorca è uno dei due grandi assi poetici della formazione coheniana, insieme a Irving Layton. Il poeta andaluso offre a Cohen una lezione di forma, di musicalità, di desiderio tragico tenuto sotto controllo dalla precisione del canto. Accanto a lui, Costantinos P. Cavafis porta il viaggio, la perdita, l’eleganza davanti alla sconfitta; Dylan Thomas aggiunge la materia organica della vita e della morte; Primo Levi introduce la coscienza morale del Novecento, con il peso dell’Olocausto e della responsabilità individuale. In questa costellazione Cohen appare meno isolato e molto più riconoscibile: un autore capace di trasformare ogni influenza in voce propria.

Il libro evita il culto
dell’icona e lavora per
relazioni: testi, lingue,
religioni, frontiere,
ferite storiche

A.M. KleinLouis Dudek e Irving Layton formano il primo terreno letterario di Cohen: un Canada già multiculturale, fatto di radici ebraiche, polacche, romene, migrazioni europee e nuove appartenenze nordamericane. Klein gli consegna la memoria ebraica dentro il Canada; Dudek gli apre materialmente la strada editoriale; Layton gli insegna la libertà della parola, la sua brutalità necessaria, la possibilità di tenere insieme tradizione, corpo e scandalo. La canadesità, in questo quadro, smette di essere un dato compatto e diventa una struttura plurale dell’opera.

Su un piano diverso agiscono Gilles VigneaultMargaret AtwoodDennis Lee e Barry Callaghan. Attraverso loro il Canada appare come una nazione in cerca di figura: inverno, wilderness, mosaico, memoria, lunga oscillazione tra identità nazionale e vocazione cosmopolita. Cohen appartiene a questa storia perché la attraversa da dentro. Il suo vagabondare tra Idra, New York, Los Angeles, Mount Baldy e Montreal non cancella l’origine; la rende più intensa. Il canadese errante resta legato alla propria città proprio mentre la abbandona, come se ogni partenza servisse a misurare la distanza da casa.

Molto importante è anche l’apertura verso le voci indigene. Alootook Ipellie e Louise Bernice Halfe impediscono al discorso sul Canada di ridursi a celebrazione pacificata del mosaico nazionale. Portano dentro il libro il trauma delle popolazioni native, l’oralità, la lingua sottratta, le Residential Schools, la metamorfosi come forma di resistenza. Lamberti collega questo sfondo anche a Beautiful Losers, dove la questione nativa emerge in forma obliqua, provocatoria, a tratti disturbante. Il risultato è uno dei passaggi più forti del volume: il Canada di Cohen appare come spazio creativo e insieme come luogo attraversato da rimozioni, violenze, fratture ancora aperte.

Cohen resta legato
alla propria città
proprio mentre la abbandona,
come se ogni partenza
servisse a misurare
la distanza da casa

Il libro evita il culto dell’icona e lavora per relazioni. Cohen viene mostrato come punto di incrocio tra poesiamusicareligione, storia coloniale, memoria e controcultura. L’antologia diventa così una mappa di pre-testi. La formula del titolo, l’uccellino sui fili di parole, coglie bene il movimento: equilibrio fragile, distanza, canto, appoggio minimo, possibilità del volo.

Come un uccellino su fili di parole è dunque un volume prezioso perché insegna a leggere Cohen senza ridurlo alla sua mitologia. Lo prende sul serio come scrittore, come poeta, come autore di canzoni e come figura culturale di un Novecento attraversato da frontiere mobili. La sua grandezza, vista da questa angolatura, non consiste solo nell’aver scritto versi memorabili o canzoni entrate nella memoria comune. Sta nell’aver trasformato una condizione storica — essere ebreo, canadese, montrealese, errante, devoto e inquieto — in una lingua capace di parlare a tutti senza perdere il proprio accento.

— Laura Forte

Scheda libro

Titolo: Leonard Cohen. Come un uccellino su fili di parole
Autrice: Elena Lamberti
Editore: Castel Negrino
Collana: PreTesti
Copertina: Federico Renzaglia
Anno: 2018
Pagine: 168
Prezzo di copertina: € 14,90
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