TRUMP E L'AFGHANISTAN: «GLI ALLEATI STAVANO A GUARDARE». 53 caduti italiani lo smentiscono
Trump ha detto che in Afghanistan gli alleati della NATO «stavano a guardare» mentre gli USA combattevano. Lo ha buttato lì a Fox Business, nel programma “Mornings with Maria” del 22 gennaio 2026: frase secca, comoda, fatta per suonare vera. Poi ha provato a rammendare con elogi ai britannici quando è arrivata la protesta. Il punto resta: quella frase è una gomma. Passa e prova a cancellare quello che non torna nella sua narrazione, come riportato da Reuters.
Cinquantatré. 53 militari italiani morti in vent’anni di missione. Settocentoventitré feriti. È una cifra che qualcuno tratta come contabilità; per me è una lista di famiglie, di nomi pronunciati a metà, di silenzi che diventano stanza. È scritto persino nei comunicati ufficiali quando l’Italia ha chiuso la missione: 53 vittime, secondo il Ministero della Difesa.
L’Articolo 5 del Trattato di Washington è stato attivato dopo l’11 settembre 2001: l'assalto alle Twin Tower. Per questo l’Italia era in Afghanistan
E il grosso di quei 53 è morto nel modo più tipico della guerra afghana: sulla strada. Ordigni improvvisati, IED, piazzati ai bordi o sotto l’asfalto, detonati al passaggio di pattuglie e convogli. Dentro un Lince, su un mezzo logistico, a piedi mentre bonificavi un tratto appena segnalato. La guerra ridotta a un click, a un cavo, a un cratere che si apre e non ti lascia il tempo di capire.
Poi viene il resto, sempre guerra: l’imboscata dopo l’esplosione, il fuoco diretto, il cecchino, l’“insider” con la divisa amica che spara nella base. E ci sono morti senza faccia nemica: incidenti di mezzo, strade che tradiscono, malori sotto stress. Dire “guardavano” sopra tutto questo significa tagliare via la sostanza e sputare sul costo.
Allora ti chiedo: che cosa significa «stavano a guardare», signor Presidente Trump? Vuoi dire che chi stava con te nella stessa polvere si limitava a fare presenza? Vuoi dire che i reparti che hanno pattugliato, addestrato, protetto convogli, difeso basi, raccolto pezzi di corpi dopo gli IED, erano comparse? È una frase che porta dentro un giudizio, e quel giudizio passa sopra i caduti come un camion che non frena.
Qui c’è una verità banale che fa male: la guerra afghana è stata una guerra di coalizione. Ognuno con compiti diversi, regole d’ingaggio diverse, settori diversi. Chi fa politica sa benissimo che la parola “alleati” serve quando vuoi il consenso, e diventa “spettatori” quando vuoi il capro espiatorio. In quel salto, l’Afghanistan diventa un palco e i morti diventano argomento.
Se tocchi i morti, fallo con delicatezza: ogni virgola fuori posto diventa offesa
E allora ti chiedo ancora, signor Presidente Trump: ricordi perché anche gli italiani si trovavano in Afghanistan? L’Articolo 5 del Trattato di Washington è stato attivato dopo l’ 11 settembre 2001. Ricordi cosa avvenne quel giorno, signor Presidente Trump? Vuoi che te lo ricordi io? Ad essere attaccate e distrutte con migliaia di morti furono le Twin Tower di New York, non la Torre di Pisa, signor Presidente Trump. Il 12 settembre 2001 il Consiglio Nord Atlantico ha legato l’attacco a quel meccanismo di difesa collettiva. Da lì nasce la missione ISAF, autorizzata dall’ONUe poi messa sotto comando NATO. Questa è stata la cornice dentro cui Roma ha mandato uomini e mezzi. Per questo l’Italia era in Afghanistan. Per questo sono caduti 53 soldati italiani, signor Presidente Trump.
Trump può ricucire con un post, può fare complimenti, può cambiare tono. Resta il danno: una frase del genere mette in dubbio l’idea stessa di solidarietà militare, e lo fa nel punto più vigliacco, quello dei caduti. Giorgia Meloni ha risposto con una nota di Palazzo Chigi: parole “inaccettabili”, perché l’amicizia fra alleati richiede rispetto, e perché nessuno può permettersi di sminuire il contributo italiano in Afghanistan. Se la posta in gioco è il rispetto dovuto ai nostri morti, forse non sarebbe stato nemmeno uno sproposito convocare l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia per chiedere ulteriori spiegazioni, a freddo, senza sceneggiate. Per fissare un punto semplice, che poi è il fondamento di ogni alleanza: se vuoi discutere di Afghanistan, discuti di strategia, di risultati, di errori, di uscita. Se tocchi i morti, fallo con delicatezza: ogni virgola fuori posto diventa offesa.
— Aristea