LE BASI, I VOLI E IL GRANDE CONFUSORE
Il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, dice una cosa, Roma la nega, Trump ne aveva detta un’altra: nella guerra in Iran qualcuno sta usando l’Italia come bersaglio politico. La faccenda è semplice solo per chi ha deciso di capirla male. Rutte va in televisione e dice che cinquecento aerei americani sarebbero partiti da basi statunitensi in Italia a supporto dell’operazione contro l’Iran. L’opposizione italiana salta sulla sedia, chiede a Meloni di riferire, di confessare, possibilmente di cadere già che c’è. Il governo risponde secco: voli tecnici, supporto logistico, nessuna missione d’attacco autorizzata dal territorio italiano. Una cosa è far passare carburante e procedure. Altra cosa è far partire la guerra da casa propria. Il confine è sottile. Ma esiste.
Voli tecnici, supporto logistico,
nessuna missione d’attacco
autorizzata dal territorio italiano.
Il confine è sottile. Ma esiste.
Qui entra in scena il grande imbalsamatore della realtà. Trump si è lamentato platealmente dei no italiani all’uso delle basi — piste, atterraggi, corridoi negati — come un proprietario di casinò a cui hanno chiuso il parcheggio VIP. Poi arriva Rutte e racconta di una massa impressionante di supporto aereo partita proprio da lì. O Trump recita la parte dell’alleato tradito mentre sotto il tavolo l’apparato americano lavora lo stesso, oppure il segretario della NATO ha gonfiato un supporto logistico in un quadro bellico che Roma non ha mai autorizzato. In entrambi i casi l’Italia ci finisce in mezzo: bersaglio comodo, mai protagonista.
L’opposizione, ovviamente, ci infila il piede nella crepa, e ogni frase di Rutte diventa manganello contro Meloni. Ma il bersaglio giusto non è Roma. Se ieri Trump urlava che l’Italia gli ha chiuso le piste e oggi Rutte racconta che da quelle piste è passata una montagna di operazioni, uno dei due mente — Washington o la NATO — non Palazzo Chigi. sovranità non si difende scegliendo il padrone estero più comodo per colpire il nemico interno.
Il resto è teatro. Utile
alla NATO. Utile a Trump.
Utile alle opposizioni.
Dannoso solo all’Italia.
Le basi sul nostro territorio non sono soprammobili. Non sono aeroporti privati da prestare al primo alleato col broncio imperiale. Ogni uso va spiegato in Parlamento, inchiodato a una responsabilità politica. E a chi all’estero usa parole imprecise per incendiare il nostro cortile, si risponde con la freddezza dovuta agli incendiari: grazie, ora mostri i documenti.
Il resto è teatro utile a tutti tranne a noi. Utile all’opposizione, che grida al governo bugiardo. Utile alla NATO, che esibisce fedeltà americana anche dove gli alleati hanno messo paletti. Utile a Trump, che fa il capo tradito dai vassalli e intanto chiede più obbedienza. L’Italia resta lì: abbastanza importante da essere usata, abbastanza debole da essere raccontata dagli altri.
Nomi, voli, autorizzazioni, date. Comincerei da
— Aristea