LA GNOSEOLOGIA DI MARSILIO FICINO - un libro di Antonietta Florio
Prima di diventare pensiero, il mondo è immagine. Entra dagli occhi, si imprime nello spirito, si ricompone nella memoria, prende forma nella fantasia. Per Marsilio Ficino la conoscenza comincia in questa zona mobile e rischiosa, dove il sensibile non è ancora intelletto e già non è più semplice materia. Antonietta Florio colloca qui il baricentro del suo libro: nell’imaginatio-phantasia come soglia dell’umano, facoltà che raccoglie il visibile, lo trasforma interiormente e può condurre verso il vero oppure trattenere l’anima dentro il suo teatro d’ombre.
Ficino, nato a Figline Valdarno nel 1433 e morto a Firenze nel 1499, fu il grande mediatore del platonismonell’Umanesimo italiano. Protetto da Cosimo de’ Medici, animatore dell’Accademia di Careggi, tradusse Platone, Plotino e il Corpus Hermeticum, dando all’Occidente latino una nuova costellazione di testi antichi. Nella Theologia Platonica de immortalitate animorum cercò di dimostrare l’immortalità dell’anima; nel Commentarium in Convivium Platonis de amore, noto come El libro dell’amore, fece dell’amore la forza che lega l’universo; nei De vita libri tresintrecciò medicina, astrologia e cura dell’esistenza intellettuale. La sua filosofia nasce da questa ambizione: tenere insieme platonismo e cristianesimo, cosmo e anima, verità divina e facoltà umane.
L’anima deve raggiungere
il vero senza recidere
il rapporto con il sensibile
La gnoseologia, come scienza della conoscenza, è uno dei luoghi in cui questa ambizione si fa più concreta: l’anima deve raggiungere il vero senza recidere il rapporto con il sensibile. Ed è precisamente in questo passaggio che l’imaginatio-phantasia acquista il suo peso. Il senso riceve l’urto delle cose; l’immaginazione ne conserva e ricompone le figure; la fantasia le investe di qualità, affetti, riconoscimenti; l’intelletto prova a sollevarle verso una forma più alta. In Ficino, conoscere significa trasformare una presenza sensibile in materia interiore, fino a renderla disponibile alla contemplazione. La verità non cade dall’alto su una mente vuota: matura lungo una catena di passaggi, ciascuno necessario, ciascuno esposto alla possibilità dello scarto.
Dentro questa architettura, l’anima è copula mundi, legame tra le regioni inferiori e quelle superiori dell’essere. Abita il corpo, lo vivifica, lo governa, lo attraversa per mezzo dello spiritus, quel veicolo sottile che rende possibile la comunicazione tra l’incorporeo e il corporeo. La conoscenza sensibile acquista spessore perché a sentire davvero è l’anima, mentre il corpo offre le occasioni della sensazione. La passione corporea diventa percezione, la percezione diventa giudizio, il giudizio apre una traiettoria ascendente. L’uomo ficiniano conosce perché è attraversato da una distanza che non riesce mai a colmare definitivamente: tende alla verità attraverso ciò che, da solo, verità piena non è.
Ciò che amplia la vita interiore
può devastarla; ciò che rende
più sottile lo sguardo
può spingerlo a smarrirsi
Nel temperamento saturnino di filosofi e letterati, la stessa ambivalenza si irrigidisce in una prova dell’interiorità. La malinconia può condurre alla torpidità, all’oscuramento, alla fissazione ossessiva delle immagini; può anche predisporre l’anima a sottrarsi alla rumorosa superficie del mondo e ad avvertire il richiamo delle cose alte. Ciò che amplia la vita interiore può devastarla; ciò che rende più sottile lo sguardo può spingerlo a smarrirsi. L’immaginazione alimenta desideri, produce fantasmi, altera il rapporto con la realtà. Però senza quella facoltà nessuna conoscenza prenderebbe forma, nessuna memoria tratterrebbe il mondo, nessun movimento verso il divino troverebbe il primo gradino. La creatività nasce in una zona instabile.
Con Giordano Bruno, l’ars memoriae raccoglie l’eredità ficiniana e la rende più dinamica, più operativa, quasi più febbrile. L’immagine non resta deposito passivo, diventa macchina mentale, luogo di combinazione, strumento di orientamento dentro l’infinita proliferazione del reale. La verità, per l’uomo, appare attraverso ombre, figure, segni che non coincidono mai con ciò che cercano di afferrare. Dalla conoscenza come ascesa attraverso l’immaginazione si passa alla memoria come arte di organizzare il visibile per avvicinarsi all’invisibile. Bruno intensifica Ficino. Porta più lontano la medesima domanda: in che modo un essere finito, immerso nel sensibile, può disporsi verso una verità che lo eccede?
L’invenzione delle inie,
l’uso di scritture calligrafiche,
fonetiche, simboliche
spostano l’arte fuori
dalla funzione imitativa
L’Inismo (Internazionale Novatrice Infinitesimale), fondato da Gabriel-Aldo Bertozzi e sviluppato anche da François Proïa, offre alla ricerca di Florio una coda meno eccentrica di quanto possa sembrare. La sua scissione della parola e del segno, l’invenzione delle inie, l’uso di scritture calligrafiche, fonetiche, simboliche spostano l’arte fuori dalla funzione imitativa e dalla subordinazione a un significato già costituito. Le "inie" non trasmettono soltanto un senso: lo producono nella propria forma. È qui che l’Inismo tocca il cuore del discorso sull’imaginatio-phantasia: l’immagine, la parola, il simbolo diventano materia di conoscenza proprio perché vengono scomposti e ricomposti fino a liberare la creatività dal senso già dato. Il raccordo resta più analogico che genealogico, ma acquista consistenza: non semplice elogio della fantasia, bensì rivendicazione dell’arte come atto che genera mondo nel segno.
La gnoseologia di Marsilio Ficino lascia affiorare un’idea esigente della conoscenza: l’uomo raggiunge il vero soltanto attraversando immagini che possono orientarlo o ingannarlo. L’errore comincia quando vi si arresta; la ricerca quando ne avverte l’insufficienza. L’immaginazione smette allora di essere un accessorio dell’intelletto e diventa una prova dell’umano. L’uomo vede, trattiene, altera, ricorda, trasfigura. Può scambiare la figura per la sostanza e il riverbero per la luce. Conoscere significa abitare il confine tra ombra e forma, tra fantasma e verità, tra ciò che il mondo imprime in noi e ciò che l’anima riesce a farne.
— Miro Renzaglia
Titolo: La gnoseologia di Marsilio Ficino. Conoscere attraverso la creatività dell’«imaginatio-phantasia»
Autrice: Antonietta Florio
Editore: Edizioni Solfanelli
Collana: Athenaeum
Anno: 2021
Pagine: 224
Prezzo: € 13,00
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