ARDITI NEL CUORE - un libro di Giacinto Reale
In Arditi nel cuore, Giacinto Reale usa la breve vita del protagonista, Angelo, per dare un volto giovane, fervido e sacrificale alle origini del fascismo. Lo prende diciottenne, gli mette addosso una divisa prima ancora di una dottrina, lo consegna a un mondo che promette una forma piena dell’esistenza. La nota iniziale chiarisce il patto: più che un romanzo in senso stretto, il libro è una ricostruzione narrativa di quella stagione, costruita attorno alla trasfigurazione di un giovane realmente esistito. Angelo serve a questo. A far passare la storia dentro una vita. A mostrare il fascismo delle origini mentre si fa presa sull’esistenza.
La sua giovinezza arriva dopo la guerra e ne avverte il vuoto come una privazione. A lui resta una pace già indegna del sacrificio appena compiuto. Cerca un’altezza. Cerca il punto in cui la vita smette di prepararsi e comincia a valere. Gli Arditi gli offrono questa misura. Sono la guerra lasciata accesa dentro il dopoguerra, il gesto che continua quando i trattati vorrebbero chiudere tutto. Angelo li guarda e capisce che quel mondo chiede la persona intera. Il fascismo, prima di presentarsi come scelta politica compiuta, si apre davanti a lui come intensificazione dell’esistenza.
Giacinto Reale usa la breve vita
del protagonista, per dare un volto
giovane, fervido e sacrificale
alle origini del fascismo
Fiume entra in questa ferita. Nel libro diventa una città necessaria: il luogo in cui quella fame di prova trova finalmente forma. Gabriele d’Annunzio dà voce a ragazzi che cercavano già una pronuncia più alta di sé. Angelo arriva a Fiume con la sensazione di essere finalmente nel posto giusto. La vita di reparto gli dà una compattezza che cancella ogni residuo di esitazione. Fiume gli restituisce un’immagine di sé più netta, più tesa, più desiderabile. Il ragazzo che vi entra porta ancora con sé l’inquietudine dell’adolescente; quello che ne uscirà avrà imparato a chiamare quella inquietudine fedeltà.
A Fiume il rischio condiviso diventa cemento politico, e l’azione, investita di un’aura sacrificale, pretende di valere più di ogni autorizzazione. Reale lascia che questa educazione si depositi nei gesti e nei rapporti, nella naturalezza con cui Angelo passa da una prova all’altra. Anche gli incontri con le figure storiche che popolano il libro appartengono a questa formazione: presenze di un mondo in cui scrittura, ardimento e milizia sembrano obbedire a un unico impulso.
Scrittura ardimento e milizia
sembrano obbedire
a un unico impulso
La morte di Luciano durante il Natale di sangue rende quella forma irrevocabile. Il lutto entra nella causa e la stringe. Chi è caduto obbliga chi resta. Angelo torna da Fiume con una perdita che lo inchioda a proseguire. Il morto diventa comando. La fedeltà si fa più dura, più muta, meno esposta all’entusiasmo della prima ora. La vita del protagonista, da quel momento, non cerca più un’occasione. Ha già ricevuto il proprio vincolo.
Roma è il luogo in cui quell’esperienza si irrigidisce in organizzazione. La febbre dannunziana perde il suo cielo lirico e si traduce in una milizia capace di organizzare lo spazio politico. Angelo torna nella Capitale e porta con sé un’abitudine dell’anima: vivere il conflitto come un banco di appartenenza e la milizia come forma della serietà. Lo squadrismo romano, nel libro, cresce dentro questa continuità. Fiume non rimane alle spalle. Continua a operare nella sua idea stessa di milizia. La filiera Fiume-squadrismo-Stato passa attraverso Angelo come una continuità nervosa.
Attraverso Angelo si vede
una politica capace di prendere
un giovane ancora in cerca di forma
e di consegnargli un’esistenza
già interamente orientata
Reale accompagna questo movimento con una partecipazione scoperta. Vuole rendere giustizia a una giovinezza fascista che considera rimossa o deformata. Il mondo che forma Angelo lo conferma di continuo in un’immagine di sé all’altezza del sacrificio che gli chiede. Arditi nel cuore mostra nettamente la seduzione delle origini fasciste. Attraverso Angelo si vede una politica capace di prendere un giovane ancora in cerca di forma e di consegnargli un’esistenza già interamente orientata. Gli avversari restano spesso sullo sfondo, caricati di ostilità più che di spessore. La violenza appare già assorbita nella giustificazione di chi la esercita. La sua fedeltà ha un costo reale; quasi mai il libro lo costringe a guardare il proprio mondo da un punto che possa ferirne la certezza.
La Marcia su Roma arriva come compimento di un destino già assunto. Angelo vi giunge con il corpo già compromesso e con la volontà ancora inchiodata alla necessità di esserci fino all’ultimo. Il suo cedimento coincide con l’ingresso del fascismo nello Stato. La vicenda individuale si spegne mentre la vicenda collettiva pretende di compiersi. È lì che il romanzo chiude davvero il suo cerchio. Il ragazzo scelto per dare un volto alle origini fasciste viene riconsegnato al mito nel momento in cui quel mito conquista il potere.
— Miro Renzaglia
Scheda libro
Titolo: Arditi nel cuore. Da Fiume a Roma (1919-1922)
Autore: Giacinto Reale
Editore: Solfanelli
Collana: Pandora, 77
Genere: Romanzo
Edizione: Seconda edizione, febbraio 2026
Pagine: 280
ISBN: 978-88-3305-209-0
Prezzo: € 15,00
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