ancora su ETERNA GUERRA CIVILE? FASCISMO E ANTIFASCISMO FONDAMENTALI E FONDAMENTALISTI - il libro di Mario Bozzi Sentieri

ancora su ETERNA GUERRA CIVILE? FASCISMO E ANTIFASCISMO FONDAMENTALI E FONDAMENTALISTI - il libro di Mario Bozzi Sentieri

di Miro Renzaglia —

L’Italia ha sepolto il fascismo nel 1945, ma non ha mai smesso di disseppellirne il cadavere. Ogni volta che il presente si fa opaco, ogni volta che la politica non trova più parole proprie, ogni volta che una destra vince, governa o semplicemente respira, il morto torna utile. Non come fatto storico, con la sua complessità irriducibile. Torna come formula buona per ogni accusa, come scorciatoia morale. Il fascismo diventa una parola che non indica più soltanto il fascismo. L’antifascismo diventa una patente che non chiede più di sapere che cosa si stia davvero difendendo.

Mario Bozzi Sentieri costruisce Eterna guerra civile? Fascismo e antifascismo fondamentali e fondamentalisti intorno a questa ferita. Il libro non procede come una storia lineare del Ventennio, della Resistenza o della Repubblica. Sceglie la forma del glossario: Antifascismo, Bellicismo, Costituzione, Destra, Ebraismo, Fascismo, Guerra fratricida, Imperialismo coloniale, Lavoro, Nazismo, Resistenza, Salò, Totalitarismo, Ur-fascismo, Venticinque aprile, Zona grigia. Ogni voce sembra autonoma, ma in realtà lavora dentro una stessa visione: strappare fascismo e antifascismo alla loro seconda vita propagandistica e riportarli nella storia.

Si può ancora discutere di fascismo senza essere immediatamente arruolati tra i nostalgici? Si può ancora discutere di antifascismo senza essere sospettati di profanare l’altare repubblicano? L’autore risponde di sì, ma sa benissimo che quel sì, in Italia, non è mai pacifico. Perché l’antifascismo, da evento politico e morale del Novecento, è diventato anche grammatica di legittimazione. Ha fondato appartenenze, carriere, esclusioni, liturgie, rendite. Ha protetto la Repubblica, certo. Ma ha anche protetto se stesso da ogni discussione sulle proprie ombre.

L’Italia ha sepolto il fascismo
nel 1945, ma non ha mai smesso
di disseppellirne il cadavere

Renzo De Felice sta al centro come riferimento obbligato: il fascismo va capito storicamente, non esorcizzato verbalmente. La distinzione fra fascismo-movimento e fascismo-regime permette a Bozzi Sentieri di sottrarre il Ventennio alle tre vecchie riduzioni: sfogo piccolo-borghese, cedimento morale degli italiani, strumento puro del capitale. Il fascismo fu dittatura, e questo non è in discussione. Ma fu anche mobilitazione delle masse e modernizzazione, mito nazionale e pedagogia politica. Liquidarlo come pura parentesi criminale significa non capire perché abbia preso e retto tanto a lungo.

Giorgio Amendola incrina l’immagine compatta dell’antifascismo celebrativo. L’antifascismo non fu uno. Non fu un blocco compatto: dentro quella parola convissero anime liberali, cattoliche, comuniste, azioniste, militari, ciascuna con la propria idea di che cosa si stesse liberando. Bozzi Sentieri insiste soprattutto sull’uso comunista dell’antifascismo: prima strumento rivoluzionario, poi leva di opposizione alla Democrazia Cristiana, infine codice permanente di delegittimazione. Qui il libro colpisce forte. E colpisce nel segno.

Il libro rifiuta la memoria comoda. Il fascismo non si lascia ai gadget e alle caricature da bancarella, così come l’antifascismo non si lascia ai professionisti della superiorità morale. La Resistenza, in particolare, perde la sua veste di processione di santi laici: ci furono faide interne, vendette, comunisti che sognavano altro oltre la liberazione nazionale. Salò resta legata, nel suo peccato storico decisivo, alla Germania nazista — ma la formula dello Stato fantoccio non basta a contenerla. E il 25 aprile smette di funzionare come assoluzione automatica per chi arrivò al momento giusto dalla parte dei vincitori.

Il fascismo fu dittatura,
e questo non è in discussione.
Ma fu anche mobilitazione
delle masse e modernizzazione,
mito nazionale e pedagogia politica

Porzus, il triangolo della morte, le uccisioni del dopoguerra, i religiosi assassinati, le ausiliarie della RSI, i vinti esposti alla vendetta: tutto ciò viene chiamato dentro il quadro. Il libro tenta così di rompere il monopolio della memoria resistenziale, di ricordare che una guerra civile non produce soltanto eroi, ma anche carnefici, opportunisti, fanatici, vendicatori, innocenti travolti. È una richiesta legittima. Anzi, necessaria. Nessuna nazione adulta può fondarsi sopra un racconto angelicato della propria origine.

Zona grigia, proprio per questo, è la voce dove il libro tocca il suo punto più vero. Non i pochi che furono fascisti per convinzione, né i pochi che furono antifascisti per scelta, ma la massa degli italiani che attraversa il regime, la guerra, l’8 settembre, la Repubblica sociale, la Liberazione e la nascita della Repubblica cercando soprattutto di sopravvivere. Italiani prudenti, pronti a voltarsi quando il vento cambia. Fascisti per quieto vivere, poi antifascisti per lo stesso motivo: la coerenza degli italiani sta nella loro prudenza, non nelle loro bandiere. La zona grigia è il luogo dove la storia smette di essere tribunale e diventa specchio.

L’autore contesta inoltre la categoria indistinta di nazifascismo, distingue il fascismo italiano dal nazionalsocialismo tedesco e ridimensiona l’idea di un totalitarismo fascista compiuto. Anche l’Ur-fascismo di Umberto Eco, nella sua lettura, è una categoria troppo elastica: buona per vedere fascismo ovunque, e dunque per non capirlo più da nessuna parte.

Chiamare fascismo tutto ciò
che avviene a destra significa
rinunciare all’analisi
e accontentarsi dell’anatema

MSI, Alleanza Nazionale, Fratelli d’Italia: neofascismo, postfascismo, afascismo. Bozzi Sentieri respinge la tentazione di leggere Giorgia Meloni come ritorno del fascismo sotto altre vesti. La destra attuale, nella sua lettura, appartiene a un’altra fase, a un altro lessico, a un’altra genealogia politica. Può essere giudicata, criticata, combattuta, ma non compresa attraverso il riflesso condizionato dell’allarme fascista. Chiamare fascismo tutto ciò che avviene a destra significa rinunciare all’analisi e accontentarsi dell’anatema.

Il libro vuole pacificare la memoria, ma lo fa da una posizione tutt’altro che fredda, e la polemica riaffiora dove dovrebbe tacere. È forse l’unico limite del libro — non un difetto di tesi, ma di temperatura. Il merito resta intero: riaprire le stanze chiuse, costringere a distinguere ciò che la liturgia pubblica continua a confondere.

Una nazione adulta non usa i morti come manganelli postumi, né chiede ai libri di confermare le proprie assoluzioni. Eterna guerra civile? vale soprattutto per questo: non lascia dormire il lettore nella versione più comoda della storia nazionale, e obbliga a tornare nel punto da cui l’Italia scappa da ottant’anni. Non il fascismo, non l’antifascismo. Il rapporto malato fra memoria e innocenza — quello sì, ancora vivo.

𝗦𝗖𝗛𝗘𝗗𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢
𝗧𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼: 𝘌𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘤𝘪𝘷𝘪𝘭𝘦? 𝘍𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘦 𝘢𝘯𝘵𝘪𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘧𝘰𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘧𝘰𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪𝘴𝘵𝘪
𝗔𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲: Mario Bozzi Sentieri
𝗘𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲: Eclettica
𝗔𝗻𝗻𝗼: 2026
𝗣𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲: 171
𝗙𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼: Brossura
𝗜𝗦𝗕𝗡: 979-12-81106-92-5
𝗣𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼: €18,00
𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔 𝗤𝗨𝗜: https://www.ecletticaedizioni.com/newsite/prodotto/eterna-guerra-civile-fascismo-e-antifascismo-fondamentali-e-fondamentalisti/

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Negli ultimi anni Mario Bozzi Sentieri ha dato vita a una produzione fitta, attraversata da un asse riconoscibile: il rapporto tra lavoro, partecipazione, rappresentanza sociale e identità politica. Da L’idea partecipativa dalla A alla Z (I Libri del Borghese, 2020) a Idee per una “destra laburista” (Edizioni Sindacali, 2024)