JOHNNY CASH. STORIE IN BIANCO E NERO - un libro di Elena Lamberti
La collana PRE TESTI muove da una convinzione tanto semplice quanto insidiosa: dietro ogni autore lavora una trama di letture, miti e tradizioni che agisce nell'opera prima ancora che l'autore ne sia consapevole. Nel volume dedicato a Johnny Cash, Elena Lamberti applica il metodo a un artista che il mito ha ridotto a un abito nero e a una posa, come se bastasse vestirsi di scuro per diventare la coscienza dolente d'America. L'introduzione risale alle fonti del suo immaginario, l'antologia raccoglie i testi degli autori evocati, e insieme mostrano da quali storie Cash avesse imparato a raccontare le proprie.
Tutto comincia nell'America rurale degli anni Trenta. La famiglia Cash, piegata dalla Depressione, arriva alla colonia agricola di Dyess per concessione del New Deal, e lì il ragazzo cresce dove il cotone confina con gli inni della madre e con le piene del Mississippi. La morte del fratello Jack, la radio che di notte porta in casa vagabondi e braccianti: quando nel 1955 Hey Porter e Cry! Cry! Cry! lo impongono alla Sun Records di Sam Phillips, Cash possiede già la materia prima della sua opera, vite comuni che chiedono di diventare racconto collettivo. Non gli mancava che il palco.
Il mito lo ha ridotto
a un abito nero e a una posa,
come se bastasse vestirsi
di scuro per diventare
la coscienza dolente d'America
Il palco lo ottiene, e lo attraversa cambiando pelle a ogni album: country, gospel, folk, l'incendio del rock'n'roll. Divide i primi teatri con Elvis, si perde nelle anfetamine e si ritrova in June Carter, che è insieme argine sentimentale e religioso; poi va a cantare dove nessuno pensava di cantare, nelle carceri di Folsom e San Quentin. Qui la biografia è già interpretazione: con "Bitter Tears" porta nel country la questione dei nativi, con "Man in Black" converte l'abito nero da posa a lutto civile, e la leggenda superficiale si rovescia nel suo contrario. Le "American Recordings", fino a quel Hurtche è un testamento più che una cover, dimostrano poi che quella voce poteva ancora parlare a un'epoca che non era la sua.
Attorno a questa parabola Lamberti costruisce una biblioteca. Thoreau presta la distinzione fra legge e giustizia, Whitman il modello del poeta che cantando se stesso canta la nazione, la Bibbia offre l'esodo, la colpa e la conversione, cioè la grammatica stessa con cui Cash pensa la propria vita. London e Steinbeck mandano avanti vagabondi e migranti, Schultz e La Farge aprono la porta del mondo nativo, il Sud arriva con Faulkner e Harper Lee, con Capote e McCarthy, e con esso il razzismo, il delitto, la frontiera che si chiude. L'autrice è onesta sul proprio metodo: alcuni legami poggiano su letture documentate, altri su una memoria culturale condivisa, altri ancora sono ipotesi critiche dichiarate come tali. È una distinzione che molti studi preferiscono nascondere.
L'introduzione propone i fili,
l'antologia lascia che sia
il lettore a tirarli
L'antologia è il cuore operativo del volume, ed è anche la sua prova. Il lettore passa dalla Disobbedienza civile alle Foglie d'erba, dai testi biblici a Stevenson e Philip K. Dick, dalla strada di London alle piccole comunità del Sud, e nella successione riconosce l'America di Cash senza che gliela si indichi col dito. Bandiere e tradimenti, la fede accanto alla violenza, la prigione, la migrazione, la colpa che cerca redenzione: l'introduzione propone i fili, l'antologia lascia che sia il lettore a tirarli. È la differenza fra dimostrare e imporre.
Il passaggio più originale riguarda le Tall Tales, i racconti popolari in cui l'esagerazione serve a fissare una verità. Il ragazzo chiamato Sue, l'operaio che ruba una Cadillac un pezzo alla volta, il detenuto, il pistolero hanno la nettezza dei tipi folklorici, e Cash costruisce la propria leggenda con lo stesso arnese. Cadute, conversioni e rinascite non sono cronaca ma episodi di un racconto pubblico, calibrati per restare in mente. Il mito dell'uomo in nero, verrebbe da dire, è la sua Tall Tale meglio riuscita.
Cadute, conversioni e rinascite
non sono cronaca ma episodi
di un racconto pubblico,
calibrati per restare in mente
Il vertice critico resta "Bitter Tears". Con The Ballad of Ira Hayes, firmata da Peter La Farge, Cash racconta il marine pima portato in trionfo per Iwo Jima e poi lasciato morire nell'indigenza; e quando le radio country boicottano il disco, compra a proprie spese una pagina di "Billboard" per denunciare la censura. È qui che la tesi di Lamberti trova la conferma più netta: il patriottismo di Cash non gli impedisce il dissenso, lo esige nel momento in cui la nazione tradisce chi aveva usato come simbolo. Amare un paese e processarlo sono, per lui, lo stesso gesto.
La musica vera e propria — la voce, il ritmo, gli arrangiamenti, quella presenza fisica che riempiva le sale — rimane sullo sfondo di un libro fatto di parole. A tratti l'affinità con gli autori antologizzati viene spinta un passo oltre quanto i documenti autorizzino. Ma PRE TESTI non pretende di esaurire Cash: costruisce attorno a lui una costellazione coerente e ci rimanda alle canzoni con l'orecchio più educato. Dietro l'icona affiorano la Bibbia e la strada, la frontiera e i nativi che il mito nazionale aveva rimosso, i colpevoli guardati un istante prima della sentenza. L'immagine dell'uomo in nero resta intatta. Il libro le restituisce le voci che l'hanno resa possibile.
— Laura Forte
SCHEDA LIBRO
Titolo: Johnny Cash. Storie oltre il bianco e il nero
Autrice: Elena Lamberti
Editore: Castel Negrino
Collana: PRE TESTI, n. 14
Direttore di collana: Miro Renzaglia
Anno: 2022
Pagine: 186
Formato: 15,2 × 21,8 cm
Rilegatura: brossura con alette
ISBN: 978-88-99341-80-0
Prezzo: € 14,90
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