COMPETERE O SPARIRE. PER UN NUOVO PAESAGGIO EUROPEO - un libro di Mario Draghi
In Competere o sparire, pubblicato da Rizzoli, Mario Draghi usa la parola competitività come misura della sovranità. Il volume nasce dal ciclo degli interventi pubblici degli ultimi tre anni e dalla diagnosi sulla competitività europea; il risultato ha la forma di un avvertimento politico. L’Europa conserva ricchezza, mercato, diritto, prestigio istituzionale. Nei passaggi decisivi dipende da altri. Il titolo non è una promessa. È un aut aut: una civiltà che rinuncia alla capacità di produrre, investire e proteggersi affida il proprio futuro a potenze più risolute.
L’epoca dell’apertura commerciale
garantita, dell’ombrello americano
e del primato regolatorio come
rendita appartiene al passato
Gli Stati Uniti hanno trasformato la politica industriale in strumento di sicurezza nazionale. La Cina lavora su tempi lunghi, filiere controllate, capacità produttiva e comando strategico. La globalizzazione ordinata, dentro cui l’Europa poteva prosperare senza scegliere troppo, si è chiusa. Il libro nasce da questa frattura. L’epoca dell’apertura commerciale garantita, dell’ombrello americano e del primato regolatorio come rendita appartiene al passato. Resta una domanda secca: chi paga il costo del nuovo mondo?
Il mercato unico è stato una forza reale. Ha creato standard comuni, concorrenza interna, moneta, peso regolatorio. Ora mostra il proprio limite storico. Regola ciò che già esiste. Non produce ciò che manca. La sua potenza normativa disciplina il campo economico europeo, ma le grandi partite globali chiedono una forza che il solo mercato non produce. Qui l’Europa mostra il suo squilibrio: regola con precisione, costruisce con lentezza.
Il nodo è la misura materiale
dell’azione: senza massa sufficiente,
anche l’intelligenza politica
resta intenzione
Senza massa, non esiste forza. Draghi chiama questo la scala. Non è una metafora. Significa che le grandi partite industriali, tecnologiche, energetiche e militari hanno bisogno di un retroterra più largo del singolo bilancio nazionale. Finché ogni Stato conserva il proprio circuito, la propria cautela e il proprio calendario, la forza europea resta divisa prima ancora di essere impiegata. Il nodo è la misura materiale dell’azione: senza massa sufficiente, anche l’intelligenza politica resta intenzione.
La competitività viene spesso trattata come parola fredda, quasi ostile al modello sociale europeo. In queste pagine accade il contrario. Welfare, transizione ecologica e lavoro dipendono da crescita reale, settori produttivi forti, investimenti adeguati. Il dato sugli investimenti aggiuntivi diventa perciò il punto di non ritorno. Si può discutere sulla cifra e sugli strumenti. Resta il fatto politico: il sottoinvestimento europeo ha smesso di essere prudenza contabile ed è diventato una forma lenta di autolesionismo. Letta così, la crescita perde il tono contabile. Diventa il nome materiale della possibilità politica.
La mediazione resta necessaria,
ma smette di essere politica
quando diventa il nome
elegante dell’impotenza
L’Europa possiede procedure, vincoli, garanzie, cautele. Sono state la sua forma di civiltà dopo le catastrofi del Novecento. Assolutizzate, diventano immobilità. Draghi chiede responsabilità istituzionale adulta: la lentezza produce danno, il rinvio costa più dell’errore, la dispersione consola solo le burocrazie nazionali. Qui il libro diventa politico nel senso più concreto. Nessuna salvezza promessa. Rimette le cose in fila: la mediazione resta necessaria, ma smette di essere politica quando diventa il nome elegante dell’impotenza.
Chiamare tutto questo tecnocrazia serve spesso a scansare il problema. La tecnica governa quando la politica si ritira; qui accade il contrario. Draghi obbliga la politica a dichiarare che cosa vuole salvare e quanto è disposta a spendere per salvarlo. La domanda, alla fine, è brutale: l’Europa vuole assumersi il costo delle proprie promesse o preferisce continuare a delegarlo a chi decide altrove?
Il libro chiude la stagione dell’Europa come promessa che si rinnova da sola. Dopo Draghi, la parola futuro perde ogni innocenza. Non indica più un tempo che arriva. Indica un compito. E un compito, se nessuno lo assume, diventa destino subìto. Il resto è commento.
— Saldo Primario
SCHEDA LIBRO
Titolo: 𝘊𝘰𝘮𝘱𝘦𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘰 𝘴𝘱𝘢𝘳𝘪𝘳𝘦
Sottotitolo: Per un nuovo paesaggio europeo
Autore: Mario Draghi
Prefazione: Martin Wolf
Editore: Rizzoli
Anno: 2026
Uscita: 16 giugno 2026
Pagine: 240
Prezzo: 20,00 euro
ISBN: 9788817203692
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