LA DIFFUSIONE DEL FASCISMO IN SUDAMERICA - parte prima
Il settantaquattresimo numero di Trasgressioni, la rivista quadrimestrale di cultura politica diretta dal professor Marco Tarchi, docente emerito presso la Facoltà di Scienze Politiche «Cesare Alfieri» dell’Università degli Studi di Firenze, è interamente dedicato al fenomeno della diffusione del fascismo in Sudamerica.
Su Il Fondo ci occuperemo di recensire singolarmente i tre saggi che lo compongono. Tutti tradotti a opera dello stesso Tarchi, i testi sono estratti dal volume Fascism Outside Europe, pubblicato da Social Science Monographs a Boulder nel 2001 e curato da Stein Ugelvik Larsen.
La maggior parte
dei regimi militari furono
altro rispetto a quelli
di matrice fascista
Il primo saggio, inerente al gigante del continente indio-latino, il Brasile, reca il titolo «Fascismo e autoritarismo in Brasile sotto Vargas (1930-1945)» ed è redatto da Helgio Trindade, professore emerito dell’Università Federale del Rio Grande do Sul, dove ha insegnato Scienza politica e svolto il ruolo di rettore.
Lo scritto si presenta in perfetto stile scientifico, con un notevole apparato di note supportato da alcuni grafici che rendono più facilmente comprensibili organigrammi e strutture, dalle milizie all’organizzazione statale verde-oro degli anni presi in esame.
La prima distinzione rilevata dal professor Trindade riguarda un periodo cronologicamente più vicino a noi, quando separa i regimi militari degli anni Settanta da quelli della prima metà del Secolo breve, individuando nei primi un’impronta ideale diversa, più orientata a impedire una rivolta comunista o di stampo sovietico tramite il mantenimento dell’ordine pubblico che a produrre una vera instaurazione rivoluzionaria, capace di modificare lo status quo, come avvenne nei casi legati a leader quali Getúlio Vargas in Brasile e Juan Domingo Perón in Argentina. Per Trindade, come per la maggior parte degli storici contemporanei, i regimi militari furono altro rispetto a quelli di matrice fascista. Anche nel Sud del mondo, però, è necessario notare gli aspetti che rendono simili, ma mai del tutto uguali, le epopee di Vargas e Perón, sia in relazione a quelle già verificatesi in Europa, sia fra loro stesse. Due studiosi del calibro di Gino Germani e Seymour Martin Lipset, autori di studi sistematici sul peronismo, hanno affrontato l’argomento arrivando a tesi diverse: per il primo il peronismo fu un «nazional-populismo», mentre il secondo preferì il concetto di «fascismo di sinistra». Quanto al fenomeno di Vargas in Brasile, è indispensabile una corretta cronologia, capace di distinguerne le tre fasi: la prima, dalla presa del potere con la rivoluzione del 1930 fino al 1937; la seconda, con la nascita dell’Estado Novo, protrattasi fino al 1945; la terza e ultima, dall’elezione alla presidenza della Repubblica nel 1950 fino al suicidio, avvenuto quattro anni dopo.
Un solo paese
latinoamericano
ha sperimentato un vero
fascismo di massa»:
il Brasile
Juan Linz, utilizzando un approccio sociologico, colloca l’integralismo brasiliano fra i pochi casi rilevanti di «movimenti capaci di creare una base nelle masse con la stessa organizzazione e lo stesso stile delle controparti europee». Ancora più netti nell’analisi appaiono Pierre Milza e Marianne Benteli, quando affermano che «un solo paese latinoamericano ha sperimentato un vero fascismo di massa»: il Brasile. Le politiche sociali dello “Stato Nuovo“ derivarono da quelle applicate già a partire dai primi anni Trenta, con la creazione del Ministero del Lavoro. Nel dettaglio, alcuni dei provvedimenti assunti dal regime furono la giornata lavorativa di otto ore, la regolamentazione del lavoro femminile e infantile, la sindacalizzazione, le ferie pagate e, nel 1940, il salario minimo. La giustizia del lavoro, le leggi sindacali, l’iscrizione obbligatoria ai sindacati e gli altri provvedimenti furono poi formalizzati, nel 1943, nel Consolidamento delle Leggi del Lavoro (CLT). Non mancò, nel Paese carioca, il culto della personalità, attraverso la celebrazione annuale del compleanno di Vargas.
Giornata lavorativa di otto ore,
regolamentazione del lavoro
femminile e infantile,
sindacalizzazione, ferie pagate
salario minimo
Un secondo quesito, dopo quello relativo ai governi e alle politiche adottate da questi ultimi, riguarda i movimenti e la loro ideologia comparata con quella dei gemelli nati oltreoceano. In questo caso, a sostenere l’analisi intervengono il nazionalismo e il mito mobilitante soreliano, che impregnarono il nucleo ideologico dell’integralismo brasiliano di un culto del passato, dell’indipendenza e del futuro della nazione, insieme a un tradizionalismo non necessariamente reazionario. Il fascismo, infatti, non voleva semplicemente ritornare al passato, ma cercava di conservare una parte dei valori tradizionali rendendoli rilevanti per l’epoca in cui viveva. Voleva realizzare una simbiosi fra un elemento tradizionale, il corporativismo, e un elemento moderno, lo Stato interventista.
— Luca Lezzi
SCHEDA LIBRO
Titolo:Fascism Outside Europe: The European Impulse Against Domestic Conditions in the Diffusion of Global Fascism
Curatore: Stein Ugelvik Larsen
Editore: Social Science Monographs
Distribuzione: Columbia University Press
Luogo di pubblicazione: Boulder / New York
Anno: 2001
Pagine: 856
ISBN: 0880339888
Prezzo: Non indicato nelle fonti verificate
ORDINA QUI: Non disponibile in forma certa nelle fonti verificate
Saggio recensito: «Fascismo e autoritarismo in Brasile sotto Vargas (1930-1945)»
Traduzione italiana: Marco Tarchi
Autore del saggio recensito: Helgio Trindade
Rivista italiana di riferimento: Trasgressioni, n. 74
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