IL CONDOMINIO - un libro di J. C. Ballard
Nel grattacielo autosufficiente immaginato da Ballard, la sicurezza e il privilegio non eliminano la violenza: la comprimono. Basta un black out perché convenzioni sociali, gerarchie e benessere cedano il posto alla brutalità.
Il problema della sicurezza è diventato, negli ultimi tempi, di moda. Una moda che negli USA e in Inghilterra cominciò a svilupparsi diversi anni fa. I quartieri-condominio recintati e sorvegliati da guardie private armate, messi in piedi per sedare l’ansia della classe media e di quella più agiata, hanno assunto, in quelle zone dove non è possibile allargarsi orizzontalmente, la forma del grattacielo. È così che, Manhattan prima, la periferia ricca di Londra poi, hanno visto nascere delle torri praticamente autosufficienti. Provviste di lavanderia, centro commerciale, supermarket, piscina, palestra, centro fitness, solarium, spa, cinema, teatro e altre amenità del genere per permettere ai suoi abitanti di viverci dentro senza mai uscire se non in auto per andare al lavoro. Il tutto per garantire agli inquilini di non aver contatti con il mondo esterno considerato insicuro e pieno di gente di ceto non conforme a quello dei «castellani». È in un edificio come questi, posto alla periferia di Londra, in una di quelle aree di espansione per la upper class inglese che si svolge il romanzo visionario ma realistico al tempo stesso, Il condominio, scritto da Ballard.
In un grattacielo di quaranta piani, capace di ospitare duemila persone, hanno acquistato il loro appartamento cittadini privilegiati e danarosi che fanno parte di quel mondo fatto di professionisti di successo, banchieri, imprenditori, dirigenti d’industria ma anche di piloti, hostess, medici di varia natura e rango che si distribuiscono nell’edificio. Tutti hanno la convinzione di essersi accaparrati una fetta di felicità che i più non possono permettersi. Dall’architetto Royal, progettista di grido che occupa uno degli attici al quarantesimo piano, fino a Wilder, regista non particolarmente affermato, che vive in un appartamento ben più modesto al decimo piano. Tutta una grande famiglia, in apparenza omogenea per classe e tenore di vita che però tanto omogenea non è.
Tutti hanno la convinzione
di essersi accaparrati una fetta
di felicità che i più
non possono permettersi
Tanto per cominciare il grattacielo compie una selezione in verticalità. Nei primi venti piani vivono i meno ricchi, dal trentesimo fino al quarantesimo i ricchi. Esiste poi una fascia intermedia che divide le due zone. Un cuscinetto che garantisce ai piani alti di non entrare in contatto coi sottoposti. Anche gli stili di vita divergono. Agli ambienti ovattati, silenziosi, ogni tanto ravvivati da qualche party in frac e abito lungo, si contrappongono incontri conviviali cafoni, rumorosi e alcoolici dei piani inferiori. Anche esteriormente si può intuire se un inquilino vive nei piani bassi o in quelli alti. I piani bassi sono pieni di bambini bercianti e caciaroni, mentre quelli alti sono spopolati di ragazzini ma pieni di cani di razza. Tutto però si svolge secondo le regole del buon comportamento che, con una buona dose di ipocrisia e melassa, tende a smussare qualsiasi contrasto, inevitabile in una comunità tanto vasta, rendendolo innocuo. Ma cosa succede se, un fatto imprevisto, rompe questa falsa armonia e spezza la quieta vita dei condomini?
Cosa succede al ben educato ed emancipato uomo della middle upper class se quel sottile strato di ghiaccio si rompe sotto il peso di un accadimento imprevisto? Un black out al decimo piano che ospita il centro commerciale e una delle due piscine presenti nell’edificio provoca un attacco di panico in cui si scatena una rissa provocata dal calpestamento di un ragazzino che usciva dalla piscina. Calpestamento che si scopre non casuale da parte di un abitante dei piani alti che alcuni giorni prima aveva accusato, rimproverandolo, il ragazzino di aver urinato nella vasca comune. Comincia così una serie di ritorsioni in una faida sempre più violenta. Si comincia con lo scoprire che la piscina del trentacinquesimo piano, un tempo aperta a tutti, ora è stata in qualche modo preclusa agli inquilini dei piani di sotto. Gli ascensori che servono gli ultimi dieci piani sono stati interdetti agli altri. Di conseguenza costoro si organizzano per compiere una serie di incursioni notturne che si consumano in pestaggi, razzie del supermarket, vandalismi e occupazioni di appartamenti.
L’autore ci avverte
che nessuno è esente
dalla ferina brutalità
della bestia
Compaiono scritte, murales e graffiti sulle pareti dell’edificio un tempo intonse. I canali che servivano per eliminare l’immondizia vengono bloccati per impedire risalite di incursori ai piani superiori e di conseguenza i sacchi vengono accatastati fuori degli appartamenti. L’aria condizionata, a seguito di altri black out, provocati da atti vandalici mirati, smette di funzionare. Gli impianti idraulici si inceppano e non sono più in grado di erogare acqua. I cessi si intasano, un orrendo puzzo di latrina si spande per i piani, insieme ai miasmi della spazzatura che non viene più rimossa dai piani. Man mano che l’imbarbarimento prosegue, l’edificio sembra sempre più simile a quelle periferie da cui gli inquilini del grattacielo intendevano scappare. Prima i graffiti, poi i vetri rotti, la puzza di immondizia e d’urina. Fanno la comparsa bande che si appropriano dei piani e trasformano la scena in un inferno che somiglia molto alla New York de I guerrieri della notte e la vita nel grattacielo «in un certo senso, la vita nel grattacielo aveva cominciato ad assomigliare a quella del mondo esterno: la stessa crudeltà e violenza celata entro una serie di cortesi convenzioni». Cortesi convenzioni che hanno ceduto il passo ad una basale violenza necessaria ormai alla sopravvivenza. Convenzioni che risultano tanto fragili da essere accantonate al primo segnale di difficoltà. Domotica e convenzioni sociali che si azzerano con un black out.
La vita del condominio come metafora della vita delle città così come sempre di più osserviamo. L’autore descrivendo questo condominio di ricchi ci avverte che nessuno è esente dalla ferina brutalità della bestia che resta sedata fintantoché un fattore esterno non la risveglia. A quel punto scarnificata da ogni ipocrisia e convenzione sociale l’umanità appare per quello che è: pura brutalità tenuta a bada ma pronta a scatenarsi. Homo homini lupus!
– Mario Grossi
Scheda libro
Titolo: Il condominio
Autore: James Graham Ballard
Traduzione: Paolo Lagorio
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica '900
Anno: 2026
Pagine: 224
Formato: Tascabile
ISBN: 9788807950896
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