TIM BURTON. L'OSCURA STANZA DEI GIOCHI - un libro di Mario Grossi

TIM BURTON. L'OSCURA STANZA DEI GIOCHI - un libro di Mario Grossi

L’introduzione di Tim Burton. L’oscura stanza dei giochi lavora per addizione e stratificazione, non per tesi. Mario Grossi non cerca una chiave unica, ma costruisce un percorso che procede per nuclei tematici — gotico, doppio, metamorfosi, filastrocca, crudeltà, figurina — tenuti insieme da un’idea di fondo chiara: Burton come autore che nasce dall’incrocio tra immaginario infantile e tradizione colta, senza gerarchie stabili tra “alto” e “basso”. È un’impostazione coerente con la collana PreTesti, che non punta all’interpretazione definitiva ma alla ricostruzione delle ascendenze, dei materiali anteriori, delle sedimentazioni.

Il punto di forza dell’introduzione sta proprio qui: nel rifiuto di una lettura psicologistica o puramente cinefila. Grossi insiste sul lavoro di distillazione e ricombinazione, sul solve et coagula che attraversa l’opera burtoniana. La cultura pop non è derivazione impoverita della cultura alta, ma un alambicco che rielabora e restituisce forme nuove. L’infanzia, in questo quadro, non è nostalgia ma archivio: luogo in cui le immagini si depositano e restano operative anche nell’età adulta. La “stanza dei giochi” non è rifugio regressivo, ma spazio di montaggio.

L’infanzia, in questo quadro,
non è nostalgia ma archivio:
luogo in cui le immagini
si depositano e restano
operative anche nell’età adulta

Su questo asse si innesta l’antologia, che è la parte più ambiziosa del volume. La scelta degli autori non obbedisce a un canone ovvio, ma segue una logica di risonanze. Johnny Hart apre il percorso con il segno grafico e l’ironia arcaica di B.C.: dinosauri, paradossi temporali, comicità primaria che anticipa il gusto burtoniano per l’anacronismo e il grottesco. Mary Shelley e Bram Stoker forniscono le due grandi matrici del mostruoso moderno: Frankenstein come figura della creazione incompiuta, Dracula come creatura ambigua, ponte tra vita e morte. Grossi è attento a distinguere: Burton non eredita il romanzo gotico in senso filologico, ma ne assorbe le figure e le tensioni.

Con Kafka il discorso si fa più sottile. La metamorfosi e la Lettera al padre non sono solo riferimenti tematici, ma modelli di una trasformazione che investe il corpo e il linguaggio. Il confronto è ben calibrato: Burton rovescia l’esito tragico kafkiano, introduce una possibilità di gioco, persino di accettazione, senza cancellare il disagio. Edgar Allan Poe, invece, rappresenta il nucleo ossessivo: sepoltura, doppio, morte come spazio mentale. Qui l’antologia funziona per evidenza, mostrando quanto il gotico burtoniano sia debitore a un’immaginazione letteraria precisa.

Il secondo movimento dell’antologia — Grimm, Dahl, Dr. Seuss — sposta l’asse sull’infanzia e sulla crudeltà. Le fiabe non sono addolcite: restano violente, perturbanti, spesso sadiche. Grossi legge bene questo punto, evitando ogni moralismo. In Burton la crudeltà non è spettacolo, ma dato originario del racconto. Dahl, in particolare, emerge come autore decisivo: la sua apparente leggerezza nasconde una ferocia educativa che Burton saprà tradurre in immagini.

Grossi legge bene questo punto,
evitando ogni moralismo.
In Burton la crudeltà
non è spettacolo, ma dato
originario del racconto.

La sezione espressionista — Benn, Trakl, Carl Einstein — è forse la più sorprendente e la più riuscita. Qui l’antologia mostra come il nero burtoniano non sia solo decorativo, ma affondi in una visione del mondo segnata da decomposizione, grottesco, perdita di senso. Benn e Trakl portano in scena il corpo come resto, Carl Einstein introduce il romanzo come deformazione. È un accostamento rischioso, ma sostenuto da un commento sobrio, che non forza le analogie.

Nel complesso, L’oscura stanza dei giochi è un volume che lavora per accumulo intelligente. Non tutto ha lo stesso peso, e qualche passaggio dell’introduzione tende alla ridondanza tematica, ma il progetto regge. L’antologia non serve a “spiegare” Burton, ma a mostrarne la genealogia culturale. È un libro che chiede al lettore attenzione e curiosità, non adesione. E questo, oggi, è già un merito critico.

— 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐅𝐨𝐫𝐭𝐞

𝗦𝗰𝗵𝗲𝗱𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 
𝗧𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼: Tim Burton. L’oscura stanza dei giochi 
𝗔𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲: Mario Grossi
Copertina: Federico Renzaglia 
𝗘𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: Castel Negrino
𝗖𝗼𝗹𝗹𝗮𝗻𝗮: PreTesti 
Anno: 2021 
𝗣𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲: 156  
𝗜𝗦𝗕𝗡: 978-8899341749 
𝗣𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼: € 14,90
𝗔𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮: QUI