CLIMA E CATASTROFI. Quando il dubbio vale solo per gli altri

L'allarmismo climatico riceve una lezione di prudenza scientifica. Chi la impartisce si esenta dal frequentarla.

CLIMA E CATASTROFI. Quando il dubbio vale solo per gli altri

Franco Battaglia, su "La Verità", invita i catastrofisti climatici a darsi una calmata. Su questo gli si può perfino offrire il caffè. Il temporale promosso a vendetta del pianeta e il ghiacciaio fotografato con il conto alla rovescia per l'estinzione meritano tutta la diffidenza disponibile. La scienza possiede già abbastanza problemi senza dover assumere anche Nostradamus.

Il riscaldamento, osserva Battaglia, sarebbe cominciato intorno al 1690, quando carbone e automobili non avevano ancora organizzato il complotto. Peccato che un fenomeno possa cominciare per una causa e proseguire accelerato da un'altra. Gli incendi esistevano prima della benzina; nessuno ha ancora proposto di utilizzarlo come argomento per fumare dentro un distributore. Che il clima cambiasse prima della rivoluzione industriale prova splendidamente che il clima cambiava prima della rivoluzione industriale. Per il resto occorre lavorare ancora un po'.

Anche uragani, siccità, alluvioni e ondate di calore hanno un passato rispettabile. Erano già in attività quando l'umanità non possedeva SUV né conferenze delle Nazioni Unite. Nessun climatologo serio sostiene però che l'uomo abbia inventato l'alluvione: si misura se alcuni eventi stiano diventando più frequenti o più intensi. La scoperta che esistessero anche prima ha un certo fascino archeologico e nessuna conseguenza.

Che il clima cambiasse
prima della rivoluzione
industriale prova solo
che il clima cambiava
prima della rivoluzione industriale

Il vapore acqueo è il principale gas serra naturale, l'anidride carbonica assorbe l'infrarosso in determinate bande, dunque eccoci quasi pronti a congedarla per manifesta irrilevanza. Solo che l'atmosfera non funziona come una gara televisiva nella quale il concorrente con il punteggio più alto elimina tutti gli altri. Il vapore acqueo dipende rapidamente dalla temperatura e condensa; la CO₂ permane molto più a lungo e contribuisce a modificare quella temperatura. I loro effetti interagiscono. La fisica si ostina a essere più complicata di un editoriale. E quando si arriva ad affermare che la CO₂ prodotta dall'uomo non abbia alcun ruolo nelle ondate di calore, il dubbio scientifico ha già preso il cappotto ed è uscito senza salutare.

Battaglia ricorda che stabilire una temperatura assoluta dell'intero pianeta presenta difficoltà metodologiche. Verissimo. Tanto che i climatologi lavorano soprattutto sulle anomalie: misurano quanto una zona si discosti dalla propria media e aggregano quelle variazioni. Nessuno gira per l'equatore cercando l'ascella della Terra dove infilare il termometro. Metodi indipendenti, costruiti da gruppi diversi, restituiscono però tendenze molto simili. Si può discutere l'errore e la ponderazione. Dichiarare inutile la misura perché il pianeta non dispone di febbre e comodino richiede invece una scienza più creativa.

I modelli sbagliano. Finalmente una notizia. Cercano di rappresentare atmosfera, oceani, ghiacci, aerosol, vegetazione, Sole e attività umane per decenni e hanno l'indecenza di non azzeccare tutto al decimo di grado. Alcuni scaldano troppo, altri troppo poco. Si confrontano con le osservazioni e vengono corretti. È precisamente ciò che si fa con un modello scientifico. Pretendere che debba prevedere perfettamente il futuro per meritare attenzione equivale a licenziare il meteorologo perché domenica ha piovuto alle quattro anziché alle cinque.

Nessuno gira per
l'equatore cercando l'ascella
della Terra dove
infilare il termometro

L'allarmismo esiste, e qui Battaglia ha ragione. Lo scenario peggiore fa un titolo migliore della probabilità intermedia. Un'alluvione riceve immediatamente la sua causa e una previsione a cinquant'anni viene raccontata con la grammatica di un bollettino ferroviario. Diffidare di questa liturgia è salutare. Sull'altro versante, però, ogni incertezza diventa una prova dell'innocenza umana, ogni limite della climatologia un'assoluzione con formula piena.

Battaglia maneggia benissimo il dubbio finché serve a smontare l'Apocalisse. Poi lo posa sul tavolo, con cura, un attimo prima che si giri verso di lui.

– Aristea